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22 Feb2019

Take a Hard Ride

Scritto da Federico Biella. Pubblicato in Cinema

cover take hard ride newJerry Goldsmith
La parola di un fuorilegge… è legge! (Take a Hard Ride, 1975)
La-La Land Records LLLCD 1367
22 brani - durata: 45'27"



Dopo la stroncatura dei primi western italiani operata dagli addetti ai lavori e dalla critica americana (impossibile non cogliere nellʼespressione ‘spaghetti westernʼ, categoria successivamente divenuta neutra, unʼintenzione di sarcastico disprezzo), il cinema dʼoltreoceano inizia a guardare con sempre maggiore interesse alle innovazioni introdotte da Sergio Leone, anche in virtù degli unanimi consensi di pubblico riscontrati dalla sua rilettura del genere. Il western, da tempo languente negli States, a partire dalla fine degli anni Sessanta, si lascia così contaminare da quello italiano, non disdegnando neppure di cooptarne nei cast tecnico ed artistico nomi noti e meno noti.

Take a Hard Ride, conosciuto da noi come La parola di un fuorilegge... é legge!, nasce come un film statunitense (targato 20th Century Fox) teso a coniugare il western (nellʼaccezione più ampia del termine) con la blaxploitation allora in auge. Arriva però nelle nostre sale quasi fuori tempo massimo, visto che, alla metà degli anni Settanta, nella Penisola e non solo, il cinema di cassetta non era più attratto da storie di cow-boy e bounty killer, nemmeno se corrette con gli accorgimenti propri dei filoni di maggiore tendenza. La regia venne affidata ad Antonio Margheriti, prolifico autore di cinema popolare, particolarmente versato nelle ibridazioni. Oltre ad avere a disposizione un attore-icona come Lee Van Cleef, tre stelle di colore (Jim Brown, ex campione di football americano, Fred Williamson e Jim Kelly), alcune vecchie glorie di Hollywood, la presenza ‘italianaʼ di Catherine Spaak, ha la possibilità di spaziare tra location autentiche (Arizona) e insolite (Isole Canarie).
La trama rispolvera in parte i moralismi tipici del western pre-leoniano, pur non ignorando del tutto la lezione del regista romano. Il nero Pike (Brown) deve consegnare alla moglie del suo defunto datore di lavoro 86.000 dollari. Lʼimpresa, che comporta un lungo viaggio dagli Stati Uniti al Messico, viene complicata dal fatto che la notizia si è diffusa e il bottino fa gola a molti. Il più accanito tra gli inseguitori è il cacciatore di taglie Kiefer (Van Cleef) che allo scopo non esiterà a stringere improbabili e fragili alleanze con banditi e uomini di vario malaffare. In cambio Pike troverà supporto nellʼelegante baro di colore Tyree (Williamson) e in unʼex prostituta francese (Spaak), accompagnata dal fido indio Kashtok (Kelly), muto ed esperto di arti marziali.
Se affatto isolati sono i casi in cui un musicista italiano abbia lavorato in un western dʼoltreoceano, più raro è il contrario. Jerry Goldsmith, quasi a coronamento di una significativa militanza nel genere, é anzi lʼunico compositore americano a cui sia stato affidato il commento di un western con partecipazione coproduttiva italiana. Il risultato è un compromesso tra gli slanci lirici del sinfonismo di scuola americana ed alcune delle soluzioni morriconiane - ad esempio, lʼuso delle ritmiche o il contributo, anche diegetico, dellʼarmonica - senza ​però prescindere dallo stile personale dellʼautore.
Azione, sentimento e, in misura minore, tensione sono gli ambiti toccati dalla partitura.
Il tema principale “Main title” inizia in sordina come una melodia pastorale con armonica e flauto; dopo qualche battuta archi e fiati abbracciano una dimensione sinfonica da western di frontiera, ma si colgono pure le ritmiche a cavalcata e uno strumming di chitarra acustica. Tra i diversi ricorsi, “End credits“ ripete la sequenza iniziale ma con una chiusura più netta; “Hey boy” ed “Over the hill” si concentrano soprattutto sulla parte più raccolta, impiegando flauto e ottavino; “Friendly enemies” riprende la versione per orchestra.
Nel film si sprecano sparatorie, duelli corpo a corpo, inseguimenti mozzafiato, scoppi di dinamite. Musicalmente parlando, il fitto capitolo avventura si focalizza di conseguenza sull’enfasi orchestrale con frequenti allusioni al Leitmotiv, anche rallentate e dagli arrangiamenti minimalisti (chitarre acustiche e flauti): “Run for cover” (nella sezione ritmica echeggiano colpi di frusta morriconiani), “Two gentlemen” (con energico uso delle percussioni), “Fallen bridge”, “We made it”, “Cliff dwelling battle”.
I brani drammatici rivestono i momenti di pericolo e le trame dei villain, in particolare del killer interpretato da Van Cleef. Il suo profilo è contornato da un tema identificativo che troviamo nel prologo (“After you”) e ogni volta che egli si muove sulla scena: è un astratto e disturbante amalgama tra armonica, fiati dissonanti e sonorità elettroniche, organizzato da Goldsmith attingendo alla sua esperienza nella musica dodecafonica. Il pezzo successivamente funge da spunto per ulteriori divagazioni tensive in “Move over” e in “A second chance”; nel caso di “Over the bridge, confluisce in un interludio acustico d’atmosfera, dopo il quale prendono il sopravvento archi e fiati striscianti su un arpeggio di chitarra. Il killer interpretato da Van Cleef, inoltre, ogni tanto strimpella l’armonica: ecco allora la performance solistica “Hunters harmonica”.
Per commentare lʼamicizia tra Pike e Tyree, il compositore ricorre alle calorose sottolineature sentimentali di “My word”, “A sad story” e “Nowhere to go”: il compito è assolto opportunamente soprattutto da archi e flauti soffusi.
Come episodi di circostanza vanno annoverati “A good walk”, che inizia come un lamento per chitarre (classica ed acustica) più archi, per poi sfociare in una coda messicaneggiante per ottoni; “Down the hatch” e “Shaky sheriff”, che descrivono istanti dʼattesa intrecciando fiati, archi, percussioni e chitarra classica; “The work camp”, che brilla estesamente per malinconica intensità grazie a fraseggi di chitarra classica e di flauto alternati a passaggi per ​archi.
Venendo, infine, allʼiter discografico dopo la prima assoluta in CD risalente al 2000 e curata da Film Score Monthly, lʼetichetta californiana La-La Land Records ripubblica ora, sempre in CD, lo stesso materiale sonoro della precedente edizione, sebbene con alcune varianti nel montaggio e nella titolazione delle singole tracce.

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Daniela Bocconi

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