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08 Ott2025

L’Inferno

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

cover linferno sincopaticiFrancesca Badalini, Andrea Grumelli & Claudio Milano
L’Inferno (1911)
Snowdonia Dischi SW 99
Lato A: 9 brani
Lato B: 9 brani

L’arte della rimusicazione, da parecchi anni a questa parte, di lungometraggi e cortometraggi del Cinema Muto è (il più delle volte) foriera di nuove composizioni strabilianti, sperimentali e innovative. Si parla pur sempre di musica al servizio dell’immagine, tuttavia chi scrive uno score oggi per il Muto ha più libertà creativa perché, per fortuna sua, non si deve confrontare con il regista, montatore o produttore, dato che parliamo di Opere di (sommariamente) 150 anni addietro. Il compositore deve fare i conti solo con le immagini e con sé stesso. Quindi ciò può comportare, come asserito poco sopra, una tale libertà di pensiero compositivo da mettere su pentagramma dei veri e propri bignamini improvvisativi geniali (anche se in taluni frangenti scontati o tediosi se non vi è dietro, comunque, una logica di approccio), partiture realmente fulminanti che spaziano liberamente, con notevole dialettica autoriale, tra differenti generi musicali e sperimentalismi che lasciano a bocca aperta. Quest’ultima attestazione calza a pennello alle composizioni di Francesca Badalini, Andrea Grumelli & Claudio Milano, eseguite dal gruppo de I Sincopatici (diverse volte menzionati o recensiti nel nostro portale) – al secolo la Badalini al pianoforte, sintetizzatore e zither (cetra da tavolo); il Grumelli al basso, effetti elettronici e soundscapes; Luca Casiraghi alle percussioni e batteria; con la special guest Milano ai vocalismi e voce recitante – per il capolavoro dantesco del Silent Movie italico L’Inferno del 1911, diretto da Giuseppe de Liguoro, Adolfo Padovan e Francesco Bertolini, ispirati dalle magnifiche illustrazioni di Gustave Doré. Film ritenuto il primo lungometraggio Kolossal del cinema italiano, con 5 bobine per 54 scene e una durata totale di 1h e13’; primo appartenente al genere fantasy nel nostro Bel Paese, con, per l’epoca, effetti speciali all’avanguardia, grandiose scenografie, una quantità incredibile di costumi e comparse. Lo score è suggestivamente ipnotico e scombussolante, capace di farti discendere nei gironi infernali di Dante, con alcune terzine originali o adattate dal testo del Divin Poeta fiorentino, enunciate dalla vocalità stregante, mefistofelica e dolorosa, a seconda dell’interpretazione e del girone in cui si <<va nella città dolente>> in atto, dello stratosferico performer Claudio Milano, attaccandosi alle orecchie di chi la ascolta con un perverso, ammaliante e disturbante sound rock-new age-ambient-industrial – esempi lampanti sono “Per me si va nella città dolente” o “Ed ecco verso noi venire per nave” –.
Le atmosfere compositive trasudano di certe screziature sonore synth anni ’70 – ’80 (ad esempio Pink Floyd o Tangerine Dream), nonché certi sperimentalismi etnico-tribali alla Lavagnino o Usuelli, per non dire il Morricone del Gruppo di Improvvisazione di Nuova Consonanza, finanche gradazioni prog-new age-jazz tra Goblin, Brian Eno e Miles Davis (“Amor che a nullo amato amar perdona” ne qualifica nel migliore dei modi ogni indicazione musicale ivi asserita, ma non scherza nemmeno “Qui son gli eresiarchi”). “Stige” è uno di quei pezzi che affatturano, logorando masochisticamente e emarginando l’uditore. “Pier della Vigna” è inizialmente attimo di sofferente quiete per divenire ‘altro’, soprattutto grazie alla performance, canora e recitante, raggelante e impressionante di Milano. “Lucifero” gocciola liquefacenti sintetismi metal-rock su risate sataniche che assordano e straziano i timpani, pur restando ipnotizzati da cotanto clangore sonoro. Logicamente non è musica per tutti i palati, in modo sicuro un Sentire che abbinato alle sequenze risulta fondamentale suo appannaggio suggestivo e suggestionante, e se messa in sottofondo come sorta di audio di accompagnamento alla lettura della Divina Commedia, compendio ottimale e sensoriale di tutto rilievo. Il vinile contiene 18 tracce invece l’album digitale 26 brani.    

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Daniela Bocconi

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