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24 Giu2022

Esterno notte

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

cover esterno notte bellocchioFabio Massimo Capogrosso
Esterno notte (2022)
Edizioni Curci
16 brani – Durata: 31’58”



La voce musicale del compositore Fabio Massimo Capogrosso si erge dura, dirompente e drammaticamente intima e dilaniante nel medesimo tempo, come le immagini e relativa narrazione dell’ultimo film in due parti, Esterno notte, di Marco Bellocchio. Regista ‘impegnato’ che torna sul luogo del rapimento di Aldo Moro dopo averne analizzato gli avvenimenti del 1978 nel suo spiazzante (come anche questo film) Buongiorno, notte del 2003 con le musiche originali di Riccardo Giagni. Qui si avvale di questo interessantissimo e promettente trentottenne autore di musica sinfonica, cameristica e teatrale, alla sua prima prova nel lungometraggio con uno dei maggiori registi del nostro tempo, dietro la macchina da presa e la sceneggiatura di capolavori quali I pugni in tasca, Sbatti il mostro in prima pagina, Diavolo in corpo, L’ora di religione e Bella addormentata; un regista che ha collaborato con compositori del calibro di Ennio Morricone, Nicola Piovani, Carlo Crivelli e Astor Piazzolla.
Capogrosso (nato a Perugia nel 1984), scelta inaspettata visto il lungo sodalizio di Bellocchio con uno dei più intensi, raffigurativi e colti autori di musica applicata alle immagini che possiamo annoverare nel nostro Bel Paese, il succitato Crivelli (11 pellicole insieme), si dimostra all’altezza dell’incarico assegnatogli, mettendo su pentagramma e facendola migrare sulle sequenze disorientanti di Esterno notte, una score che di traccia in traccia sa confondere, conquistare, straniare, ipnotizzare e far gridare al miracolo: una partitura strutturalmente corposa, gravida di livelli interpretativi drammaturgici rimembranti, non solo, il Morricone dei film d’impegno politico e sociale anni ’60 – ’70 anche l’Alexandre Desplat dei film thriller e drammatici (vedi Le idi di Marzo), però soltanto come cenno timbrico o armonico.
Il carillon misterico introduttivo di “Opening” serpeggia dentro le viscere dell’inconscio con quel cadenzare il tempo inesorabile degli eventi riportati. “Scontri in Piazza del Gesù” sembra proseguire quella cadenza iniziale con il tamburo in levare e fiati, piano percussivo e archi in crescendo verso quella deflagrazione che non è fatta solo di corpi ma anche di anime rabbiose; un pezzo alla Desplat di cui sopra – ottima la performance al cardiopalma della Czech National Symphony Orchestra diretta dal maestro Marek Stilec (ottime le orchestrazioni di Capogrosso) –. “Confessione” si presenta timorosa e tensiva con quegli archi morriconiani sottesi continui, sino a raffigurare un accenno di tema addolorato, in cerca di quell’aiuto che mai arriverà: un leitmotiv lacerante pur nella sua liturgica e appassionata sensibilità sprofondante. “Tema dello Stato” avrebbe reso orgoglioso il Morricone de La battaglia di Algeri e Allonsanfan per la sua scrittura densamente stratificata da marcia sghemba e beffarda, marziale e beffeggiante, che a tratti ricorda l’andamento prokofieviano del tema de La morte ti fa bella di Silvestri. “Requiem per Via Caetani” possiede un incedere lento e fatale del coro in levare alla Ligeti, nelle sue trame squilibranti ‘horror’, e un martellare incidente delle percussioni che segnano la Fine annunciata. “Valzer delle maschere” è talmente derisorio con quegli accenti netti tra Shostakovich e Prokofiev da far trasparire tutta la sua caricatura sonora; idem in “Racconto del veggente”, che arriva dopo il claustrofobico e orrorifico sintetismo di “Fiume melmoso”, con quel gioco a nascondiglio dei fiati che sbeffeggiano i pizzicati degli archi talmente irriverenti sino all’esplosione di tutta l’orchestra in un crescendo allarmante e fintamente giocoso, che lascia sbalorditi per come architettato. “Attentati BR” è genuina ‘scary music’ assaltante alla Bernard Herrmann di molti Hitchcock solo nel suo inizio a gran voce che poi va a lasciare il posto al “Tema Adriana Faranda” che più tensivo, sospeso e rabbioso, anche se trattenuto nel suo lungo percorso degli archi, non si potrebbe ottenere. “Tema della truffa” è la faccia dal medesimo sguardo grottesco e cattivo del brano “Tema dello Stato”, quindi un non proprio sottilmente truffa=stato (ne sappiamo bene qualcosa noi italiani). Desplat nel suo passo indeciso ma ugualmente, alla fin fine, determinato fa capolino in “I miliardi del riscatto”. “Via Crucis” gioca ancora una volta e brevemente sulla drammaturgia dell’attesa di una tragedia programmata. “Omelia Paolo VI” è negli archi svolazzanti che determina la sua valenza di pura tensione descrittiva. “Valzer visionario” è uno sberleffo che invita a ragionare sulle incidenze pericolose e programmatiche di una politica che fa solo i propri interessi calpestando chiunque. Si chiude con “L’Internazionale”, inno comunista per eccellenza dei lavoratori che nel suo patriottico e pomposo ‘cantare’ rende ancora più amara la fine di Aldo Moro, interpretato con bravura sottrattiva da Fabrizio Gifuni.
Lasciamo alle parole di Capogrosso la chiusa definitiva di questa recensione: «Pur non avendo vissuto i drammatici giorni del sequestro Moro, la lettura della sceneggiatura e la visione delle immagini sono state fonte di viva e sincera ispirazione per un lavoro orchestrale che si fonda tuttavia sugli stilemi compositivi tipici della mia produzione di musica “pura”. Ho provato, attraverso soprattutto l’uso di un’orchestrazione densa e ricca di colori, a esplorare in profondità le articolate dinamiche di una vicenda così drammatica, ma che al contempo presenta anche aspetti tristemente incomprensibili e grotteschi. È un onore essere stato scelto e aver lavorato fianco a fianco con un geniale regista qual è Marco Bellocchio: gli sono immensamente grato per questa esperienza artistica per me molto profonda. Sono stati mesi di intenso lavoro e desidero esprimere la mia profonda gratitudine anche nei confronti di Francesca Calvelli e di tutto il reparto montaggio che mi hanno guidato nella stesura di questa complessa e articolata colonna sonora».

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Daniela Bocconi

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