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21 Feb2022

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Sony Classical

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Sony Classical

Ripresentiamo l’oramai rinsaldata rubrica che conoscete a menadito, riservata alle recensioni di partiture o compilazioni di una sola etichetta in particolare, eletta per lo più alle Soundtracks. ‘Pillole di Note’, ovvero mini recensioni di un certo qual numero di colonne sonore che differenziano dalle solite nostre classiche recensioni di lunghezza più o meno variabile.
E questo mese rianalizziamo l’etichetta internazionale Sony Classical e sue diramazioni (Sony Music, Milan Records, etc.): (https://www.sonymusic.com/):

Jonathan Larson
Tick, Tick…Boom! (Id. – 2021)
Sony Masterworks 19439952122
17 brani - Durata: 54’08"



Preparate i fazzoletti e lasciatevi andare all’emozione più sfrenata e struggente, perché questo musical Tick, Tick…Boom!, testamento visivo di Jonathan Larson, scomparso a soli 35 anni causa un aneurisma dell’aorta che stronca inesorabilmente la carriera di questo drammaturgo e compositore statunitense, è il musical che attendavamo da tempo, altro che il banale (seppur musicalmente eccelso) e acclamato La La Land. Questo esordio alla regia è folgorante per merito di un altro grandissimo talento del musical e della composizione, quel pluricandidato e più volte premiato Lin-Manuel Miranda, attore, compositore, paroliere, regista, cantante, rapper statunitense di origini portoricane, maggiormente conosciuto per aver scritto e recitato nei musical di Broadway In the Heights nel 2008 e Hamilton: An American Musical nel 2015, nonché artefice delle colonne sonore canore di Oceania e Encanto, entrambe nominate all’Oscar per la miglior canzone. Folgorante anche grazie all’interpretazione multiforme, coinvolgente e vocalmente incredibile di un Andrew Garfield che lascia letteralmente a bocca aperta per incisività emozionale e bravura scenica ad ogni inquadratura. Un merito ascrivibile anche e soprattutto ad un parco canzoni di meraviglioso appeal e presa emotiva che Jonathan Larson (di cui questo film è la biografia che avrebbe voluto e che solo Miranda è riuscito a realizzare senza scadere nel patetismo e nel conformismo musicale, pertanto applausi spropositati!) ci regala attraverso una varietà di stilemi toccati con un piglio da lodi sperticate, che sa destreggiarsi con bellezza formale e serietà argomentativa tra problematiche legate alla multicultura, tossicodipendenza, omofobia e la piaga dell’AIDS, tutte tematiche presenti fortemente nelle sue opere di Broadway: esempi ne sono il suo musical capolavoro Rent, per il quale ricevette postumi due Tony Award ed il Premio Pulitzer per la Drammaturgia, e il precedente tick, tick... BOOM!, del quale in questa pellicola se ne scorgono scene di repertorio. Delle 14 canzoni presenti + 3 bonus track, tra pop, country, rap, rock e disco music dal sound anni ’70 – ’80 – ’90 risaltano per romantico struggimento e seducente trasporto danzereccio-canoro “Sunday” – che nella coreografia filmica è un omaggio nell’omaggio ai grandi interpreti e autori del Musical d’annata di Broadway con i cammeo di alcuni di loro tra nuove e vecchie glorie in scena col protagonista Garfield – “Louder Than Words”, “Johnny Can’t Decide”, “Come to Your Senses (end credit version)” e “30/90”. Nel musical la presenza recitativa e soprattutto vocale della bella e brava Vanessa Hudgens (High School Musical). Il libretto del CD contiene tutti i testi delle canzoni.

Lorne Balfe
La ruota del tempo (The Wheel of Time – The First Turn, 2022)
Sony Classical/Milan 19439966492
14 brani – Durata: 53’07”



Rafforzo il mio pensiero, oramai perdurante da dieci anni a questa parte, rimarcando ancora una volta che il meglio della musica applicata alle immagini lo si riscontra sempre più spesso in ambito esclusivamente seriale, dove si sperimenta maggiormente, avendo più libertà creativa, e dove si ritrovano panorami tematici che il Cinema se l’è bellamente dimenticati o addirittura stupidamente schifati, per quell’ignoranza diffusa tra produttori e registi. Lorne Balfe, fuoriuscito dalla fucina creativa zimmeriana da molto tempo a questa parte, secondo il mio modesto avviso, dà il meglio di sé proprio nelle serie TV – vedi le ottime score che cito nel mio libro “Game of Scores – Le migliori colonne sonore TV degli anni Duemila” (Bietti Fotogrammi, 2021) per The Crown e Queste oscure materie anche se di genere diametralmente opposte – al contrario delle performance compositive filmiche troppo debitrici del padre padrone Hans. Come nel caso delle pregevoli partiture per il fantasy Queste oscure materie, anche il presente fantasy avventuroso action La ruota del tempo possiede una sequenza ininterrotta di temi e canzoni di notevole concezione, con un’abbondanza di pagine folk celtiche canore (un lungo viaggio di una specie di Compagnia di uomini e donne attraverso un mondo magico per sconfiggere un potere enormemente periglioso) dal fascino immutabile ascolto dopo ascolto: “Mashithamel (Young Love)”, “Mashiara (Lost Love)”, “Wab’shar (Bonded)”. Tra tracce ambient/tensive percussivamente cardiache nel loro crescendo ipnoticamente estenuante (“Mordero’sheen (Bringers of Death)”), “Moiraine Sedai” ed action tribali (“Al’naito (The Flame)”) lo score è uno scorrere incessante di fuochi d’artificio sonori con uso intensivo di chitarre elettriche e acustiche, voci maschili e femminili dirompenti ed elegiache, percussioni etniche, violoncello, violini, viola, carnyx (strumento musicale a fiato celtico solitamente di forma zoomorfa), erhu (violino cinese a due corde) e sape (un liuto indonesiano).       

Ennio Morricone
Griminelli Plays Morricone (2022)
Sony Music 19439966232
15 brani – Durata: 61’59”



Andrea Griminelli al flauto solista, Diego Basso sul podio della Budapest Art Orchestra e very special guest Sting, Zucchero, Nek, Chris Botti e Aida Garifullina per tributare il genio di Ennio Morricone. 15 tracce che ripercorrono temi arcinoti e alcuni meno bazzicati in altre raccolte omaggio al Maestro premio Oscar, tipo la serie tv nipponica sentimental-avventurosa Musashi del 2003 e uno di quei leitmotiv ‘strappacore’ che ritengo da sempre uno dei più liricamente melodrammatici e psicologicamente intesi nella carriera morriconiana, Per le antiche scale del 1975 di Mauro Bolognini, altro importantissimo connubio nella filmografia del compositore romano scomparso il 6 luglio 2020. L’operazione di cover morriconiane di Griminelli e compagnia bella cantante e suonante è di quelle curate nel dettaglio e con molte frecce al suo arco – anche se non tutte le performance sono impattanti, in special modo quella di Sting, “I Sleep Beneath the Stars” da C’era una volta il West, che trovo svogliata e poco incisiva, a differenza di altre occasioni passate in cui il cantautore, polistrumentista e attore britannico ha raggiunto vette esecutive da brivido perenne lungo tutto il corpo, ad esempio nell’album, ancora di Griminelli, “Cinema Italiano” del 2001 nel quale canta con animo rapito il bellissimo tema “My Heart and I” da La Piovra 5 –.
Meritevoli di ascolto reiterato la versione sinfonicamente epica ed accalorata di Nek dell’evergreen “Se telefonando”, con il flauto dai virtuosismi appaganti del capo fila Griminelli, da pelle d’oca; il trombettista statunitense Chris Botti con il suo caldo strumento che rende ancora più romantico e nostalgico il tema “Playing Love” da La leggenda del pianista sull’oceano, tema cantato nella seconda traccia “Lost Boys Calling” da un trattenuto e melanconico Zucchero; il “Tema d’amore per Nata (Se)” da Nuovo Cinema Paradiso di Andrea Morricone nella voce carezzevole della cantante lirica russa Aida Garifullina fa trasognare. E a compendio della bravura esecutiva del fantasista del flauto Andrea Griminelli e dell’orchestra di Budapest sotto la partecipe e affettuosa direzione di Diego Basso, autore degli arrangiamenti e delle trascrizioni rispettose anche se ricche di variabili fantasiose, ancorché stupefacenti, da rendere questo album realmente interessante da acquistare, altri brani tratti dalla Trilogia del dollaro in versioni singole o medley insieme a Giù la testa e C’era una volta in America, nonché Mission, Joss il professionista, i succitati Musashi – ma quanto è incantevole il tema d’amore “Musashi e l’amore” qui eseguito! – e Per le antiche scale.  

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Daniela Bocconi

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