Per pochi dollari ancora
Gianni Ferrio
Per pochi dollari ancora (1966)
GDM Music CD 4109
21 brani (20 di commento + 1 canzone) - durata: 44' 42"
La pellicola viene anche spesso menzionata in termini lusinghieri per la colonna sonora di Gianni Ferrio. Il Maestro si cimenta qui in un commento variegato, a tratti venato da reminescenze hollywoodiane, a tratti più in sintonia con la rilettura italiana del genere, specie nelle parti per chitarra elettrica e in quelle corali eseguite da “I Cantori Moderni di Alessandroni”, ma mai banale e con un quid che attesta la sua grande personalità, peraltro dimostrata anche nelle prove successive, ad esempio nell’originalissimo Los desperados (1970).
Fino ad oggi, erano stati pubblicati su un vecchio 45 giri e su qualche antologia dedicata agli spaghetti western solo due brani della OST e sarebbe stato un peccato non salvare tutte le altre tracce registrate sui nastri originali.
“Diamond” è l’accattivante tema principale che esordisce con la leggendaria armonica di Franco De Gemini su un bell’arpeggio di chitarra elettrica e prosegue con una tromba suonata a note ribattute, così da creare un curioso effetto eco. “Love Time” e la conclusiva “Red Mine Diamond” sono agrodolci versioni per flauto a becco del precedente. “Tension and Fear”, dopo un lungo incipit irto di violini dissonanti, riprende ancora il main theme per tromba ma con tenui contributi corali, mentre in “Hero’s Victory” il tono si fa trionfalistico grazie ad una ritmica marziale e alle eroiche incursioni di un coro più pervasivo.
“Penso a te”, un brano utilizzato a commento delle cavalcate dei protagonisti ma anche, rallentato, per situazioni più pacate, fuoriesce in realtà dal cilindro di Ennio Morricone che lo scrisse insieme a Franco Migliacci per I Malamondo. Gianni Ferrio lo declina in tre versioni, rispettivamente per chitarra elettrica, corni francesi e coro. A seguito di questa interpolazione scoppiò anche un contenzioso poi risolto in sede giudiziaria: Morricone fece causa ai produttori che inserirono arbitrariamente il pezzo nel film solo per giustificare la presenza del suo nome sulle locandine e nei titoli di testa.
Al di là dei tipici brani da saloon (“Don’t Cry Cowboy” e “Funny Saloon”) e di quelli dal sapore etnico (“Square Dance” e “Guitar Mood”), va sottolineata la particolarità di momenti drammatici come “Waiting” “Ambush”, che propongono un interessante caleidoscopio di suoni prodotti in sequenza dagli archi, dal banjo, dalle percussioni, dalle campane.
Con questo titolo si amplia dunque sempre di più la già cospicua ed importante discografia western di Gianni Ferrio. Permangono tuttavia diverse altre partiture di spessore da documentare su CD, ad esempio …E divenne il più spietato bandito del sud (1967) e Sledge (1969).
