Pillole di Note: Focus sull’etichetta Moviescore Media

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Moviescore Media
A stretto giro ripresentiamo la nostra rubrica ‘Pillole di Note’, rianalizzando per la quarta volta l’etichetta svedese Moviescore Media, sempre focalizzandoci sulle loro storiche pubblicazioni ancora disponibili sul mercato discografico sia in formato fisico che digitale.
Riesaminiamo l’etichetta Moviescore Media: (https://moviescoremedia.com/newsite/):

Joe Kraemer
Femme Fatales: Sesso e crimini (Femme Fatales, 2011 - 2012)
Moviescore Media MMS 12007
26 brani – Durata: 66’39”
L’ambigua e affascinante Lilith racconta direttamente agli spettatori della serie TV storie coeve di thriller poliziesco nella tradizione di film classici e amati programmi TV (il titolo Femme Fatales: Sesso e crimini è abbastanza chiarificatore in tal senso). 25 episodi tra il 2011 e il 2012 commentati, orchestrati, prodotti ed eseguiti dal compositore statunitense Joe Kraemer: per capirsi, è quello di Mission: Impossible - Rogue Nation (2015), Jack Reacher - La prova decisiva (2012) e Le vie della violenza (2000), score che lo hanno subito posto all’attenzione di critica e appassionati di colonne sonore. Gli stili sonori perseguiti sono quelli, ovviamente, tipici del noir o dell’action movie, facendo sì che l’album sia seriamente un bignami, a volte anche originale, di pagine sinfo/pop/new age campionate del/i Genere/i: la sospensione percussiva e misterica, con tremolio degli archi e ottoni in levare del “Main Title (Lilith’s Theme)”; il carillon spaventevole, con strappi degli archi improvvisi, di “Bad Medicine”; il goldsmithiano agitato “Something Like Murder” con coda leitmotivica alla Angelo Badalamenti; il morriconiano pezzo poliziesco anni Settanta “Behind Locked Doors”; l’adrenalinico andirivieni scuotente, con seconda metà alla Dave Grusin de Il Socio, di “Speed Date” (diciamo che le referenze proposte a Kraemer per la stesura della OST si percepiscono tutte). Altri brani interessanti: “Till Death Do Us Part…” con finale citante “Scherzo for Motorcycle and Orchestra” di John Williams da Indiana Jones e l’ultima crociata, il donaggiano “16 Minutes of Fame”, il prosperante dramma solenne di “Killer Instinct”, il luminescente pop arnoldiano di “Crazy Mary”, ecc. ecc. ecc.

Laura Rossi
The Cottage (Id. - 2008)
Moviescore Media MMS 08011
20 brani – Durata: 44’48”
La temp track che ha accompagnato la visione del premontato di questo horror grottesco poliziesco da parte della compositrice Laura Rossi (Una canzone per Marion, Hurricane, Redemption) è stata sicuramente Beetlejuice di Danny Elfman, di cui il tema portante è debitore (“The Cottage: Opening Credits”, “The Drive”). Una biondina tenace e carina viene rapita a scopo di riscatto e portata in un cottage rurale inglese. David (Andy Serkis) e l’altro collega rapitore non hanno la ben che minima idea in che guaio mortale si sono andati a cacciare; difatti la donna rapita sarà l’ultimo dei loro veri problemi. La Rossi inanella una sequenza quasi continuativa di pagine tensive e allertanti (“Tracey’s Hit/In the Kitchen”, “Lights Go Out/Into the Woods/Stephen Dies”), solo ogni tanto inframmezzate da parentesi bizzarre, accentuate dalla performance della Chamber Orchestra of London (“Tracey Freaks/The Key” molto herrmanniana; d’altronde compositore fonte ispirativa di Elfman). Vi sono anche tracce più tipicamente assaltanti (“Moth Attack”, “The Woods/What’s There?/Trap Door”, “Escape/Farmer Attacks”), persino un motivetto eroico dai toni leggendari (“Peter’s Epic Journey”).

Daniel Pemberton
Dirk Gently (Id. – 2010 – 2012)
Moviescore Media MMS 12005
24 brani – Durata: 54’38”
Una partitura che ha il sapore di quelle briose, divertenti e divertite colonne sonore televisive degli anni ’60, soprattutto britanniche, del tipo Attenti a quei due di John Barry o Agente Speciale di Laurie Johnson, Difatti Dirk Gently è una serie TV giallo commedia inglese su un detective olistico che confida sull’universo per svelare misteri basati sull’interconnessione tra tutte le cose, sorretto nelle indagini dalle spumeggianti musiche swing/jazz/fusion di un noto compositore, Daniel Pemberton, quello pluralmente nominato e premiato delle ottime OST per Spider-Man: un nuovo universo e sequel, Enola Holmes e seguito, Il processo ai Chicago 7, Amsterdam, etc. etc. etc. I climi sonori spaziano da quelli succitati (“Dirk Gently – Opening”, “Rooftop Chase”) a quelli sci-fi della serie storica Doctor Who di Ron Grainer (The Holistic Detective Agency”, “Birth of a New Intelligence”) o quelli fintamente retrò di Sherlock di David Arnold e Michael Price o Il prigioniero di Robert Farnon (“I Want To Invade Switzerland”, “A Little Rewiring”), Scoppi orchestrali simil polizieschi alla Ispettore Callaghan e correlate colonne musicali di Jerry Fielding in “The Chase”.

Guy Farley
Il miracolo di Natale di Jonathan Toomey (The Christmas Miracle of Jonathan Toomey, 2007)
Moviescore Media MMS 07017
19 brani – Durata: 41’12”
Tom Berenger è il Jonathan Toomey che dona il titolo al film ed al suo miracolo di Natale: quando un ragazzo dal cuore spezzato perde il prezioso tesoro di legno che lo lega al padre morto, la madre preoccupata convince un intagliatore a crearne uno sostitutivo. Dopo aver recensito nella medesima rubrica, la volta scorsa, la magnifica OST di Guy Farley per Pattini d’argento (Silver Skates), recensirne questa score natalizia è un rinnovato piacere, perché questo compositore ha molte frecce al suo arco tra idee tematiche realmente emozionali e lo sviluppo delle stesse in una score integrale. Farley racconta questa favola natalizia dai buoni sentimenti, però sferzata dai venti di guerra, partendo da un leitmotiv, inizialmente per flauto, arpa, archi e fiati all’unisono (“Jonathan Toomey”), che incomincia amareggiato, nei toni bassi del piano più affranto, per poi aprirsi ad un lirismo più pastorale e arioso (un po' alla James Newton Howard, per capirci), che viene interrotto dalla classica carola di Natale “We Wish You a Merry Christmas”, con chiosa delicatissima della tromba e coro del tema portante (strappalacrime). Questa soavità angelica (Father’s Letters”) ma al contempo con territori drammaturgici battuti di tanto in tanto (“Soldiers and Tragedy”), per sottolineare la perdita del padre del protagonista e la guerra dietro l’angolo (l’epico crescendo di “Home From the War” con seconda parte più abbattuta), muta registro con una serie di nuovi temi e paesaggi country-folk o in stile Americana coplandiani (i bellissimi “Leaving Town”, “Thomas and Toomey”, “Life in the Country”) dalla seconda metà dell’album in avanti, per reimmergersi nelle tematiche natalizi più spirituali e struggenti con “The Nativity Set” e “Christmas Joy”.

Pessi Levanto
Superposition (Id. – 2023)
Moviescore Media MMS23010
15 brani – Durata: 45’09”
La coppia Stine e Teit e il loro giovane figlio Nemo lasciano la vita urbana di Copenaghen per trasferirsi in una foresta isolata in Svezia, dove sperano di ritrovare sé stessi come individui. Dovranno affrontare calamità naturali che scombineranno non poco il loro assetto familiare. Il più volte candidato compositore Pessi Levanto, per questa partitura che ha ottenuto la nomination agli HARPA Nordic Film Composers Award, ha scritto un tema atmosfericamente impalpabile e triste (“Happy Days”) per piano e un glassiano leitmotiv circolare ipnotico e disturbante (“Superposition”) per organo (suonato dallo stesso compositore). Il resto dello score percorre tensivamente e cupamente binari sospesi (il violino barocco di “The House”, “Tarzan”) e convulsi (“Midnight”) come se non vi fosse scampo per la famiglia protagonista. La Prague Studio Orchestra deflagra in “The Doubles” (e in parte di “Posing As Herself”) in un’esultanza aggredente da scary music, con annesso conto alla rovescia dato da un suono simile al tic tac dell’orologio, ottenuto con il battere dell’archetto sul ponticello del violino. “Lovemaking” ricorda nell’uso del violino solista certe soluzioni di James Newton Howard per M. Night Shyamalan. Mozartiano nel suo crescente incedere liberatorio il bel brano “Leaving”.
Pessi Levanto
The Innocents (Id. – 2021)
Moviescore Media SWART321CD
18 brani – Durata: 52’31”
Durante la luminosa estate nordica, un gruppo di bambini rivela i propri poteri oscuri e misteriosi quando gli adulti non guardano, e il tempo del gioco prende una piega pericolosa. Un fantasy horror pluripremiato e candidato, commentato da Pessi Levanto in modalità immateriale attraverso l’uso perenne di campanellini e gong vari, archi sottesi e tremolanti, piano (l’astrattismo melanconico di “Anna Spoke” e “I Need A Band-Aid”), fisarmonica e assolo di violino sempre dilatati e suonati sulle note più gravi (“The Innocents – Opening/Ending”, “Mother”, “Possession”). Una musica da paura cavernosa, liquescente, asfissiante che rende bene sulle immagini destabilizzanti del film (“Battles”, “Aisha”) che ad un ascolto separato si fatica ad ascoltare. Anche qui, come per la succitata Superposition, talune soluzioni timbriche alla James Newton Howard per Shyamalan saltano all’orecchio (“Glass in the Shoe”).

Ryan Shore
Terapia d’amore/Che bel pasticcio/Coney Island Baby (Numb/Kettle of Fish/Coney Island Baby – 2003/2006/2007)
Moviescore Media MMS-08012
25 brani – Durata: 72’31”
Ryan Shore, nipote del famoso Howard – Il Signore degli Anelli – Shore, viene rappresentato compositivamente in questo CD da tre commedie sentimentali: Terapia d’amore con il compianto Matthew Perry (Friends), Che bel pasticcio con Matthew Modine e Gina Gershon e Coney Island Baby. Tre partiture totalmente distanti l’una dall’altra: la prima dal tono acustico (chitarre, synth e batteria in primo piano) con un mood molto beatlesiano (“Numb”, “Cafe”, “Hospital Testing”, “Dad”) e qualche pagina pop leggerissima (“Chasing Sara”) o rarefatta (“Winding the Watch”); la seconda partitura è puro jazz di gran classe, con innaffiate funky (“Kettle’s On” con sprezzante sax tenore solista eseguito dallo stesso Shore), tutto performato eccellentemente dal Ryan Shore Quartet (Tedd Firth al piano, Derek Nievergelt al contrabbasso, Mark Ferber alla batteria e il suddetto Shore al sax tenore) – vedi il suadente e ammiccante “Cadillac Margarita”, il manciniano soft “For Daphne”, il seduttivo “Old Fashioned” o il raggiante “Cannonball” –. Un grande omaggio a titani del Jazz quali Charlie Parker, Duke Ellington, Count Basie, Miles Davis, etc. etc. etc. che traccia dopo traccia magnetizza l’uditore; il terzo score è molto cool con quel sound funky blues (il trascinante “Coney Island Baby”) alla Ry Cooder o David Sanborn, Eric Clapton e Michael Kamen per la saga di Arma letale. Delicatissimo come un velo da sposa colto da soffio d’aria improvviso “First Date” e “Billy Shot”, con qualche elemento alla Beatles e il gioco divertito della parafrasi del tema di Lalo Schifrin per Mission: Impossible in “Airport Scam”.
