Espion, lève-toi
Ennio Morricone
Alzati spia (Espion, lève-toi, 1981)
The Saifam Group/Sony Music Publishing COM 436
16 brani – durata: 36’48”

Nel 1981 la già debordante filmografia morriconiana si incrementa di dieci nuovi titoli. La sentimentalità vaporosa, a mezze tinte e dolcemente passionale di Butterfly. Il polistilismo di Bianco, rosso e verdone. Il delizioso esercizio retró di La banchiera in bilico tra danza e manierismi smancerosi a tal punto da generare più di un sospetto di ironia (come già ben vide Ermanno Comuzio) (1). Le romanticherie sospensive di La disubbidienza con quel “Morire e viverti” capolavoro di contemplazione amorosa. La padanità velata, autunnale di La tragedia di un uomo ridicolo. Il calligrafismo classicheggiante di La vera storia della signora delle camelie che si apre ad oasi di vibrato sentire. Gli archi solari e le variazioni “sul nome di Bach” di Joss il professionista.
Qualche perplessità su Occhio alla penna, anemico tardissimo western diretto da un imbolsito Michele Lupo e accompagnato da un commento stracco con tutti i segni di una demotivazione evidente e persino esibita; e su So Fine (Jeans dagli occhi rosa) che offre soluzioni curiose al di fuori delle corde consuete, e che forse meriterebbe un ascolto più attento.
A completare la deca, Espion léve toi, noir spionistico a regia Yves Boisset. Si noti che tre titoli su dieci fanno capo alla Francia: a conferma di un’empatia tra la musica del Maestro e la cinematografia transalpina, che coglieva le possibilità drammaturgiche di quelle note soprattutto nei contesti polar e affini. L’incontro con Boisset datava 1972 con L’attentat, score molto tesa che univa i cromatismi straniti inventati per il filone politico/poliziesco/investigativo a sonorità rivolte all’azione ed alla sua preparazione (oltre a qualche belluria mondana e al festoso, ritmato e grandeur “Ore 12 Saint German Des Pres”): è la Sinfonia per l’attentato”, diciassette minuti di suoni ora tenuti ora deflagranti per una composizione d’una libertà compositiva che Sergio Miceli definisce “inusitata” (2): per estensione, tecnica (i vari segmenti vennero assemblati e registrati secondo i principi della modularità orizzontale e verticale), organico (oboi, fagotti e controfagotti; chitarre elettriche, mandole, mandolini e mandoloncelli; archi, contrabbasso elettrico, percussioni, Moog), registri (occidentale, orientale). Insomma, un felice esito di “voluta promiscuità stilistica” (3). Boisset ne rimase sconvolto, ma non osò opporsi. I suoi film successivi vennero commissionati ad altri musicisti di ottimo nome quali Philippe Sarde e Vladimir Cosma. Poi il ritorno a Morricone (seconda ed ultima collaborazione), se per volontà del regista o della produzione non è dato sapere.
Il nome del maestro romano abbinato ad una composizione – applicata o ‘assoluta’ non importa - la fornisce di credenziali autorevoli ed allusive: l’ascolto subito si orienta in positivo, riflesso condizionato di rado deluso. Ennio Morricone è un marchio, un’insegna, una garanzia.
Alzati spia è una di quelle pellicole naturalmente votate alle note morriconiane, mix di intrigo spionistico, attentati e omicidi di ignota provenienza, un clima greve di minaccia continua ed occulta, un finale amaro senza redenzione, un incubo kafkiano in salsa polar servito dagli azzeccati dialoghi di Michel Audiard e dalle interpretazioni maiuscole di Lino Ventura, Michel Piccoli, Bruno Cremer: tre duri con stile, icone di una morta stagione che pare ieri. Memore dell’imbarazzo suscitato nel regista dieci anni prima, Morricone percorre qui una strada meno impervia e sperimentale e sfodera intera la sua abilità di artigiano-poeta del suono capace di emozionare, esaltare, commuovere alla sua maniera. Rivoluzionario sempre e per natura, crea una musica forte, intensa: senza riposo nelle sequenze di azione, liricamente protesa nei momenti meditativi ed in linea con il destino perdente di uomini e donne risucchiati in un ingranaggio che li stritola; ma anche pervasa da sonnambulismi sonori, echi indefiniti, rarefazioni oniriche. L’effetto d’insieme è una cappa plumbea, stagnante; una circolarità ossessiva, labirintica, tradotta nella ricombinazione di alcuni basilari segmenti risolti in un riflesso di specchi, di moltiplicate prospettive d’incubo, un agghiacciante cul de sac.
“Marche en La”, “Melodie pour Anna”, “Espion lève-toi (Interlude)” costruiscono le basi di uno sviluppo non lineare ove predominano frammenti armonici e tematici che rare volte si espandono in un processo identificabile come ‘tema’. Il tono è omogeneo ma non uniforme, stati di attesa, oscure minacce, climi statici e notturni, impennate ritmiche. L’orchestra non è massiva, non più di un sottofondo cupo e sospeso, le parti soliste vengono affidate di preferenza a clarinetto e flicorno (quest’ultimo anche in forma contrappuntistica).
“Marche en La”, eseguito da un’orchestra prevalentemente di fiati, si caratterizza per la sottolineatura ossessiva del ritmo dovuta sia alla forma ‘marcia’ sia all’impiego del basso elettrico. L’attacco-preludio è quanto di più morriconiano si potrebbe immaginare: sull’apertura di violoncelli e contrabbassi emerge l’intervento di una tromba con sordina, l’effetto è inquietante. Segue la ‘marcia’, o tema solista, affidata a un clarinetto e replicata dall’orchestra fiati, seguita da un interludio corposo e nervoso (fiati in acuto, pianoforte in scala bassa, archi concitati), indi ripresa e conclusa in modo secco. Le pulsazioni sono molto scandite, Morricone si conferma ineguagliabile nelle ritmiche forti (vedi taluni western, vedi Città violenta o The Untouchables o Dimenticare Palermo o Copkiller; e, parlando di avvii al fulmicotone, “Canzone lontana” da Il serpente) che portano ad un’effettistica esaltante ed autoriale. La ‘marcia’ ricompare travestita con flauti (“Marche en La” ancora), o su tappeto d’archi incerti e fraseggi del flicorno, misteriosa ed impalpabile (“Secret nocturne”), o con mandolino rinforzato dai controfagotti in un grottesco dall’impronta timbrica che rimanda all’archetipo ‘indaginesco’, ovvero della continuità stilistica; o ancora con la sola base percussiva (“Enlèvement et homicide”): mai però intera, piuttosto citazione tematica assemblata con altri spunti.
L’adrenalinica ‘marcia’ ha come contraltare “Melodie pour Anna” pensato per l’omonimo personaggio femminile destinato anch’esso ad epilogo infausto. Brano lento, crepuscolare, intonato dalla tromba (“Bougle pour Anna”) e più spesso dal flicorno soprano di Oscar Valdambrini, d’una levigatezza che contrasta con il livido sfondo orchestrale. L’aerofono riappare in “Espion lève-toi (Interlude)” con aeree fioriture che accompagnano una melodia attediata dell’oboe (di seguito pianola), terzo momento tematico. Aleggia in effetti un sentore di stanchezza e ineluttabilità tradotto in dolenti aperture liriche accompagnate da echi sinistri di ottoni e contrabbassi, dialettica ben udibile in “Espion lève-toi (Final)” dove compaiono anche aggrovigliate trombe di gusto jazz.
“Téléphone sans réponse” apre ad una dimensione astratta, freddi fraseggi dei clarinetti sul sincopato pianistico, archi strappati e inserti del flicorno. E’ il momento meno comunicativo e più vicino al concetto di ‘musica assoluta’: quei clarinetti, scorporati dalla base ritmica del pianoforte, potrebbero costituire l’incipit di una composizione ’sciolta’ dalle immagini. Sono i ‘riscatti’ di un musicista che si è sempre sforzato di sfondare il muro della pura funzionalità filmica.
Pubblicato nel 1982 su etichetta General Music France con 10 brani per una durata di 28’46”, riedito nel nuovo secolo da Music Box Records in formato esteso (20 tracce per 43’34”) e da Screen Trax con 16 brani, Alzati spia ricompare adesso nella doppia veste compact e vinile riproducente l’edizione Screen Trax, in edizione limitata a 500 copie. Sono stati giustamente omessi due pezzi, la Cancion del fuego e Ambres suspendues (“Ombre sospese”): il primo perché spurio, composto da tal Torelli Bernard e utilizzato presumibilmente come source music, rockettaro e rumoroso ed estraneo allo spirito della score; il secondo perché non ‘originale’, scritto nel 1974 per Le secret di Robert Enrico (per quanto – pare - non utilizzato nel film) (4) e che comunque non avrebbe stonato con la sua vitrea venefica staticità degli archi.
Preso a se stante, Alzati spia è un piccolo capolavoro dell’ars morriconiana. In relazione con l’opera omnia del maestro romano, si offre come esempio di una sublime routine: la sua.
- Circuito Cinema, Quaderno 13 (a cura di Ermanno Comuzio), Venezia, aprile 1982.
- Sergio Miceli, Morricone, la musica, il cinema. Nuova edizione a cura di Maurizio Corbella, Milano, Ricordi-LIM, 2021, p. 291.
- Ivi, p. 292.
- https://www.discogs.com/release/27750849-Ennio-Morricone-Le-Secret-Original-Motion-Picture Soundtrack?srsltid=AfmBOooJ6QvaNHiCWPSI4fuJAWHaQbVCM8xpPRlGjVJ6hS9xLSw9-egv (ultimo accesso: aprile 2025).
