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06 Mar2014

From Russia with Love

Scritto da Roberto Pugliese . Pubblicato in Cinema

cover_from_russia_with_love.jpgJohn Barry, Lionel Bart
A 007, dalla Russia con amore (From Russia with love, 1963)
Harkit Records HRKCD 8426  
23 brani + 2 canzoni – Durata: 54’11”



Se vogliamo considerare ancora in “conflitto di attribuzioni” il soundtrack del primo film di 007, Dr. No, già oggetto di una preziosa “extended edition” della Harkit, stante l’annosa querelle tra Barry e Monty Norman sulla paternità del “James Bond Theme” e il limitato ruolo di orchestratore e direttore del primo, possiamo dire che Dalla Russia con amore è di fatto la prima, vera partitura barryana per la saga dell’agente segreto di Ian Fleming. Ed ancora una volta l’etichetta inglese si distingue meritoriamente nell’editare, a cinquant’anni dalla sua creazione, un “expanded score” spettacoloso e traboccante di gemme musicali, inglobando anche brani non utilizzati nell’editing finale e che, ai tempi del precedente cd Capitol/Emi (2003) e delle innumerevoli cover della canzone conduttrice, si pensavano perduti. Il trentenne compositore era qui all’apice delle proprie possibilità e dotato di un fantasismo strumentale, di un “colore”, di una inventiva e di una capacità architettonico-musicale straordinari.
Meno cupa di Goldfinger, meno insinuante di Operazione tuono, meno esotica di Si vive solo due volte, questa partitura luccica però di bagliori asciutti, secchi, di un sound essenziale e ritmato, e di soluzioni timbricamente indimenticabili, fondate su un geniale sfruttamento dei leit-motifs e su una tavolozza orchestrale nitida, e sospesa perennemente tra sinfonismo moderno e pulsioni jazz-pop, ossia il dualismo stilistico che caratterizzava in quegli anni la vena del musicista inglese. A questo si aggiunga una componente etnica precisa, se è vero come è vero che originariamente la produzione prevedeva l’utilizzo di musica turca, coerente con l’ambientazione, proprio come in Licenza di uccidere Norman aveva usato musica giamaicana; a tale scopo Barry aveva compiuto numerosi sopralluoghi al seguito della troupe e una vera “full immersion” nella cultura musicale del paese, ma in conclusione questo sforzo si è limitato all’utilizzo di alcuni strumenti a percussione locali, perché il compositore decise che l’effetto brillante, quasi comico della musica turca mal si sarebbe conciliato con il risvolto drammatico, teso che egli intendeva dare al soundtrack. Tracce di questa impostazione rimangono però in alcune pagine come “Stalking”, la sequenza che precede i titoli di testa, direttamente ispirata ai moduli della musica turca, e curiosamente riecheggiata più tardi da Marvin Hamlisch in una sequenza di La spia che mi amava (1977), altro film della serie a non avere musica di Barry.
La raffica ritmica con cui si aprono i “Main title” nella versione filmica, precede una delle molte versioni della title song, firmata anche per il testo da Lionel Bart e resa celebre nella morbida versione del “crooner” Matt Monro che nel film proviene come source music radiofonica; pezzo abilmente “slaveggiante” quello del compositore celebre per Oliver!, quasi una ballata che Barry incorpora sin dai titoli d’apertura (”James Bond is back”), mescolandola al James Bond Theme con l’aggiunta di alcune varianti strumentali come la presenza pulsante dei bongos (“James Bond with bongoes”). Un’ulteriore variazione della canzone si fa largo in “Tania meets Klebb”, prima di un disegno in tremolo degli archi contrappuntato da accordi accentati degli ottoni, ma ecco che “Meeting in St. Sophia” ci svela Barry in una delle sue pagine più felici, fondate come spesso sulla scansione ritmica regolare e ripetuta di un’idea: qui un lamentoso tema di tre note sottolineato dalle campane ed esposto dai violini. Formidabile anche “Girl trouble” che accompagna quasi coreograficamente la scena del duello fra le due gitane nel campo nomadi; un implacabile ostinato ritmico in battere iniziato dai bassi accoglie un tema saettante di violini e xilofono intercalato da gruppi di accordi di ottoni e timpani. L’effetto è quello di una bomba a orologeria ticchettante in un crescendo soffocante. L’incontro tra Bond e Tania (“Bond meets Tania”) è invece delegato ad una lirica, limpida versione per violini, arpa e pianoforte del tema di Bart mentre con “007” facciamo per la prima volta conoscenza con quello che è considerato il “secondo tema” di James Bond, interamente ascrivibile a Barry: una pagina che tornerà anche nei film successivi, infatti, come momento epico-descrittivo del personaggio, attraverso un incalzante ritmo sincopato sottolineato da ottoni e violini su cui si leva nei corni e poi negli archi un tema eroico, quasi wagneriano. Pagina di felicissima inventiva ritmico-armonica, sviluppata e rinforzata strumentalmente in “007 takes the Lector” (brano utilizzato nella sparatoria al campo nomadi), in un climax orchestrale furoreggiante e travolgente. Geniale anche il mix fra una chitarra acustica dal suono caldo e popolare (“Guitar lament”), e il contrappunto degli archi e di una tromba in sordina militareggiante in “Gypsy camp”; ma Barry continua a lavorare d’intarsio sulla canzone di Bart anche in pagine di pura suspense music come “Death of Grant”, che ne alterna frammenti negli ottoni ad un violento disegno ribattuto. Il James Bond Theme esplode in una versione particolarmente frenetica nei tempi e abbagliante nei timbri, come vero nucleo motorio della partitura e non necessariamente destinato a commentare i momenti più spettacolari (qui ad esempio la scena in cui Bond controlla che nella propria stanza non vi siano microfoni), per i quali gli viene preferito il galoppante “007”: una procedura che, del resto, si nutre di un gioco di rimandi e citazioni continue dal film precedente, al punto da creare anche qualche problema di collocazione e identificazione. Ad esempio la convulsa pagina d’azione che accompagnava in Licenza di uccidere lo scontro fra il Dr. No e Bond, e il sabotaggio da parte di quest’ultimo dei piani criminali del primo, viene qui traslocata nella sequenza dell’elicottero e in quella dell’inseguimento del motoscafo di Bond da parte degli uomini della Spectre. Brani in un certo senso”apocrifi”, che forse non a caso non compaiono nell’album.
Barry comunque scompone e ricompone continuamente i materiali, rallentando nel ritmo il James Bond Theme (il tremolo di archi e l’arpa in “Leila dances”) e lasciando spesso e volentieri l’orchestra esplodere in colpi secchi, frustate rapide e accentate alternate a improvvise rarefazioni del sound (il finale del brano appena citato); oppure chiamando in causa quasi unicamente i timpani a rullare funebremente in “Death of Kerim”, pagina misteriosa e fluttuante tra fortissimo degli ottoni e sussurranti accordi del vibrafono.
Particolarmente interessanti e istruttive appaiono le varie “alternate version” che chiudono l’album, e relative sia alla canzone di Bart che a “007”. In particolare l’”alternate version 2” di “From Russia with love” si compone di una prima parte in cui il James Bond Theme viene offerto quasi al rallentatore in un’orchestrazione sfolgorante, mentre la seconda parte accarezza languidamente il brano di Bart. Cupissima e pesante, incombente anche l’”alternate version 2” di “007”, che privato dell’adrenalina originaria si trasforma in una sorta di inno solennemente minaccioso.
In altre parole uno score complesso e anche dalla genesi piuttosto frammentata e tormentata, che aprì però la via al compositore come musicista unico e ufficiale della serie, e che questa uscita discografica ora recupera nella sua integrità assolvendo non solo ad un compito filologico meritorio ma permettendoci di riassaporare integralmente un mosaico musicale di esemplare, pungente fattura.

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Daniela Bocconi

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