House of Gucci
Harry Gregson-Williams/AA.VV.
House of Gucci (Id. – 2021)
Decca Records 5395781
18 brani – Durata: 73’29”
Vita, denaro, sesso, dissipatezza, moda, corruzione, omicidio e sventura della celeberrima famiglia Gucci che Ridley Scott ha fatto impersonare ad un cast di premi Oscar (nominati o vincitori) All Star: Lady Gaga (Patrizia Reggiani), Adam Driver (Maurizio Gucci), Al Pacino (Aldo Gucci), Jeremy Irons (Rodolfo Gucci), Jared Leto (Paolo Gucci) e Salma Hayek (Giuseppina Auriemma). La pellicola pluricandidata ai Golden Globe, Oscar, Bafta, etc. etc. etc., adattamento cinematografico del libro “House of Gucci. Una storia vera di moda, avidità, crimine” (The House of Gucci: A Sensational Story of Murder, Madness, Glamour, and Greed) scritto da Sara Gay Forden, liberamente ispirata agli avvenimenti che nel 1995 fecero sì che Patrizia Reggiani divenisse la mandante dell’assassinio di suo marito Maurizio Gucci, imprenditore e presidente della stranota casa di moda Gucci.
Il regista di Blade Runner e Il gladiatore eccede nel macchiettismo più estremizzato dei luoghi comuni riferiti al nostro Bel Paese (Ah Italia! Pizza, spaghetti e mandolino!), riversandone ogni caratterizzazione eccessiva sia nei personaggi, sia nei luoghi, sia nell’epoca in cui si diramano gli eventi, sia nell’uso della Colonna Sonora, giocando sull’esponenziale utilizzazione di canzoni commerciali (di sicuro appeal per farne acquistare la OST) dagli anni ’60 sino ai ’90 (ovviamente): il parterre di evergreen e hit songs si ingegna – con annesso ascolto per niente straniante e assai invitante come selezione su CD – tra disco music, musica leggera, lirica ed elettro-pop, con Numeri Uno italici e stranieri quali “La ragazza col maglione” di Pino Donaggio, “Sono bugiarda (I’m Believer)” di Caterina Caselli, “Una notte speciale” di Alice, “Ritornerai” di Bruno Lauzi (un arrangiamento e una canzone memorabili), “Libiamo ne’ lieti calici (Brindisi)” dalla Traviata di Giuseppe Verdi cantata da Luciano Pavarotti e Dame Joan Sutherland, “Faith” di George Michael, “On the Radio” di Donna Summer (scritta dalla Summer e Giorgio Moroder, su arrangiamento di Harold Faltermeyer), “Anna (Ana)” di Miguel Bosé (arrangiamento sempre di Faltermeyer), “Here Comes the Rain Again” degli Eurythmics, ancora la Summer con Moroder in “Love to Love You Baby” e “I Feel Love”, “Blue Monday” dei New Order, “Paid in Full” di Eric B. & Rakim, “A Fifth of Beethoven” dei Walter Murphy and the Big Apple Band, “Heart of Glass” di Blondie, “Ashes to Ashes” del compianto David Bowie e dulcis in fundo “How Gee” dei Black Machine. L’unica traccia dello score del sodale di Scott, Harry Gregson-Williams (Le crociate, Sopravvissuto – The Martian, Prometheus, The Last Duel), ma soprattutto del defunto fratello Tony Scott, la numero 18 (“House of Gucci Score Suite” di 8’01”), esordisce come un agglomerato di suoni techno-elettro-pop anni ’80 alla Hans Zimmer di Rain Man o Black Rain per crescere d’intensità, attraversando sonorità alla Tangerine Dream, Vangelis e il già citato Moroder, tre entità musicali che hanno spadroneggiato tra gli ’80 e ’90 codificando un modo di fare musica elettronica che ancora oggi viene emulato grandemente; e visto che parliamo di vera e propria suite, il pezzo vira, quasi a metà, verso un motivetto Parisien che tramuta, coi suoi mandolini e fisarmonica in primo piano, in un frizzantino e gioviale leitmotiv mediterraneo molto popolaresco nostrano, andando a chiudere con una melodia ariosa tenerissima (un Love Theme) e melanconica, che dimostra ancora una volta quanto Gregson-Williams sappia scrivere bei temi.
