Joko invoca Dio… E muori
Carlo Savina
Joko invoca Dio… E muori (1968)
Penta Music/Beat Records PTM 009
28 brani (25 di commento + 3 canzoni) - durata: 62'46"
Joko invoca Dio… E muori è un western all’italiana con marcate inflessioni gotiche diretto da un maestro del genere quale Antonio Margheriti, che ripeterà un simile esperimento di commistione l’anno dopo con …E Dio disse a Caino. La trama è però abbastanza ordinaria: illustra la vendetta di Joko (Richard Harrison) nei confronti dell’istrionico Mendoza (Claudio Camaso), colpevole di aver tradito lui ed un complice (brutalmente ucciso all’inizio del film) per impossessarsi dell’oro che insieme avevano progettato di rubare ad alcuni banditi.
In tutti i suoi primi western, Margheriti sceglie come spalla cinemusicale Carlo Savina, che qui realizza un commento ad alto tasso atmosferico. La placidamente minacciosa “Vengeance”, cantata sui titoli di testa da Don Powell, con armonie spagnoleggianti e caraibiche in alternanza, si avvale del coro I Cantori Moderni di Alessandroni e dei contributi di armonica, tromba e chitarra acustica. Sfilano poi, diverse per forma e sostanza, le variazioni strumentali, che sviluppano liberamente alcuni elementi tematici. In “Terre lontane” è presentata una versione dinamica per organo, chitarra elettrica e fiati; lo stesso dicasi per “In viaggio”, con un organo simile ad un clavicembalo arricchito da tocchi di chitarra acustica ed elettrica, e per “Verso il confine”, approfondimento etnico per chitarra classica ed acustica; un caso a parte è “In piena corsa”, con predominio di trombe e ritmiche più accelerate. Al contrario, le riprese lente e malinconiche - come “Nella sera”, riduzione ad arpeggi di chitarra classica più ornamenti di tromba con sordina, chitarra acustica e chitarra elettrica; “Riflessioni”, per chitarra classica, tromba con sordina, organo e spunti melodici di chitarra elettrica; il trittico “Chitarra nella notte”, “Dopo la corsa” e “Il destino di un cowboy”, per sola chitarra classica o due chitarre (acustica e classica) - si spiegano col fatto che nel film non mancano momenti di meditazione e romanticismo. Al di là degli sviluppi tematici, una buona metà della partitura offre un vasto campionario di caratteri scuri e claustrofobici, transitando dalla tonalità all’astrattismo e a ritroso. Sono una conseguenza delle tetre atmosfere create da Margheriti, delle location angoscianti (il finale si svolge interamente in una miniera di zolfo) e della presenza di un villain eccentrico e sopra le righe come Mendoza: cilindro in testa, bastone alla mano, sguardo allucinato e ghigno beffardo alla Joker. In tale comparto le sonorità prevalenti sono quelle jazz della tromba con sordina (“Attesa drammatica”), quelle rock della chitarra elettrica distorta e non (“Terre assolate”, “Momenti di tensione”, “Invoca Dio e muori!”), quelle psichedeliche dell’organo e degli effetti elettronici (“Allucinazioni”). La coesione fra queste soluzioni è assicurata da percussioni assortite, isolati interventi di chitarra acustica, costanti allusioni, soprattutto per violoncello, al tema portante (“Il suo nome è Joko”, “Deserto”, “Vendetta finale”). Estesamente documentata su CD nel 2008 da GDM Music/Hillside, la partitura è stata recentemente presa in carico da Penta Music/Beat Records che ha approntato questa ristampa, arricchendola con alcune bonus track: la suite “Terre assolate” e le versioni alternative di “In piena corsa” e “Vengeance”. I primi cinque brani, invece, riportano fedelmente le tracce in mono di un vecchio vinile della CAM.
