Pillole di Note: Focus sull’etichetta Moviescore Media

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Moviescore Media
Ritorniamo a spron battente con la nostra rubrica ‘Pillole di Note’, che sapete bene di cosa tratta, ripresentando per la terza volta questo mese l’etichetta svedese Moviescore Media, sempre analizzando storiche loro pubblicazioni ancora disponibili sul mercato discografico in formato sia fisico che digitale.
Rianalizziamo l’etichetta Moviescore Media: (https://moviescoremedia.com/newsite/):

George Fenton
Red Joan (Id. – 2018)
Moviescore Media/Quartet Records QR386
25 brani – Durata: 54’55”

George Fenton
Il ritratto del duca (The Duke – 2020)
Moviescore Media/Quartet Records QR478
15 brani – Durata: 31’31”
Due film biografici, uno drammatico, l’altro commedia/poliziesco. Red Joan con Judi Dench e Sophie Cookson racconta la storia di Joan Stanley che, nata inglese ma simpatizzante del partito comunista e dell’Unione Sovietica, divenne funzionaria del governo britannico per essere poi reclutata come spia dal KGB. Il ritratto del duca, con Jim Broadbent, Helen Mirren e Heather Craney, narra di Kempton Bunton, un sessantenne tassista inglese, che nei primi anni ‘60 ruba il ritratto di Goya del Duca di Wellington dalla National Gallery di Londra. A musicarli entrambi il grandissimo, pluripremiato e candidato, compositore britannico George Fenton (classe 1949), cinque volte nominato agli Oscar (Ghandi, Grido di libertà anche per canzone originale, Le relazioni pericolose, La leggenda del re pescatore), che se non conoscete affrettatevi a farlo, magari andando proprio a sentire le suddette score appena menzionate e pure High Spirits – Fantasmi da legare, Non siamo angeli, Memphis Belle, Analisi finale, Eroe per caso, Mary Reilly e tutte le musiche scritte per i documentari TV Pianeta Terra e affini.
Red Joan è una partitura drammaticamente e sottilmente intimista (lo chopiniano “Red Joan Theme (Prelude)” o “Back To Cambridge”, l’arioso e pensoso al medesimo tempo “Maybe One Day”), con pagine cupe e tensive (“Leo’s Arrest”, “Hiroshima”) e militaresche (“Chadwick’s Arrival” con seconda parte aerea davvero avvolgente), in cui spicca sempre e comunque il leitmotiv portante di matrice minimalista (qualche sentore desplatiano aleggia), una volta suonato per solo piano (“Photo Secrets” con adagio per archi nella seconda metà), una volta per orchestra con arpa (“End Titles”) o violino solisti ad inneggiare (“The University”).
The Duke rappresenta l’altra faccia della medesima medaglia compositiva di Fenton, la commedia (quando un eccelso autore di note come Lui si mette in gioco, i generi non sono altro che fonte ispirativa senza fine e non un limite), in questo caso a base di soft o vibrante jazz: spumeggiante jazz swingante alla Glenn Miller in “The Duke: Opening Credits”, “The Duke Theme” e alla Duke Ellington in “Kempton’s Palace”; sotterfugi jazz manciniani in “Kempton Bunton and the Heist”; melanconici pianismi melodiosi in “Marion”; Piccioni Vs Umiliani in “No Clues Yet”; astrattismi hisaishiani in “The Resolution”.

Gabriel Yared & Cyrille Aufort
Royal Affair (A Royal Affair, 2012)
Moviescore Media MMS-12006
15 brani – Durata: 36’47”
Di raffinato compositore (il succitato George Fenton) in raffinato compositore (il franco-libanese Gabriel Yared, ivi affiancato dal collega francese Cyrille Aufort) per il plurivittorioso e nominato film storico danese in costume (candidatura agli Oscar come migliore pellicola straniera) Royal Affair con Alicia Vikander e Mads Mikkelsen: una giovane regina, sposata con un re dissennato, si innamora nascostamente del suo medico e insieme iniziano una rivoluzione che muta per sempre una nazione. Lo score ottiene una nomination agli European Film Awards e vince come miglior colonna sonora agli Oscar danesi Danish Film Awards (Robert). Yared e Aufort (Splice, La marcia dei pinguini – Il richiamo) disegnano sinfonicamente (The Danish National Chamber Orchestra) tutta la segreta purezza di una storia d’amore che cambierà le vicende di una nazione (“Love Scene”), attraverso un leitmotiv delicatissimo, in punta di fioretto (Caroline’s Theme”, il piano addolorato di “Journey of the Letter”, lo struggente “Adagio”), con qualche momento sottilmente elgariano (“Hope Theme”), semi pastorale (“Summer Castle”) e prokofieviano incalzante (“Revolution”).

Christopher Slaski
The PianoTuner of EarthQuakes (Id. – 2004)
Moviescore Media MMS-07005
22 brani – Durata: 50’45”
Fiaba oscura su un dottore demoniaco che rapisce una bellissima cantante d’opera con l’intenzione di trasformarla in un usignolo meccanico. Le musiche di questo horror liricamente folle, prodotto da Terry Gilliam, sono ad opera del cinquantenne britannico Christopher Slaski, con alcuni brani, arrangiati dal medesimo, di musica d’archivio dell’inglese Trevor Duncan (1924 – 2005), tratte dal balletto moderno intitolato The Boy (compreso il brano etereo per arpa “Love Theme”) e il “Nisi Dominus” di Antonio Vivaldi. Slaski scrive una partitura fondata su astrattismi jazz fusion (“Sexuality and Sensuality”), distorsioni carillonistiche scary con interventi sghembi lirici, arpeggi e pianismi percussivi scordati ed altre diavolerie disturbanti sonore (tutte le sconcertanti tracce con “Automaton” nel titolo, “The Opera and the Earthquake”), con un tema principale cantato liricamente in “Malvina Sings I, II, III” e lo stesso ispanicamente eseguito da chitarra acustica in “Assumpta Attempts the Seduction of Felisberto”. Quello che colpisce all’ascolto di questa stramba partitura è il sinfojazz herrmanniano dei quattro movimenti del balletto The Boy/The Unwanted di Duncan: una musica che rievoca le OST sci-fi anni ’50 dei film americani.

Andrew Lockington
Skinwalkers – La notte della luna rossa (Skinwalkers, 2006)
Moviescore Media MMS-07008
18 brani – Durata: 55’30”
Fanta-horror d’azione, Skinwalkers – La notte della luna rossa vede un ragazzo di 12 anni e sua madre diventare il bersaglio di due branchi di lupi mannari in guerra, ciascuno con intenzioni e motivazioni diverse. Le musiche sono affidate al mestierante compositore canadese Andrew Lockington (Viaggio al centro della terra, Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo – Il mare dei mostri, Rampage: furia animale). Score tutta puntata al sinfonismo più esagitato, con interventi ritmici contemporanei e chitarra elettrica (“Cabin Meeting”, “Legend”), e qualche pagina più mite (“Raising Timothy”, l’inizio di “Huguenot”), interamente orchestrata e diretta dal sempre eccellente Nicholas Dodd (le funamboliche “Gunfight”, “Hospital Battle”, “Can’t Go Back”, “Midnight”).

Guy Farley
Pattini d’argento (Silver Skates, 2020)
Moviescore Media/KeepMoving Records KMRCD 048
CD 1: 21 brani – Durata: 38’39”
CD 2: 19 brani – Durata: 52’08”
Film sentimentale e d’avventura per famiglie su Netflix, Pattini d’argento ruota intorno al diciottenne Matvey, che lavora come fattorino su pattini da ghiaccio in una panetteria locale nella San Pietroburgo del XX secolo durante un rigido Inverno, che la trasforma comunque in un paese delle meraviglie simile a quelli narrati nelle fiabe. L’amore è dietro l’angolo.
Il rinomato compositore inglese Guy Farley (1963), attivo dal 1998, ispiratissimo da questa sensazionale e fiabesca storia d’amore dalle tinte drammatiche, compone una partitura pregna di leitmotiv sensatamente meravigliosi, di quella sinfonica bellezza melodica subito distinguibile e aperta ad un lirismo avvolgente (il tema desplatiano in “The Grand Bakery”). Nei 90 minuti di score contenuti in due CD, da possedere assolutamente nella propria collezione di colonne sonore riccamente orchestrali (esecuzione impeccabile della Chamber Orchestra of London diretta da Farley stesso), si contraddistinguono – invero tutte le tracce sono un florilegio musicale inebriante e dinamico che invocano recensione isolata – il vigoroso sinfonismo puntillistico à la russe di “The Palace”, il delicato valzer con crescendo alla Harry Potter di Desplat di “Alone”, il piano nostalgico di “Matvey’s Father”, la balalaika combattiva, dai tratti jazzati, di “Ice Gang” e “Ice Hustle”, l’incantata danza di “Morning Shower”, il romanticismo profuso nel fasciante “Matvey and Alice” e quello melanconico di “Miss Jackson”, il crescendo ritmico orchestrale ad orologeria di “The Sting”, l’infuriato “The Chase/Arkady and Matvey Fight” (molto arnoldiano nelle orchestrazioni), il tremolo degli archi di “Run For Your Life” che si aprono al tema in tutta la sua beatitudine e “Epilogue (Matvey and Alice)” con il “Claire de lune” di Claude Debussy mescolato amorevolmente con il tema d’amore dei due giovani protagonisti.
