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13 Mar2020

I cannibali & La maschera del demonio

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

Ennio Morricone
I cannibali (1970)
Spikerot Records SPK014
Lato A: 6 brani
Lato B: 6 brani
Lato C: 5 brani
Lato D: 8 brani



Nel 1970 Liliana Cavani, ispirandosi liberamente all’Antigone di Sofocle, portò al cinema I cannibali, un film ambientato in un prossimo futuro con trama quanto mai distopica: un regime totalitario sparge per le strade della sua città i cadaveri dei ribelli. I corpi servono da monito per gli oppositori e chi li tocca rischia la pena di morte. Antigone desidera seppellire suo fratello e troverà aiuto in un indecifrabile straniero; i due verranno uccisi e diventeranno i martiri di una rivoluzione sociale che porterà alla ribellione estrema. Per la regista, Ennio Morricone ha composto in totale tre colonne sonore (Galileo, I cannibali e Il gioco di Ripley), mostrando sempre quella vena lirico-sperimentale-avanguardistica, che fa parte fin dall’inizio della sua cifra stilistica. Quella de I cannibali è una partitura di straniante efficacia sia sulle immagini che svincolata da esse: consta di due temi principali (“Song of Life” e “Cannibal”), reiterati più e più volte sia in versione strumentale che canora, che posseggono più di un rimando alle colonne sonore degli spaghetti western demistificatori di lì a venire (La vita a volte è molto dura, vero Provvidenza?, Il mio nome è nessuno, entrambi del 1973, Un genio, due compari, un pollo del 1975), e delle commedie beffarde come Il gatto del 1977. Pubblicato per la prima volta in formato doppio LP, il disco contiene l’integrale della OST originale, stampata in CD dalla Digitmovies nel 2009, con sette tracce precedentemente non realizzate, in cui si può gioire della bellissima performance maschile e femminile di Don Powell e Audrey Nohra Stainton (autrice delle testi delle canzoni), esuberantemente urlata, dissacratoria e sofferta, proprio come il dolore della protagonista del film. Il coro intenso e in crescendo è dei famosi Cantori Moderni di Alessandro Alessandroni e la puntigliosa direzione d’orchestra è del fidato Bruno Nicolai. Oltre le due succitate canzoni, che sono reali canti di protesta e di insurrezione, con un marcato e rinforzato sound beat-pop anni ’70, influenzato dai Beatles (negli arrangiamenti percussivi, con prevalenza di organo, chitarre elettriche, batteria e piano elettrico in primo piano), vi è la presenza di uno “Scherzo Rondò” e una “Marcia dei can can” che virano l’atmosfera generale verso dinamiche liberatorie, surreali e ovviamente ballabili. Un lavoro davvero importante e quasi sconosciuto a quanti non appartengono alla casta dei collezionisti incalliti del Maestro romano; i cultori riconosceranno sin dalle prime note d’organo del tema portante “Song of Life” una comunanza col leitmotiv del film dell’anno seguente, Sacco e Vanzetti, e relativa celeberrima cantata “Here’s to You”. La qualità audio è all’altezza dei contenuti artistici.

Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview n. 417 – Febbraio 2020

Roberto Nicolosi
La maschera del demonio (1960)
Spikerot Records SPK009
Lato A: 10 brani
Lato B: 10 brani

Una partitura spigolosa, cupa, colma di dissonanze e passaggi atonali, dove all’apparenza si percepisce una quasi mancanza di un tema portante. Ovviamente non poteva essere altrimenti, visto che si parla delle musiche per l’esordio alla regia di Mario Bava con La maschera del demonio, pellicola horror del 1960 divenuta un “must” non solo tra gli esegeti del genere, e in grado di far assurgere al ruolo di regista di culto lo stesso Bava. Il lavoro venne firmato da Roberto Nicolosi, genovese di nascita (16 novembre 1914) e romano di adozione (dove è morto il 4 aprile 1989). Uno dei pionieri del jazz in Italia; lo suonava nei locali notturni mentre di giorno esercitava la professione di dentista. Di formazione classica (diploma in composizione al Conservatorio di Milano), poliedrico musicista e musicologo, Nicolosi si avvicinò al cinema negli anni ’50, componendo per molti documentari (tra cui Sesto continente di Folco Quilici) e film di aree differenti (così descritti dal critico musicale Ermanno Comuzio: “gladiatori in rivolta, sparvieri neri, regine delle amazzoni, universi di notte, ecc.”) per registi della caratura di Lizzani, Lattuada, Bava, Damiani, Caiano, Walsh (in totale una cinquantina di partiture tra il 1954 e il 1972); interruppe la sua attività di autore quando, dopo molti rifiuti di opere già scritte da parte degli inetti produttori americani, decise, optò per la pensione. L’horror gotico di Bava, con protagonista la fascinosa dark lady Barbara Steele (la ‘Scream Queen’ del cinema), reale passaggio dal tema fantasy nero del periodo a quello d’orrore per eccellenza come oggi ben lo conosciamo, ebbe dunque una colonna sonora giocata su trame oscure, con uso costante e importante di organo, piano dai toni gravi e profondi, fiati e archi sottesi e tensivi come da standard – specie all’epoca dell’uscita in sala del film – del genere in questione; il tutto con l’assiduità di un tetro leitmotiv che si percepisce come tale solo in rare occasioni. Questa splendida edizione in vinile di produzione italiana, con doverosa grafica demoniaca e disco bianco candido (in contrasto con i contenuti della pellicola) è stata tirata in quattrocento copie ed è arricchita dalle note del figlio di Mario Bava, Lamberto. Vi scorrono trentatré tracce (venti in precedenza inedite), ed è un vero recupero archeologico cine-musicale, prettamente legato al film e di difficile ascolto svincolato da esso. Puro prodotto per collezionisti assoluti dell’horror, è in ogni caso una vera chicca per gli studiosi e amanti delle colonne sonore; in particolar modo quanti adorano queste lussuose edizioni limitate.

Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview n. 416 – Gennaio 2020   

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Daniela Bocconi

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