Pillole di Note: Focus sull’etichetta Frémeaux & Associés

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Frémeaux & Associés
Colonne Sonore, dopo la pausa agostana, recupera questo mese la nuova rubrica, di cui siete ampiamente informati sulle sue peculiari caratteristiche, dedicata alle recensioni di partiture o compilazioni di una sola etichetta in particolare, dedita per lo più alle Soundtracks. Di volta in volta la prendiamo in esame con le sue nuove o meno recenti pubblicazioni ma che secondo la nostra redazione sono di enorme interesse per voi affezionati lettori, sempre alla ricerca di intriganti chicche cine-musicali.
La rubrica prende il nome semplicistico ma diretto di ‘Pillole di Note’, ovvero mini recensioni di un certo qual numero di colonne sonore che differenziano dalle solite nostre classiche recensioni di lunghezza più o meno variabile.
E questo mese analizziamo l’etichetta francese Frémeaux & Associés: (https://www.fremeaux.com/):

Michel Legrand
Le Monde Instrumental Michel Legrand – Jazz et Musiques de Films 1953 – 1962 (2020)
Frémeaux & Associés FA 5769
CD 1: 24 brani – Durata: 72’16”
CD 2: 23 brani – Durata: 68’47”
CD 3: 26 brani – Durata: 78’41”
CD 4: 15 brani – Durata: 62’46”
CD 5: 21 brani – Durata: 76’45”
CD 6: 24 brani – Durata: 70’25”
CD 7: 22 brani – Durata: 68’48”
CD 8: 30 brani – Durata: 70’21”
CD 9: 25 brani – Durata: 66’45”
CD 10: 24 brani – Durata: 67’17”

Ermanno Comuzio, nel suo rinomato (e introvabile oramai, se non ‘usato’ su Amazon o Ebay o qualche mercatino del libro, se si è veramente fortunati) dizionario su musicisti cinematografici “Colonna Sonora” del 1992, così descrive Michel Legrand: “Temperamento vulcanico e dotato di grande talento… […] il gusto per la contaminazione, o addirittura il piacere della mistificazione, accogliendo nella stessa partitura i moduli più disparati (percussioni di tipo giapponese, contrappunti settecenteschi al clavicembalo, sviolinate romantiche, brani ritmo-sinfonici alla Gershwin). Qualche volta pura stravaganza…”.
Questo box deluxe da 10 CD, comprendente oltre 12 ore di musica, può benissimo racchiudere quanto esposto dal compianto critico Comuzio: il cosmopolitismo sonoro del titano francese Legrand (nato a Parigi il 24 febbraio 1932 e morto a Neuilly-sur-Seine, Hauts-de-Seine, in Francia il 26 gennaio 2019 a 83 anni) che ha consegnato all’Ottava Arte, e non soltanto – ricordiamo che è stato direttore d’orchestra, autore di canzoni, arrangiatore, musicista jazz, cantante e attivo in radio e teatro –, una quantità di colonne sonore tra piccolo e grande schermo (all’incirca oltre 200), delle quali moltissime di enorme interesse e grande maestria compositiva. Tre volte premio Oscar (miglior score drammatico a Quell’Estate del ’42 del 1971 e miglior partitura e canzone per il musical Yentl del 1984), e vincitore del Golden Globe per Il caso Thomas Crown, in questa splendida raccolta, che fa il pari con quella di 15 CD targata Universal Music France, da noi recensita (leggi: http://www.colonnesonore.net/recensioni/cinema/2987-jacques-demymichel-legrand-lintegrale-a-anthology.html?highlight=WyJtaWNoZWwiLCJsZWdyYW5kIiwibWljaGVsIGxlZ3JhbmQiXQ==), risalente al 2013 e denominata “Anthology”, viene analizzato e raccontato musicalmente grazie al suo eclettismo strepitoso e vigoroso che lo ha visto spaziare in tutti i generi sonori con mastodontica bravura sia come esecutore, arrangiatore, direttore d’orchestra, cantante e compositore sia in proprio che affiancato da nomi quali Claude Nougaro, Agnès Varda, Francis Lemarque, etc. etc.; difatti solo due CD contengono sue composizioni cinematiche, estratte da film degli anni ’60 (L’America vista da un francese, documentario, Gioventù nuda, Il re dei falsari, Il re delle corse, I sette peccati capitali, film a episodi, Eva, Lola, donna di vita, La donna è donna e Cleo dalle 5 alle 7) ed i restanti album, singoli o compilazioni, nei quali ha eseguito e diretto pezzi altrui (Porter, Gershwin, Tiomkin, Prévert, Jobim, Aznavour, Kosma, Jaubert, Goodman, Ellington, etc. etc.) nel quale prevale il suo adorato jazz. Il CD 2 è riservato alla musica da film di altri autori che Legrand prediligeva e che dirige sul podio di una grande orchestra, come Lavagnino, Auric, Young, Rota, Chaplin ed altri. Menzione d’obbligo ai brani meravigliosi “Les délinquants” (L’America vista da un francese) e “Eva chez elle (Eva), quest’ultimo ispiratore del leitmotiv di un altro grande titano della ‘Bande originale du film’ francese Claude Bolling (di cui parleremo di seguito), ossia Borsalino con Alain Delon.

Claude Bolling
Les musiques de Bolling pour les films de Delon mis en scène par Deray (2010)
Frémeaux & Associés FA 519
27 brani – Durata: 78’49”

Abbiamo parlato infinite volte di questo incredibile talento della Musica, non solo cinematica, il francese Claude Bolling (Cannes, 10 aprile 1930), “diventando in breve uno dei ‘jazzmen’ più attivi della Francia" (qualificazione sempre di Comuzio nel suo dizionario di cui sopra), che oggi ha la veneranda età di 90 anni. L’etichetta francese, già recensita in questa rubrica in altre occasioni i mesi scorsi, nel 2010 produsse e mise alle stampe questa importante raccolta di colonne sonore di Bolling per il sodale regista Jacques Deray in tandem con l’attore iconico Alain Delon, per le pellicole altrettanto iconiche Borsalino, Borsalino & Co., L’uomo di Saint-Michael, Flic Story e Tre uomini da abbattere. Una selezione indicativa di una generazione compositiva (vedi Morricone, Legrand, Schifrin, Nascimbene, Rota, Williams, Goldsmith, Herrmann, e via citando) che ha donato alla Settima e Ottava Arte scrigni indescrivibilmente generosi e rari di gioielli musicali senza tempo e sufficientemente irraggiungibili oggi come oggi, che odiernamente vengono saccheggiati da compositori ancora intelligenti e colti nel saperlo fare, sia italici che stranieri, o da quelli purtroppo incapaci che vivono di rendita, apparendo agli occhi degli attuali cinefili o collezionisti di soundtracks come innovatori, però risultando, a chi ha realmente masticato pane-cinema-musica per film sin da piccolo, semplicemente degli impostori. Bolling è sempre stato, e lo è tutt’ora, una scoperta ad ogni ascolto, e queste sue musiche per i polizieschi di Deray con Delon in primo piano sono la dimostrazione che esistono partiture acutissime da sentire e risentire senza perdere troppo tempo nel dedicarsi alle profonde nefandezze, senza senso alcuno sonoro, attuali. Esempio ragguardevole le tracce “Mélodie du reve” e “Le vent” da L’uomo di Saint-Michael, “Béa” da Tre uomini da abbattere, ovviamente non dimenticando di citare il leitmotiv super iconico di Borsalino (qui si trova lo score integrale).
