• News
    • Eventi & Ultime Notizie
    • Novità Discografiche
    • Concerti
    • Premi & Concorsi
    • Scuole & Corsi
    • Comunicati Stampa
  • Recensioni
    • Cinema
    • TV
    • Videogiochi
    • Musical
    • DVD
    • Libri
  • Contenuti Speciali
    • Interviste
    • Monografici
    • Dossier
    • Reportage
    • Video & Multimedia
    • Filmografie
  • Extra
    • L'angolo dei lettori
    • Archivio Rivista Cartacea
    • 1M1 Blog
  • Partners
  • Cerca
  • Home
  • Legenda Recensioni
  • Recensioni
  • Cinema
  • La dea fortuna
26 Apr2020

La dea fortuna

Scritto da Dimitri Riccio. Pubblicato in Cinema

cover la dea fortunaPasquale Catalano/AA.VV.
La dea fortuna (2019)
Edizioni Curci Srl/Carosello Records/PDU Music & Production
Lato A: 6 brani
Lato B: 8 brani

Sono quelle note lì, quelle perfette, quelle che ti mettono davanti alla tua anima, al tuo cuore, che distillano i momenti della tua vita attraverso una clessidra così stretta che solo la luce riesce a passare, illuminando in questo modo la bellezza che c’è in un gesto, in una carezza, in una mano che stringe una mano, in un viso che sorride, in un uomo che cade e con fatica si rialza. Pasquale Catalano contamina e distilla ormai da anni la sua profonda sensibilità musicale con un aspetto inopinatamente umanistico.
Il suo strenuo cercare e dare senso all’esistere, infine, non solo alle pellicole, le cui vicende con una classe e un talento introvabili oggi commenta immarcescibilmente anche quando dimenticabilissime, ma proprio e soprattutto alla vita, in quanto tale non può essere rimosso da qualsivoglia tentativo di fare critica, di contestualizzare l’artista nel suo tempo.
Evidentemente e per svariati motivi che non possiamo sapere, non conoscendo il privato del compositore, Catalano è un uomo dell’oggi che pensa e prova, riuscendoci magnificamente, a decifrare il momento storico e il problema esistenziale attraverso una musica che si interroga - oserei pensare filosoficamente - e cerca di indovinare nuove vie armoniche per veicolare messaggi perlopiù di speranzoso e velato pessimismo, irrorato però da un amore per il Tutto che è davvero encomiabile e soprattutto condivisibile, specialmente in questi strani tempi bui che ci troviamo ad attraversare.
Ecco, avere come torcia per provare a fendere questo buio la luminosa idea di musica di Catalano è davvero un regalo insperato.
Nel suo continuo, fruttuosissimo sodalizio con il cinema di Ferzan Ozpetek, il nostro ha negli ultimi anni trovato la migliore via per esprimere il suo incessante ricercare e per esercitare la sua bruciante vena melodica.
Anche quest’ultimo La dea fortuna si staglia nella media delle opere musicale per il cinema, nazionali e internazionali, come una gemma rara e accecante.
L’urgenza insostenibile del brano “Armarium Sicilis” taglia il silenzio dell’attesa come un coltello che recida un fiore e allo stesso tempo cerchi di rallentarne il cadere a terra per goderne fino all’ultimo la bellezza, col solo risultato di continuare a reciderlo in mille piccoli meravigliosi pezzi.
“Discessus Sicilis” enuclea tutta la stanchezza di un vivere che si trascina senza più mete, senza più porti dove approdare. I lancinanti archi aprono ferite nello spartito cui una voce solista tenta di porre rimedio invano cantando un inutile voglia di vivere, e il pessimismo totale lascia ammutoliti.
Il cambio di registro, pur restando rigorosamente nel solco tracciato della potente idea musicale di base, è da sempre uno dei talenti di Catalano che quindi apre uno squarcio tra le nuvole nere dell’ordito orchestrale con “Fortuna Sortes” per poi farci piombare nel maelstrom sinfonico della partitura, “Incipit Fabulae”: il Maestro raggiunge qui vette sinfoniche elevatissime, un vero e proprio affresco cupo e dissonante di archi che si annodano come un impasto proustiano su loro stessi, intrecciandosi, arrotolandosi, cercandosi e respingendosi allo stesso tempo su se stessi, su un pedale nerissimo dei bassi degli archi. Un breve inciso urlato nei registri alti non riesce a modificare la cupezza complessiva e la fine giunge improvvisa, dissonante e spaventosamente vera, a lasciarci col fiato mozzato.
Siamo dalle parti del Bernard Herrmann di Psycho per capirci, cioè del capolavoro assoluto. Non per somiglianze con lo spartito ovviamente, ma per densità di peso specifico, di importanza artistica, di dimensione psicologica musicale così rara oggi, da fare immediatamente pensare a quell’inarrivabile capolavoro.
Da questo punto in poi la partitura non può più tornare sui suoi passi.
E infatti, dopo il breve solare intervallo di “La Dea Fortuna”, Catalano imposta la chiusura dell’opera con un filotto di brani che tendono lentamente ma inesorabilmente in quel gorgo inevitabile che è al centro dell’opera.
E così “Sortes”, stupefacente dialogo per arpa e orchestra e “Arena”, fulmineo, commovente, interrotto sguardo di là dal ponte, non sono che il viatico per il gran finale:
“Domus Mater” coi suoi archi bassi e grondanti lacrime e rimpianto e soprattutto “Bonus Numerus”, che ricapitola il tema principale in voce unisona, solinga degli archi cui poi un piano, alla ricerca delle note giuste con cui accordarsi, dopo un breve disperante smarrimento, alza lo sguardo al cielo e riesce infine a squarciare la solitudine del suo meditare per tentare un breve, speranzoso sorriso.
Emozionati e per certi versi sconvolti lasciamo questa partitura che dice molto, moltissimo del suo compositore, Pasquale Catalano.
Ci dice che questo artista è probabilmente il vertice assoluto dei compositori italiani in attività, per cinema e non.
Ci dice che, per fortuna, certi modelli statunitensi di musicaccia uniformata, intercambiabile e schifosa, da noi non hanno ancora del tutto attecchito e che grazie ad autori come Ozpetek musica come quella scritta da Catalano trova ancora spazio e ragion d’essere.
Musica pensata, ragionata, vissuta, vera e soprattutto e per fortuna, bella, di una bellezza naturale, come un fiore raro, e per questo quindi complicata.
Tale immediatezza e rapinosa beltà sono il frutto della più grande abnegazione all’arte, del più intransigente metodo e della più spietata autodisciplina.
Dobbiamo quindi dire grazie per tutto questo a Pasquale Catalano, faro dei giorni bui e ombra di quelli sereni, limpidi che verranno.

Stampa

  • Indietro
  • Avanti
CS on Spotify
soundtrackcity

Daniela Bocconi

  • Pubblicità
  • Redazione
  • Cookie Policy
  • Info & Contatti

Copyright © 2017 - ColonneSonore.net | Vietata la riproduzione anche parziale dei contenuti

  • News
    • Eventi & Ultime Notizie
    • Novità Discografiche
    • Concerti
    • Premi & Concorsi
    • Scuole & Corsi
    • Comunicati Stampa
  • Recensioni
    • Cinema
    • TV
    • Videogiochi
    • Musical
    • DVD
    • Libri
  • Contenuti Speciali
    • Interviste
    • Monografici
    • Dossier
    • Reportage
    • Video & Multimedia
    • Filmografie
  • Extra
    • L'angolo dei lettori
    • Archivio Rivista Cartacea
    • 1M1 Blog
  • Partners
  • Cerca