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22 Apr2015

For Greater Glory - The True Story Of Cristiada

Scritto da Francesco Carbonaro. Pubblicato in Cinema

cover_for_the_greater_glory.jpgJames Horner
For Greater Glory - The True Story Of Cristiada (Inedito, 2012)
Varèse Sarabande 4005939716325
14 brani – durata: 78’ 33’’



Escluso dal mercato cinematografico italiano For Greater Glory è l’opera prima di Dean Wright, specialista in effetti visivi che, per il suo esordio alla regia, si dedica ad avvenimenti lontani dall’orizzonte storico europeo: la cristiada, ovvero l’uccisione di cristiani per mano del regime comunista in Messico. Per musicare la pellicola l’esordiente si è affidato a James Horner il quale, fin dal primo brano (“Entre la luz y el pecado”), dimostra di voler innestare il suo discorso musicale su una dialettica luce-ombra. La modulazione vocalica che apre il pezzo, performata dalla bravissima Clara Sanabras, racchiude in sé tutta la componente, che potremmo definire più spirituale, la quale caratterizzerà tutta la score e contrasta con un’orchestrazione più “pesante” e materiale.
Questo contrasto con la realtà è introdotto dagli archi che espongono il tema prima vocalizzato; questa dicotomia, in una sorta di scontro dialettico tra bene e male, si paleserà anche successivamente. Dal carattere arioso è anche l’inizio del secondo brano “The death of Padre Christopher” nel quale gli archi sembrano percorrere i passi del giovane Josè fino a quando una minaccia invade lo spazio, un’insidia trasformata in musica dall’intervento di trombe al quale fa seguito un clima di attesa riempito da vocalizzazioni accompagnate da archi che ripresentano il tema, questa volta con accenti più lugubri e con una velocità che sembra preludere all’imminenza di qualcosa; i tamburi sullo sfondo, connotano militarmente la musica e accentuano il carattere di profonda sospensione che precede l’esplosione in uno sfumato tanto caro al compositore che preferisce poi lasciare spazio alla riproposizione delle strofe che erano state presentate in apertura, continuando il suo discorso verso la separazione tra luce e ombra che in musica, per tutto l’arco della colonna sonora, sarà tradotto in termini di strumentazione chiaroscurale e nelle variazioni del tema.
Di diverso carattere è “We’re cristeros now” nel quale viene presentato per la prima volta il tema musicale che connota l’azione dei cristeros; un tema a più voci, tra le quali sembrano celarsi proprio quel gruppo che si oppose al regime. Di grande vivacità è anche l’uso di strumenti “spagnoleggianti” (arpa paraguaiana e chitarra che ricordano da vicino The Mask of Zorro) i quali presto lasciano spazio a un’aperta riproposizione del tema che sembra contrastare con l’intimità con il quale viene eseguito all’inizio del brano “Goro and Tula”. Il rapporto coniugale qui viene musicato con una calma e leggerezza sconosciuta fino a ora ma trova una stretta connessione con il tema principale sul quale, però, le viole gettano un’ombra sinistra che si propaga anche nel brano successivo (“General Gorostieta”) dove, ancora una volta, il carattere militare ci viene comunicato dal rullare di tamburi sul quale si innesta un gioco di archi che precede la riproposizione del leitmotiv; tuttavia, sembra aver perso quel carattere arioso che all’inizio lo aveva caratterizzato, quasi che l’ombra si fosse allungata su di esso, le vocalizzazioni sono dimesse, gli archi sembrano fare fatica a trovare la loro dimensione, la luce si è tramutata in oscura attesa. Attesa di morte che, non a caso, in “The dead city”, trova un ulteriore sviluppo nell’accompagnamento di voci che modulano un lamento e sul quale cala il peso delle percussioni e delle trombe che ottenebrano ancora di più un’atmosfera densa che sfuma, ma che trova un raggio di luce nell’esecuzione del tema da parte degli archi che si stagliano quasi all’improvviso e inaspettatamente, alla stregua di una speranza ormai quasi persa. Un’analoga luce sembra essere sprigionata dai fiati che aprono il successivo, “Men will fire bullets, but God decides where they land”, che costituisce uno snodo nel cammino musicale; qui la musica, infatti, ritrova parte dell’originaria ariosità che si era perduta e l’esecuzione piena del tema si invera tramite un gioco di archi. Tuttavia è solo una pausa che trova il suo epilogo già in “Jose saves Catorce” nel quale un’orchestrazione più pesante torna protagonista e il coro di lamenti si ripresenta in maniera costante per gran parte del brano. Dal colore musicale più impetuoso e violento appare il brano “Ambush” dove il tema vocalico, che nel secondo brano aveva connotato i cristeros, viene ripreso più velocemente e intervallato da percussioni che sembrano retrocedere prima della riproposizione del tema principale il quale, tuttavia, non trova la stessa grandezza di esecuzione che invece recupera in “Bullet on the floor” nel quale si crea uno splendido innesto tra i due leitmotiv principali, che creano un tessuto musicale di grandissimo spessore emotivo dove le voci si uniscono per un pezzo di grande bellezza.
L’esplosione emotiva trova raccoglimento nel pezzo successivo “Jose’s martyrdom” nel quale Clara Sanabras ripresenta le strofe di apertura; nella dialettica luce-ombra che, come abbiamo notato, sembra caratterizzare tutta l’opera di Horner, anche qui le luminose vocalizzazioni si scontrano con le ben più tenebrose percussioni che contagiano la cristallinità della vocalizzazione che nel brano “Death” sembra aver perso la propria componente distintiva.
Archi e percussioni caratterizzano la prima parte di “Cristeros” sui quali si innesta il tema vocalizzato della resistenza che, come in “Bullet on the floor”, trova una splendida compenetrazione con quello principale che presto sembra vincere su quelle lugubri percussioni che si fanno sempre più rade; come in uno scontro epico, la luce alla fine ha vinto e il tema si ripresenta nella sua luminosità, eseguito da archi, che ne caratterizzano l’ariosità che prima sembrava essere perduta; poi tutto si dissolve in uno sfumato e i fiati intervengono a raccogliere il testimone di una vittoria sulle tenebre.
La grande messe di emozioni che hanno percorso tutta la score trova splendido epilogo in “Just another chapter of history” che costituisce il capitolo conclusivo di una lotta tra luce e ombra, allegorizzata dall’uso che il compositore aveva fatto dell’orchestrazione. Un altro capitolo di storia è stato scritto e la musica sembra racchiudere la solennità del momento che trova perfetto compimento nell’ultima interpretazione del tema eseguito da archi, trionfo sull’oscurità al quale partecipa anche il coro.
For Greater Glory costituisce una gradita sorpresa nascosta, tra le opere più riuscite di Horner negli ultimi anni; in essa si ritrova trasposta una dialettica antica, quello scontro tra luce e ombra che in musica sembra trovare il suo momento di sintesi.

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Daniela Bocconi

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