19 Ott2010
A Nightmare on Elm Street
Steve Jablonsky
Nightmare (A Nightmare on Elm Street – 2010)
Sony Music 88697718382
18 brani di commento – Durata: 50’05”
Una soggezione che il quarantenne Steve Jablonsky, tipica figura di “addictional composer” della factory zimmeriana, sembra non subire minimamente nel riazzerare completamente il paesaggio sonoro per il remake prodotto da Michael Bay e diretto da Samuel Bayer. Jablonsky è un compositore che lavora indubbiamente su alcuni “tòpoi” caratteristici di Zimmer o Gregson-Williams (ritmi solennemente scanditi dall’elettronica, lunghissime arcate, progressioni dinamiche colossali) ma, come ha avuto occasione di dimostrare nell’apocalittica partitura di Steamboy (2005, Katsuhiro Otomo), arricchendoli con una personale vena meditativa, sovente malinconica, a volte citazionistica, non di rado sorprendentemente eterodossa e architettonicamente sfrenata. Appare ad esempio chiaro, sin da “Freddy’s coming for you” e i “Main title”, che il climax è sospeso fra una tensione profondamente tragica (l’arpeggio emozionato degli archi nei “Title”) e le ambiguità agghiaccianti della horror music più raffinata ed elaborata (glissandi, dissonanze, spezzature, intrusioni rumoristiche). Curioso, nell’individuazione del nuovo leitmotiv, un aggancio abbastanza esplicito al Tema di Armonica del morriconiano C’era una volta il West, anche se poi le sue labirintiche ramificazioni ci conducono altrove. E’ costante in Jablonsky il dialogo proficuo tra orchestra e apparati elettronici (il tutto sotto la sapiente guida di Nick Glennie-Smith), dove l’una e gli altri si integrano in un’unica direzione di paesaggistica del suono: lo attestano la pensosa, cupa severità neoclassica di un brano come “Quiet drive”, bruscamente interrotta dalla deflagrazione del “tutti”, l’incalzare percussivo di “Boo” su cui echeggia sinistro il leitmotiv, o ancora lo struggente, sconsolato camerismo per archi di “Wake me up”. Horror music dunque, certamente, ma di superiore fattura e complessità: in perfetta linea con la “postmodernità” dell’horror cinematografico contemporaneo.
