L’abbaglio
Michele Braga ed Emanuele Bossi
L’abbaglio (2025)
Edizioni Curci Srl
19 brani – Durata: 48’46”

Michele Braga ed Emanuele Bossi tornano a collaborare con il regista Roberto Andò e gli attori Toni Servillo, Ficarra e Picone dopo La stranezza, con il quale ottennero il “SIAE Music Awards” e la nomination ai David di Donatello per le musiche. Per questa storia di codardia e redenzione durante lo sbarco dei Mille di Garibaldi in Sicilia nel 1860, i due compositori scrivono una partitura sinfonica che strizza l’occhio alcune volte a quelle grandiose e intimiste pagine melodiche e popolaresche di un certo cinema italico impegnato e grottesco al contempo degli anni ’60 – ’70, commentato da Armando Trovajoli, Carlo Rustichelli o Fiorenzo Carpi (in tal direzione, esemplare il tronfio e militaresco leitmotiv d’apertura de “I Mille” o la sua versione più derisora in “Le monache”). Ogni tanto qualche moderno accento alla Zimmer, come nelle agguerrite e tensive “Agguato nel bosco” con chiosa astratta o nell’imperiosa “La battaglia di Calatafimi”, fa scalo tra la prevalenza di pagine orchestrali più classicamente in linea con quanto sopra detto: “Assuntina” per chitarra acustica e fisarmonica su quieti archi oscillanti e fiati pensosi è un melodrammatico valzer; “Orsini dalla madre” parte sospettoso per diradarsi in una circolarità soffusa degli archi e dei fiati; “Partita a carte” dà all’oboe il compito guardingo di sottendere i toni drammaturgici dell’azione, con qualche struttura pentagrammata degli archi e fiati alla Franco Piersanti; un pesante adagio funereo iniziale mozartiano accompagna “Vita nel monastero”, celando un sentore di disgrazia imminente che viene contraddetto dal largo melodismo finale in cui il tema alla Trovajoli può farsi ascoltare in tutta la sua solennità; “Osman Bey” risulta, coi suoi archi pizzicati e l’incedere alla Buonvino, un saltabeccante e teso scherzo per orchestra.
Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview 2025
