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13 Feb2025

Elliot Goldenthal – Music For Film

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

cover elliot goldenthal music for filmsElliot Goldenthal
Elliot Goldenthal – Music For Film (2024)
Brussels Philharmonic Conducted By Dirk Brossé
Presented By Film Fest Gent
Silva Screen Records SILCD1775
11 brani – Durata: 71’42”

Negli anni il prestigiosissimo Film Fest Gent belga ha tributato i compositori vincenti l’autorevole World Soundtrack Awards alla carriera non solo con un concerto performante temi e suite dalle loro colonne sonore più rilevanti, anche e per fortuna (a compendio) con un CD con la track list dell’esecuzione stessa effettuata dal vivo, su etichetta britannica Silva Screen Records – tra le nostre pagine li abbiamo, ad oggi, recensiti tutti, sia Alan Silvestri, Marco Beltrami, Carter Burwell, Ryuichi Sakamoto, Terence Blanchard sia Angelo Badalamenti, Laurence Rosenthal, Mark Isham, Mychael Danna, Gabriel Yared, Shigeru Umebayashi, etc. etc. etc. –. “Elliot Goldenthal – Music For Film” è l’ultimo nella linea temporale e l’ennesima gemma riesecutiva della suddetta produzione discografica originale ad opera della possente Brussels Philharmonic diretta dal puntiglioso e grandioso Dirk Brossé. Goldenthal è da ritenersi uno dei più colti, compiuti, sperimentali ed eclettici compositori nordamericani della sua generazione, dalla voce autentica, dallo stile inconfondibile e dall’ammirazione sperticata da parte degli appassionati veri della musica applicata alle immagini, il quale da un bel po' di tempo ha diradato le sue incursioni nella Film Music, non per questo perdendo un briciolo della sua robusta unicità compositiva (ultima sua score, The Glorias del 2020, diretto dalla moglie Julie Taymor). Goldenthal è uno, tra i compositori americani nati nei primi anni ’50 e formatisi professionalmente nei primi ’80, approdando al Cinema con l’horror tratto da Stephen King, Cimitero vivente (Pet Semetary, M. Lambert, 1989), dei pochi nel risultare, come lo descrisse argutamente il nostro Roberto Pugliese, <<compositore ‘estremo’, dalle atmosfere apocalittiche, disperate, totali>>. Allievo di John Corigliano, nato a New York nel 1954, all’attivo diciotto riconoscimenti e venticinque nomination, tra cui Oscar e Golden Globe per la partitura di Frida della moglie Taymor, una quarantina di pellicole commentate, prevalentemente tra cinema fantasy/action/horror/sci-fi, in questa raccolta di lussuose cover ad hoc, riarrangiate e riorchestrate dallo stesso Goldenthal con il fidato Robert Elhai, possiamo ascoltare undici tracce che racchiudono la sua sapiente, come sottolineò Ermanno Comuzio nel suo celebre Dizionario “Musicisti per lo schermo”, combinazione strumentale inedita, dalle tendenze moderniste, con uso intelligente di tradizione sinfonica e tastiere elettroniche.
L’apertura del CD è affidata all’hellzapoppin sinfonico tematico variopintamente dark circense “Grand Gothic Suite” dai due Batman dell’amico regista kitsch e ultrapop Joel Schumacher, Batman Forever (1995) e Batman & Robin (1997): una suite di 21’32” che ritrae al meglio possibile tutto il suo armamentario conoscitivo pentagrammato, di cui Pugliese poco sopra ne illustra perfettamente le caratteristiche, con una base di matrice wagneriana ancora più estremizzata, talune volte discendente verso un jazz noir alla Miles Davis, un tango sbieco, un oscurantismo tonale sottilmente bieco, fino a deflagrare nel Tutti orchestrale tra genio e sregolatezza…e un pizzico di machiavellico tuonante e albeggiante eruttar di note rigonfie. E persino un motivetto rotiano, omaggio non plagio, che arricchisce ancor di più questa suite da mettere alla prova la migliore orchestra al mondo e il miglior compositore sulla faccia della terra, a sfoggio di un Capolavoro di Autore di Music for Film. “The Homecoming” estratto da Cobb (Id. – 1994) con Tommy Lee Jones, una sorta di biopic sul leggendario campione di baseball, è traccia barberianamente meditabonda e pastoralmente elgariana, con un senso All British di tematismo quietante e familiare nel senso più affettivo del termine. Tra Howard Shore e Angelo Badalamenti, un leitmotiv che sarebbe stato da perfetto connubio alle sequenze de Il Signore degli Anelli o delle mentali digressioni scombinate noir di David Lynch. “Born to Darkness/Louis’ Revenge” dall’horror Intervista col vampiro (Interview with the Vampire, N. Jordan, 1994) con Tom Cruise, Brad Pitt e Antonio Banderas, si può idealmente unire come concezione (matta) di scrittura a quella dei due Batman suddetti, pur venendo questi in seguito come composizioni: una penetrante, turgida, lancinante e violenta scala ascendente di sanguinarie e sanguinose arditezze tonali, fintamente acquietantisi sul finale. Un adagio sostenuto e inesorabile, macchiato di sottigliezze malinconiche attanaglianti, in “Of Helplessness” dall’action Heat – La sfida (Heat, M. Mann, 1995) con Al Pacino e Robert De Niro. Un pianismo chopiniano nel tratteggio accorato di “Still Life” dal biopic Frida (Id. – 2002), lasciato sospeso sul finire. “Arrows of the Gods” e “Finale” dal dramma imperiale Titus (Id. – J. Taymor, 1999) sono due furenti e marcanti crescendo sinfonici dal marciante e wagneriano (anche qui) incedere pontificante. Benché il secondo pezzo più formalmente glorioso. “The Gift” dal fantascientifico Sfera (Sphere, Barry Levinson, 1998) con Dustin Hoffman, Samuel L. Jackson e Sharon Stone, è un pezzo dalla monumentalità ascendente alla Holst, con un leitmotiv dall’ampio respiro solenne. La Suite da Alien 3 (Id., D. Fincher, 1992), “First Attack/The Entrapment/Lento/Adagio”, è un’altra delle opere eccelse nella filmografia di Goldenthal, tra bruitismo (dal francese bruitisme, a sua volta derivato da bruit, rumore), come asserito da Comuzio, gran sinfonismo seviziante e seviziato e oscuri presagi dissolventi in ascetica redenzione, dalle aperture misticheggianti. “JD Dies” dal gangheristico Nemico pubblico (Public Enemies, M. Mann, 2009) con Johnny Depp e Christian Bale, possiede espressioni di circolarità minimalista glassiana, con un soffuso intervento degli archi, narranti bucoliche reminiscenze puerili, dai sottotesti infelici. Si termina con la grandeur sinfonica euforica e baldanzosa di “Final Fantasia” di 11’43”, con pagine fantasiose aeree vertiginose, dall’animazione in CGI di Final Fantasy (Final Fantasy: The Spirits Within, 2001) di Hironobu Sakaguchi e Motonori Sakakibara.  

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Daniela Bocconi

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