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09 Mag2012

Magnifica presenza

Scritto da Gianmarco Diana. Pubblicato in Cinema

cover_magnifica_presenza.jpgPasquale Catalano/AA.VV.
Magnifica presenza (2012)
GDM Music Italia 2096
21 brani (11 di commento + 9 canzoni) – Durata: 62’00’’

 

Se c’è una nota caratteristica nella filmografia di Ferzan Ozpetek, regista turco naturalizzato italiano, è la maniacale attenzione per le musiche e le canzoni dei suoi film.
Non è un caso che egli ricorra per la seconda volta, dopo Mine vaganti, al lavoro del compositore Pasquale Catalano.
Napoletano, classe 1966, Catalano si mette in luce da subito con le colonne sonore per Pappi Corsicato (Libera, I buchi neri) e Paolo Sorrentino (L’uomo in più, Le conseguenze dell’amore) e con quelle per la serie Tv Romanzo criminale, ottenendo ampi consensi e la candidatura al David di Donatello. Ma è con Ozpetek, appunto in Mine vaganti, che il suo lavoro trova finalmente giusto riconoscimento: nel rapporto col regista turco sembrano esprimersi al meglio la creatività di compositore ed arrangiatore del nostro.
In Magnifica presenza domina un’atmosfera sud-americana, quella dei successi di Nat King Cole e delle Orchestre di Xavier Cugat o Esquivel.
La scrittura del tema portante, poi ripreso in diversi arrangiamenti nel corso del film, richiama alla mente proprio quella qualità “exotica” tipica della fine degli anni ’40 in America.
La presenza della cantante turca Sezen Aksu (vero e proprio portafortuna dei film di Ozpetek) acquisce questa sensazione per cui, pur narrando il film una storia ambientata in Italia, sembra costantemente di viaggiare attraverso paesi lontani, veri o irreali che siano.
“La sera della prima” e “Magnifica presenza” sono due parti di un unico corpo musicale, dove gli strumenti della tradizione italiana e sud-americana convivono con l’orchestra e i vocalizzi della cantante, creando una sfacciata ipotesi di musica-patrimonio della Compagnia Apollonio del film.
In altre occasioni è la “modernità” corale del suono pop a fare da contraltare narrativo alla storia, come nei brani “Tenna” e “Sude” della stessa Sezen Aksu o nell’impronta quasi J-Pop di “Obecanje” della croata Ljupka Dimitrovska.
I momenti strumentali consistono in versioni e arrangiamenti del tema principale: in “Finzione” il flauto suona una melodia misteriosa, mentre l’orchestrazione è “morbida”, quasi onirica; in “Figurine” la chitarra elettrica e il bandoneon si appoggiano su cadenze di rhumba e in “Una grande attrice” la drammaticità è affidata agli archi. In “Compagnia Apollonio” il pianoforte cesella di fino suonando quasi un minuetto, in “Realtà” è un pianismo scuro e lirico a farla da padrone, mentre in “Provino” i pizzicati degli strumenti ad arco creano una sensazione sospesa che poi sfocia ancora nella ripresa del tema.
In “Bordi” la sola chitarra acustica tratteggia la melodia, e nella finale “Garibaldi” sono gli archi ad emergere in tutto il loro pathos.
Ancora canzoni, inframmezzate alle musiche: “Tutt’al più” di Patty Pravo (altra vera icona musicale per Ozpetek), “I wish I didn’t love you so” di Betty Hutton (tratta dal film americano La storia di Pearl White del 1947, ennesimo collegamento ipertestuale e cinefilo del regista), la malinconica “Unuttun mun beni” di Sezen Aksu (ripresa anche in versione strumentale ed orchestrale).
Insomma, uno splendido lavoro di composizione, arrangiamento e direzione dell’orchestra, in compagnia del fidato Giuseppe Sasso, già con Catalano in Mine vaganti, per una colonna sonora altamente consigliata per l‘ascolto casalingo.

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Daniela Bocconi

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