Elena del Ghetto
Matteo Curallo
Elena del Ghetto (2026)
Cinevox Record
17 brani – Durata: 33’32”

Il 15 ottobre 1943, nel ghetto di Roma, Elena Di Porto tenta invano di avvertire gli ebrei dell’imminente retata nazista, ma non viene creduta perché ritenuta folle. Donna ribelle e perseguitata dal regime fascista, riuscirà a salvare solo i propri figli mentre la sua famiglia viene deportata dopo il rastrellamento del 16 ottobre. Pellicola diretta da Stefano Casertano, ispirata dalla storia vera di Elena Di Porto, con l’interpretazione intensa di Micaela Ramazzotti, la donna ebrea romana morta ad Auschwitz il 23 ottobre 1943. Le musiche originali sono state affidate all’astigiano, ma residente a Milano da anni, Matteo Curallo (classe 1976) – vi rimandiamo alla nostra puntata di Soundtrack City in cui lo abbiamo intervistato (vedi qui) –, autore di colonne sonore per teatro, documentari, televisione e cinema, tra cui le quattro pellicole del “caso web di enorme richiamo per piccini” del duo Me contro Te, che ha saputo riportare su pentagramma la tragedia, la tensione, il folclore popolano romano e la dolcezza intima della protagonista assoluta della storia narrata. “Elena del Ghetto” apre l’album digitale con un leitmotiv di rara immediata cantabilità, bellezza empatica e pura estrazione popolare romana ma anche mediterranea, con chitarra acustica, mandolino, coretto di voci fanciullesche e adulte mischiate, archi, tutto molto cullante, fiabesco ma intriso di nostalgiche vedute interiori, un po' rimembrante certe armonie romantico-melanconiche di Armando Trovajoli e Carlo Rustichelli della Golden Age cinemusicale nostrana. Un vocalizzo etereo e onirico di Piera D’Isanto, cosparso di raggelante malinconia, si ode in “La guerra di Elena – Prima parte” supportato da chitarra e archi. “Aria de famija” è una melodia popolaresca dolceamara per mandolino, archi e tastiere. “Quando eri creatura” è un brano lieve per archi e fiati, breve ma sospirante. “Tra i vicoli di Roma” è una ballata popolaresca vibrante vivaci gioie di pensieri fuggenti la bruttura della guerra e dell’occupazione fasci-nazista, in cui il tema principale ha la possibilità di correre armonioso. “La guerra di Elena – Seconda parte” è pura ansia; invece “La resistenza di Elena – Prima parte” pigia il pedale su un lungo drammatico incedere tensivo-percussivo tra tambureggiamenti e archi sottesi e gracchianti, con una seconda parte più dinamica in cui appare il tema portante in piena fuga, subito dopo spento da un tremolio costante degli archi in tensione continuativa. “Donne de core” è il secondo tema, invero costola del primo, in versione teneramente pastorale e delicatamente bucolica. “Sulla strada de casa” per pizzicati d’archi e chitarra acustica è un breve brano di raccordo. “Nun se direbbe che ce sta ‘a guerra” è dapprima saltellante e poi meditativo e quasi sconsolato. “Tira ‘na brutta aria” è un reale tira e molla sospensivo per archi e synth. “E’ stanca ‘sta città” è delicato e avvolgente; per contraltare “La resistenza di Elena – Seconda parte” vibra di tensione emotiva oltre che fisica della protagonista, dove, nella parte conclusiva, si libra in una corsa liberatoria, almeno all’apparenza. “La guerra di Elena – Terza parte” delinea un tragicità trattenuta e altamente sofferente, con gli archi gravi e repentini. “Non torneranno – Prima parte” risuona drammaticamente ondulante e oscuro, tra sintetismi gravosi e archi che appaiono e scompaiono, titubanti, e sprazzi percussivi. “Non torneranno – Seconda parte” punta sulla gravosità percuotente, seppur dai toni lievi, degli archi (della sezione dei violoncelli più di preciso), nel rendere così la tensione drammaturgica ancora più toccante e straziante, soprattutto sul finire del brano con quel vocalizzo liricamente sfuggente e doloroso. “Elena del Ghetto – Io so’ così” chiude la OST con il leitmotiv portante in forma ancora una volta cullante e carezzevole.
