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14 Feb2022

Dark Planet

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

cover dark planetDY3-thx12-4432 (Davide Perico & Yoshimitsu4432)
Dark Planet (Id. – 2022)
Distrokid
9 brani – Durata: 50’00”



Come direbbe il replicante Roy Batty – e come riporta il comunicato stampa stesso dell’album in esame – nel film cult fantascientifico Blade Runner del 1982, diretto da Ridley Scott ed ispirato al noto romanzo “Il cacciatore di androidi” di Philip K. Dick: «Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi...». Ecco, in questo caso si potrebbe tramutare tal iconica frase in «Io ne ho sentite musiche che voi umani non potreste immaginarvi...». Questo concept album Dark Planet, futura e ‘futuristica’ colonna sonora dello science fiction movie omonimo di Davide Perico, autore delle composizioni originali insieme al giapponese Yoshimitsu4432 – congiuntamente col nome articolato, cinefilo-fantasioso e di non facile pronuncia di DY3-thx12-4432 – rientra in quei canoni di scrittura cine-musicale davvero immaginificamente inimmaginabili, seppur in nuce rifacentesi a stilemi di musica elettronica chiaramente noti e super codificati tra gli anni settanta e gli ottanta grazie agli sperimentalismi synth di band o singoli compositori quali Tangerine Dream, John Carpenter, Giorgio Moroder, Popol Vuh, Brian Eno e Art of Noise su tutti.
Il duo DY3-thx12-4432 racchiude la quintessenza del ‘comporre da diverse latitudini’ con il solo intento di creare qualcosa di industrialmente nuovo guardando al futuro e concettualmente carico di significati e suoni pescando dal passato: un sound odierno che nasce dalla fusione di una collaborazione virtuale formatasi a diecimila chilometri di distanza tra Italia e Giappone ma accomunata da passioni quasi simili che tale distanza la rendono nulla facendo nascere un connubio di quelli strabilianti.
Effettivamente Davide Perico - nato a Bergamo e residente in provincia di Milano, con studi classici alle spalle, lavora da ben trent’anni come produttore, tecnico del suono, regista pluripremiato di videoclip musicali in computer grafica nonché autore di musiche per film e videogiochi (https://davideperico.com/), suonando pianoforte, tastiere e basso elettrico - viene a contatto un anno e mezzo addietro su un portale di musicisti indipendenti con l’artista e chitarrista nipponico Yoshimitsu4432 che vive e lavora a Tokyo - spazia dall’hard rock degli anni ’70/’90 all’alternative rock all’EDM, dall’hip hop al funk, suonando in varie formazioni giapponesi, quali la band dei Camden Lock o i Neon Gravity -.
La loro unione (quando si dice che ‘questa’ fa la ‘forza’) porta ad un lungo e complesso lavoro che sfocia proprio in Dark Planet con una sequela di tracce che pulsano “fantascienza” da ogni singola nota, ovviamente concertando elettronica a manetta come “lacrime nella pioggia” del Roy Batty del Blade Runner succitato. Quindi, questo loro primo album, che ufficialmente esce il 14 marzo 2022 su tutte le piattaforme digitali e in una ‘coraggiosa e fuori tempo massimo’ riesumata musicassetta, ravviva con quel mix di suoni e atmosfere electro-synth-rock-metal quella sensazione di “mistero, contaminazioni, suggestioni e – soprattutto – emozioni megagalattiche…” come enuncia il comunicato stampa; rimarcando ancora sul fattore che questo album diverrà la colonna sonora del film omonimo di Perico che “sarà l’epico racconto di un viaggio spaziale di ricerca, lotta e speranza, ma anche di solitudine e disperazione. Una metafora della ricerca dell’identità stessa dell’uomo. Soprattutto, un ulteriore prodotto geniale partorito dalla creatività unica ed inimitabile di DY3-thx12-4432. Siete pronti all’imminente decollo?”.
Una OST che decolla già dall’iniziale “The Space Between 0 and 1” delineando a chiare lettere (anzi note) cosa sgorga dalla mente brillante di Perico e Yoshimitsu4432: suoni ambientali tensivi e alienanti, ritmiche industriali stridule e pungenti, chitarre hard rock violente e al contempo leitmotivicamente impattanti, con quel motivo alla Alan Parsons Project che sa bene quale ‘senso’ colpire’. Sensi scossi dal successivo “Faith in the Atom” nel quale un nuovo tema epico per chitarra elettrica riverberata, alla  U2 nel suo ondulante crescendo, che deflagra in un finale alla Daft Punk di Tron Legacy. Palpitazioni videoludiche anni ’80 sconcertano non poco in “Time Autopsy”, con quella suadente chitarra moroderiana sullo sfondo che si fa metallicamente e malvagiamente carpenteriana nella seconda parte del pezzo per poi rabbonirsi (fintamente?). Echi alla Tangerine Dream in “6=9”, ipnoticamente ondeggianti e persuasivamente ammalianti. “The Decadence of All Perspectives” suona cattiva e ribelle con un tema ‘western spaghetti’ puro metal e molto Carpenter tra 1997: fuga da New York ed Essi vivono, che sa divenire acido e ancora più violentemente criminale. Tutto si tranquillizza con quel suono vero di mare e onde che si infrangono sulla spiaggia e una chitarra lontana che intona un tema romantico in “Scent of Just Cut Grass Will Fuck Your Brain” (titolo tutto un programma!), il quale vira verso cyborghiane dissonanze e distorsioni di chitarra nella seconda metà del brano. “Twisted Inside the Vortex” è techno-hard rock-dance mefistofelica in levare, tra Moroder e Faltermeyer sotto anfetamine, sino a divenire martellante e infastidente. “Yoshimitsu Connected to the Neuro Engine” con un vocoder robotico orrorifico su tappeto ambient metallico industrial gore con una parvenza di orientaleggiante nitore sullo sfondo. Acid Dance ritmicamente compulsiva e gocciolante di furiosa rincorsa al cardiopalma in “150 Heartbeats Inside the Dark Planet”.

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Daniela Bocconi

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