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17 Nov2018

La librería

Scritto da Roberto Pugliese . Pubblicato in Cinema

cover casa di libriAlfonso de Vilallonga
La casa dei libri (La librería, 2017)
Música Global Discográfica S.r.L.
14 brani + 4 canzoni – Durata: 32’11”

Alfonso de Vilallonga Serra Barón de Maldá y Maldanell y Barón de Segur è una poliedrica figura di attore-cantautore-compositore, classe 1960, di ascendenze – come si evince facilmente – nobiliari che risalgono alla più antica aristocrazia di Barcellona; e di Barcellona è anche la coetanea Isabel Coixet, normalissima famiglia borghese, laurea in storia e primi passi mossi nel mondo della fotografia e della pubblicità, ma vocazione del cinema mai sopita e lasciata libera di scorrere a partire dalla fine degli anni '80.

 Una ventina d'anni fa questi due talenti catalani si sono incontrati dando vita a un sodalizio tutto interno al rinnovamento del cinema spagnolo, che la regista incarna su un fronte particolarmente sensibile e introspettivo, privilegiando delicati e difficili personaggi femminili, spesso affidati ad attrici di area anglosassone come la canadese Sarah Polley o la statunitense Lily Taylor, che reagiscono imprevedibilmente ad avversità, handicap o malattie (come quelli interpretati dalla intensa Polley in La mia vita senza di me e La vita segreta delle parole). In questo caso è l’inglese Emily Mortimer a raccogliere il testimone, partendo dal romanzo “The bookshop” della scrittrice britannica Penelope Fitzgerald, nei panni di una giovane vedova determinata ad aprire una libreria in un paesino del Suffolk, scontrandosi con la superstizione che vuole il locale abitato da fantasmi e con il boicottaggio di una ricca grandama che ha appoggi in alto loco.
 A dispetto del proprio altisonante nome blasonato, Vilallonga è un compositore pudico, ipersensibile e dai toni sommessi e inteneriti. Questa breve ma penetrante e sofisticata partitura lo prova inequivocabilmente, cercando di integrarsi con discrezione nelle vibrazioni emotive e nel sentimento di solitudine della protagonista: per farlo il musicista sceglie la sezione d'archi come voce privilegiata, in una scrittura soffusa e tenue, mirata su viole e violini impegnati in un tema dolcemente doloroso (“The bookshop”, “Dreamy bookshop”), che diventa ancora più toccante quando prende una forma quartettistica (“Green & Brundish”, “Don't like reading”). La qualità del melodismo di Vilallonga, a tratti mediterraneamente struggente, non va però confusa con sentimentalismo o stucchevole mozione degli affetti; in realtà i modelli della sua ispirazione sembrano rifarsi al tardo quartettismo tardoromantico o protonovecentesco di Berg e Schönberg, ossia a quel clima notturno e di smarrimento interiore che di lì a poco avrebbe aperto le strade alla Nuova Musica. Ed infatti se ne avvertono risonanze tangibili nel politonalismo della variante sul tema iniziale di “Brundish house”, così come nel frammento pianistico totalmente atonale di “Walls”. Ed anche la spensieratezza di alcuni momenti felici, come “My first customer” prende la forma ambivalente di uno scherzo per pizzicati e clarinetto suggellato dalla pensosa ripresa degli archi, oppure quella di un dialogo a distanza vagamente spettrale e armonicamente instabile tra pianoforte, violino e clarinetto in “Lolita”.
 La brevità delle pagine (“Incalculable help”, di fatto un accordo atonale lievemente modulato, non arriva a venti secondi) non frammenta l'unitarietà del pensiero musicale dell'autore ma paradossalmente la cementa maggiormente, quasi si trattasse di brevi, sfuggenti enunciazioni di un'unica frase; vi sono momenti dove mestizia e malessere si fanno più penetranti, come nella splendida “Final bookshop”, in cui il respiro si fa più ampio e i percorsi degli strumenti raggiungono una compenetrazione reciproca e una concentrazione espressiva di profilo severamente classico. Cui vanno ad aggiungersi, a riprova del suo multiforme e colto talento di autore di canzoni, i 4 brani “old fashioned” scritti per la calda e sinuosa voce della cantante afro-britannica Ala.Ni; un tocco consapevolmente vintage e di intima complicità emotiva con una partitura che lavora tanto più in profondità quanto più sembra appena sfiorarci.

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Daniela Bocconi

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