Ennio


Ennio il documentario di Giuseppe Tornatore è l’affresco definitivo, il “racconto dei racconti” sul musicista e, soprattutto, sull’uomo che, come nessun altro in Italia e pochi altri nel mondo, ha incarnato il suono della musica per il cinema.
Se, come il sottoscritto, siete appassionati ricercatori dell’universo della musica da sonorizzazione ed avete letto quasi ogni libro, articolo ed approfondimento disponibile sul Maestro, forse questo film non vi svelerà niente che già non sapevate: gli aneddoti, i dietro le quinte, i racconti rubati e legati alla maggior parte delle produzioni cinematografiche più note di Morricone, sono resi dalla viva voce del protagonista - sulla falsa riga delle interviste più recenti che hanno portato, ad esempio, alla realizzazione di “Inseguendo quel suono”, il libro autobiografia, tratto dalle conversazioni con Alessandro De Rosa (i cui interventi anche nel corso del film aiutano non poco a tenere il filo della narrazione) - o di alcuni dei suoi più stretti collaboratori (Bruno Battisti D’Amario, Enrico Pieranunzi, Alessandro Alessandroni, Edda Dell’Orso, Gilda Buttà, etc. etc.), colleghi (Quincy Jones, John Williams, Hans Zimmer, Nicola Piovani, Franco Piersanti, Boris Porena, etc. etc.), registi coi quali ha lavorato (Sergio Leone, Giuliano Montaldo, Roland Joffé, etc. etc.). La ricostruzione della carriera e le principali tappe del percorso che lo hanno portato dal diploma a Santa Cecilia a lavorare come turnista, arrangiatore ed infine compositore per la RAI, la RCA e (da un certo punto in poi quasi esclusivamente) per il cinema è condotta abbastanza bene, non riuscendo ovviamente ad evitare alcune lacune o necessari approfondimenti (Darmstadt, il GINC), ma ci sarebbe voluto un film di 8 ore!
Tutto ciò porta il documentario a centrare perfettamente l’inquadratura sulla caratura umana, oltre che professionale, del Maestro: a partire dalle prime immagini - mentre Ennio fa ginnastica in casa sua, per poi dirigere un’orchestra “immaginaria” nel suo studio - capiamo subito che Morricone ha permesso a Tornatore ciò che a nessuno aveva mai concesso: entrare nel suo “privato”, mostrarlo pubblicamente mentre, affaticato e senza occhiali, esegue flessioni sul tappeto. Impensabile, se ricordiamo la “seriosità” che ha sempre contraddistinto Morricone nelle sue apparizioni televisive.
Sono proprio una serie di filmati e foto inedite commentate dal Maestro a rappresentare la parte più commovente del film: un giovanissimo Ennio “trombista” in un filmato dell’Istituto Luce, l’orchestra Cinico Angelini, i suoi ricordi di famiglia, il rapporto tormentato col padre che gli impose di guadagnarsi da vivere con la tromba (come aveva fatto lui), le ripetute volte in cui Ennio si commuove al limite delle lacrime per un ricordo o un altro, tradendo una sensibilità che probabilmente ha sempre tenuto nascosta dal punto di vista umano (con l’eccezione della moglie Maria, figura imprescindibile nella sua vita) e riversato esclusivamente nella grande musica che ha scritto, arrangiato, orchestrato e diretto.
Più di due ore e mezza di racconto che scivolano splendidamente tra dolcezza, dramma, epica, umanità, professionalità ed ovviamente musica meravigliosa. L’espressività e la gestualità del Maestro - che spiega e canta gioiosamente la sua musica - sono colte perfettamente da Peppuccio Tornatore (che si ritaglia uno spazio piccolo anche per sé). Finalmente Ennio si è liberato, sembra in pace con sé stesso. Usa le parole “umiliazione”, ma anche “rivincita”. Viene sottolineato anche nel film quello che già più volte aveva raccontato: ha vissuto una parte della sua esistenza di compositore nell’insicurezza di aver fatto la scelta giusta tra musica “assoluta” e musica “applicata” e queste tensioni hanno avuto ripercussioni su ogni aspetto della sua vita, appesantendola come un macigno. Ma poi si è convinto che la “musica da film” è tutta la Musica, e che quando qualcuno più avanti si interrogherà sulla grande Musica del ‘900, dovrà necessariamente fare i conti anche con la Musica per il Cinema. Grazie Maestro.
