Carmen-Suite / Pini di Roma
Rodion Schtschedrin
Carmen-Suite
Ottorino Respighi
Pini di Roma
Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks
Direttore: Mariss Jansons
BR Klassik 900183
17 brani – durata: 66’09’’ (Carmen Suite: 13 brani - 44’38’’ - Pini di Roma: 4 brani - 21’31’’)

Il presente CD della BR Klassik, label della Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, una delle maggiori e apprezzate orchestre della scena musicale classica internazionale, può in certo modo essere considerato come il testamento spirituale del Maestro lettone Mariss Jansons che in qualità di Chefdirigent, ha guidato il complesso bavarese dalla stagione 2003/2004 fino alla sua scomparsa avvenuta lo scorso 30 novembre 2019. Il CD propone la coinvolgente “Carmen – Suite” di Rodion Schtschedrin (1932), annoverato fra i più originali e interessanti compositori russi del XX (e XXI) secolo. Con le sue qualità artistiche e diplomatiche e con un linguaggio solo moderatamente radicale riesce a limitare il trauma della spietata censura sovietica che invece nel profondo colpisce eminenti musicisti come Sofja Gubaidulina, Edison Denisov e Alfred Schnittke.
Crea uno stile percorso da un suggestivo blending di tradizione e modernismo ricorrendo a un misurato impiego di tecniche quali jazz, alea e serialismo.
Fra le sue maggiori realizzazioni compositive ricordiamo “Sotto Voce” per violoncello e orchestra (1993), sei concerti per pianoforte e orchestra, le opere ‘Dead Souls’ basato sull’omonimo dramma di Nikolai Gogol (1976) e ‘The Enchanted Wanderer’ su testi di Nikolai Leskow (2002).
Alla leggendaria stella, icona del Teatro Bolshoi, danzatrice, coreografa e attrice Maya Michajlowna Plissezkaja, sua compagna di vita scomparsa nel 2015, il compositore dedica la singolare partitura “Carmen-Suite” per essere eseguita in teatro in forma di balletto.
Eseguito in prima rappresentazione al Bolshoi il 20 aprile 1967 con la coreografia firmata dall’artista cubano Alberto Alonso, lo spettacolo riscuote un notevole successo di pubblico ma suscita allo stesso tempo violente reazioni e sdegnose critiche negli ambienti politici, al punto che il Ministero della Cultura dispone l’immediata sostituzione della sua seconda rappresentazione con una esecuzione dello Schiaccianoci di Pëtr Il'ič Čajkovskij e la cancellazione immediata di tutte le repliche previste in calendario. Alla “Carmen-Suite”, viene rimproverata una deformazione musicale dell’opera di Bizet e una rappresentazione fortemente erotica del personaggio: ‘…hanno voluto trasformare un’eroina del popolo spagnolo in una donna di facili costumi…’ tuona il Ministro della Cultura dell’Udssr Jekaterina Furzewa.
Il totale silenzio della stampa sull’avvenimento, come se la rappresentazione mai fosse avvenuta, assume un significato molto preciso nel linguaggio simbolico del comunismo sovietico: condanna senza appello. Successivamente la partitura diventa un clamoroso successo di pubblico e la sua versione da concerto viene inserita nei programmi delle maggiori istituzioni sinfoniche internazionali. Il musicista russo rende omaggio alla celebre Opera Carmen, composta da Georges Bizet nel 1873, da cui attinge i temi principali per rimodularli in un superlativo arrangiamento dominato dall’elemento danzante, concepito per un organico orchestrale composto da archi e ben quarantasette strumenti a percussione che, utilizzati in forte contrappunto dialettico nelle loro suggestive e avvolgenti gradazioni dinamiche, conferiscono alla partitura una veste espressiva e timbrica moderna e originale, proiettando il dramma della sigaraia andalusa in dimensioni atemporali. Attraverso una singolare combinazione di impercettibili mutamenti metrici, sorprendenti figure ritmiche, frequenti cambi di atmosfera e sottili alterazioni di accordi, Schtschedrin conduce l’ascoltatore in un universo sonoro singolare che si distanzia nettamente da quello che avvolge l’opera di Bizet. La registrazione discografica della BR Klassik si pone in termini qualitativi al pari di due precedenti edizioni dirette da Gennady Roshdestvensky per la Melodia (1996) e da Mikhail Pletnev per la Deutsche Gramophon (2001). Il Maestro Jansons esalta l’interiore forza narrativa, l’opulenza timbrica e la fantasia ritmica della partitura, guidando la formidabile falange del Sinfonieorchester des Bayerischen Rundfunks in una prova superlativa di virtuosismo esecutivo avvolto in un suono intenso e trasparente, colto e riprodotto in modo magistrale dai tecnici del label tedesco.
In campo cinematografico, fra le più significative esperienze, di Rodion Schtschedrin, citiamo quelle relative ad Anna Karenina (Mosfilm, 1967) di Aleksandr Zarkij (1909 – 1997) e al bellissimo E se fosse amore? (Mosfilm, 1961) di Julij Raizman (1903 – 1994), film-icona del periodo del disgelo. La partitura della “Carmen-Suite” è stata poi scelta dal regista Jurij Kara (1954) per il suo film I Baroni del Crimine (Gorki Film Studio, 1988) ispirato al racconto ‘Carmen di Chegem’ di Fazil Iskander (1929 – 2016). La musica di Schtschedrin trova un soddisfacente collocamento nell’equilibrio complessivo del film, in un montaggio che peraltro non riesce a evitare alcune distorsive sovrapposizioni con dialoghi e rumori. Il dramma della protagonista Rita evoca quello di Carmen e come la scrittura musicale si muove in una costruzione a simmetria radiale, con inizio ed epilogo nelle atmosfere idilliche dei monti del Caucaso dove l’avvenente ragazza è cresciuta.
Il CD propone anche una scintillante e sontuosa esecuzione del poema sinfonico “I Pini di Roma” composto da Ottorino Respighi (1879 – 1936) nel 1924, che insieme a “Fontane di Roma” (1916) e ”Feste Romane” (1926) è parte di una trilogia dedicata alla città eterna. Queste partiture rappresentano una significativa testimonianza della vicinanza del compositore bolognese al ‘Gruppo degli ottanta’ (guidato da Pizzetti, Casella e Malipiero), impegnato ad affrancare dall’opera lirica il mondo musicale italiano degli inizi del XX° secolo per avvicinarlo alla tradizione sinfonica europea. Anche il brano di Respighi trova ospitalità sul grande schermo. Purtroppo in modo deludente e arbitrario. Nella versione del 2000 del suggestivo film d’animazione Fantasia, di cui il capostipite fu realizzato da Walt Disney nel 1940, lavoro altamente incantevole ed educativo, viene inserito nella nuova sceneggiatura e associato in modo assolutamente delirante e grossolano a un contesto visivo di ghiacciai dell’Oceano Artico che più distante e inadeguato non si potrebbe. Nel predetto contesto un branco di megattere si produce in una inverosimile e plateale serie di evoluzioni stunting che sembra molto più appartenere al mondo di Guerre Stellari che al sognante universo fiabesco originariamente concepito dal grande cineasta americano.
