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10 Feb2020

Jojo Rabbit

Scritto da Tommaso Lega. Pubblicato in Cinema

cover jojo rabbitMichael Giacchino
Jojo Rabbit (Id. – 2019)
Hollywood Records
44 brani – Durata: 50’00”

Partirei citando la fonte più abusata per la ricerca di qualsiasi informazione essenziale, ossia Wikipedia. Nella pagina del film in questione, accanto alla voce “genere” è riportata la seguente didascalia: commedia/drammatico/guerra. Mettendo in panchina l’ultima definizione, perché di fatto la parte meramente bellica dello scontro sul campo è trattata a piccole dosi, sulle prime due si concentra l’attenzione anche del maestro Michael Giacchino, compositore delle musiche del film candidato alla cerimonia degli Oscar 2020 nella categoria di maggior prestigio, Jojo Rabbit. Scritto, diretto ed interpretato dal neozelandese Taika Waititi, è una pellicola di recente uscita che ha avuto l’ardire, con un pizzico di presunzione, di proiettare sul grande schermo, tramite un efficace e intelligente humor nero, uno dei periodi più disperati della storia mondiale. L’innocenza e l’ingenuità di un bambino affascinato dalla potente e controversa (per essere buoni) figura del Führer, hanno ispirato Giacchino nel creare il tema musicale “pilastro” della soundtrack; una filastrocca infantile per nulla banale che avrà la capacità di reinventarsi ad ogni sua esposizione.
Nella vita di Jojo si incrociano continuamente due strade. La prima è quella che lui percorre come piccolo soldato tedesco nella Gioventù hitleriana, pronto a qualsiasi cosa pur di difendere l’onore, la patria e la razza, in compagnia dell’immaginario Adolf Hitler e di personaggi grotteschi ma straordinariamente divertenti (uno su tutti il suo “secondo migliore amico” Yorki). L’altra è quella trascorsa al fianco di due figure femminili di grande spessore: la mamma Rosie, una donna forte e piena di coraggio, sensibile e delicata, intelligente perché capace di muoversi tra le insidie del tempo con grande eleganza, inter-pretata da una formidabile (e come sempre bellissima) Scarlett Johansson, e la giovane ebrea Elsa, ragazza che, con un mix di durezza, sottile ironia e dolcezza riuscirà a fare breccia nel cuore di pietra del nostro piccolo protagonista.
Il maestro Giacchino cammina in perfetto equilibro in entrambe le direzioni, delineandole ed esaltandole con soluzioni ed obbiettivi differenti. Da un lato abbiamo una musica fanciullesca, basata sul leitmotiv melodico in continuo movimento tra il bel canto (ho trovato brillante l’uso costante di due strumenti tipici della formazione musicale dei bambini: il flauto dolce e la chitarra classica) e una ritmica scalmanata, a tratti convulsa; dentro a questo primo percorso si insinuano momenti di forte tensione scenica, giocata intrigantemente bene sulle particolarità timbriche e sonore della strumentazione utilizzata. Dall’altro lato è incantevole come il compositore abbia voluto enfatizzare i passaggi di grande tenerezza e fragilità emotiva con una musica semplice, ma deliziosamente delicata. Arpa, chitarra, pianoforte e archi, combinati nelle più svariate forme, danno vita a veri e propri momenti sognanti, istanti che inducono a trattenere il respiro per non rovinare l’atmosfera creata.
Questa scelta, a mio avviso, porta l’ascoltatore a percepire immediatamente i cambi di rotta e di registro, immedesimandosi maggiormente nella storia, nei personaggi e nelle loro relazioni e vicissitudini. Il main theme è il protagonista e catalizzatore indiscusso, facile da trattenere e coccolare nei meandri della memoria e anche la brevità dei brani risulta vincente per la fruizione da parte del pubblico.
Il compositore non ha ricevuto la nomination nella categoria come miglior colonna sonora e in tutta sincerità non sono in grado di dire se sia meglio o peggio di quelle selezionate per la corsa (l’unica che conosco molto bene è quella del film Joker che si è aggiudicata l’Oscar per le migliori musiche; ecco qui la mia recensione http://www.colonnesonore.net/recensioni/cinema/6277-joker.html?highlight=WyJqb2tlciIsImpva2VyJ3MiXQ==). Posso affermare con convinzione che il lavoro di Giacchino è un colpo dritto al cuore, semplice ma efficace, e, cosa più im-portante di tutte, sprigiona una grande sinergia nei confronti della storia narrata.
“L’amore è la cosa più forte al mondo” dice Rosie al figlio e il piccolo Jojo risponde: “Credo constaterai che è il metallo la cosa più forte al mondo, seguito dalla dinamite e poi dai muscoli”. Ecco, non c’è dialogo più sincero tra il desiderio di una mamma di trasmettere l’affetto più grande che può e non c’è risposta più naturale ed ingenua di un bambino che non ha ancora conosciuto la consapevolezza di sé. Grazie Waititi e grazie Giacchino per aver esplorato queste crepe e averle sapute trattare con una leggerezza mai sfociata in superficialità, ma anche con il rispetto e la delicatezza che l’argomento richiede.

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Daniela Bocconi

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