28 Ago2012
Scritto da Roberto Pugliese . Pubblicato in Eventi & Ultime Notizie

La musica per il cinema, e coloro che la amano, la ascoltano e la studiano, hanno perso un punto di riferimento e una figura cui siamo tutti, consapevolmente o meno, debitori. Ermanno Comuzio se n’è andato a 89 anni nella sua Bergamo, con quella silenziosa signorilità che ne faceva un gentiluomo “lumbard” di altri tempi, geneticamente estraneo ad appartenenze regionali o localistiche, anzi intelletto aperto, europeo e raffinatissimo.
Questa testata probabilmente non esisterebbe senza Ermanno Comuzio. Molti di coloro, sia della mia generazione che di quelle successive, che si sono occupati e si occupano di musica per lo schermo, probabilmente non avrebbero mai scoperto questa arte se Comuzio, fin dagli anni ’50 – cioè per primo in Italia – non avesse cominciato a rivelarcene i segreti, i tesori, i protagonisti: convinto com’era che la musica dentro il cinema fosse un linguaggio solo provvisoriamente mascherato dentro un altro, radicato in un altro, motivato in un altro. Ma vivente di vita propria, di leggi proprie, e di caratteristiche formali uniche e inalienabili.
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