Reportage del musical Pretty Woman

I Feel Pretty, Oh, so Pretty…Woman!
Reportage del musical Pretty Woman in scena al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano dal 27 aprile al 7 maggio 2023
1 candidatura agli Oscar per Julia Roberts, 4 ai Bafta e ai Golden Globe dove sempre la Roberts si aggiudicò la vittoria come miglior attrice, 1 nomination ai David di Donatello e tanti altri riconoscimenti attribuiti al film Pretty Woman del 1990 diretto da Garry Marshall (1934 – 2016) con due fascinosi e splendidamente splendidi protagonisti, Richard Gere e la succitata Julia Roberts, in una commedia sentimentale che ha fatto epoca, divenuta sin da subito un cult delle commedie sofisticate di tutti i tempi, anche grazie a dei coprotagonisti eccellenti – su tutti Hector Elizondo nel ruolo del direttore dell’albergo di lusso e Laura San Giacomo, l’amica del cuore della protagonista, Kit De Luca – e location quali la via dello shopping di Los Angeles, Rodeo Drive, l’Hotel lussuoso in Beverly Hills, la via delle prostitute da cui parte tutta la Love Story che ben conoscete, l’Hollywood Boulevard, battute davvero esilaranti e strappalacrime, una regia attenta ai dettagli e ai volti dei due affascinanti interpreti e, dulcis in fundo, una colonna sonora coi fiocchi, anch’essa divenuta immediatamente iconica: a campeggiare la canzone da cui prende parte del titolo il film stesso, “Oh Pretty Woman” del 1964 di Roy Orbison, lo score ultra romantico scritto da James Newton Howard (Animali fantastici, Hunger Games, Il fuggitivo), che ha un certo savoir-faire con le sentimental comedy, vedi le sue partiture per Scelta d’amore, Il principe delle maree, Un giorno per caso e Il matrimonio del mio migliore amico, nonché altre canzoni di enorme appeal e carica fuori e dentro lo schermo, “Wild Women Do” di Natalie Cole, “King of Wishful Thinking” dei Go West, “It Must Have Been Love” dei Roxette, etc. etc. etc.

Sfidando chiunque a non aver mai visto un solo fotogramma di questa pellicola o ascoltato una sola song della sua OST, la versione teatrale musical ivi recensita, in scena a Milano nell’elegante e accogliente Teatro Lirico Giorgio Gaber, ha delle differenze che sono rintracciabili esclusivamente nella musica e canzoni d’accompagnamento originali, scritte da Bryan Adams e il sodale Jim Vallance, ovviamente assai rockettare, alcune delle vere e proprie ballad folk rock, con alcune soprese melodiche abbastanza sorprendenti – ad esempio il tango ispanico (il titolo della versione originale di Broadway del 2018 è “On A Night Like Tonight”) o i siparietti mozartiani (o forse più bachiani) dei vari cambi scena delle quinte che raffigurano l’Albergo Beverly Wilshire, la serata all’Opera con La Traviata, nel suo pezzo “Amami Alfredo” di verdiana memoria, che si mescola al brano pop rock portante del protagonista maschile (“You And I” in originale) e lo spumeggiante swing alla “Sing Sing Sing” “Don’t Forget To Dance” – che fanno apprezzare ancora di più questa trasposizione musical on stage.

Dei venti brani composti da Adams e Vallance, ex batterista della band Prism e collaboratore dell’amico cantautore dalla fine degli anni ‘70 – i due hanno impiegato due anni a scrivere musica e testi dopo che il cantante e chitarrista canadese aveva proposto questa idea della versione musical di Pretty Woman alla Disney nel 2009, avendo il benestare solo sette anni più tardi, esordendo a Chicago così nel 2018 per la regia di Jerry Mitchell –, quelli più significativi sono, oltre i summenzionati, “Welcome To Hollywood” che apre la scena, “Anywhere But Here” (molto disneyana alla Alan Menken), “Freedom”, “This Is My Life”, “Togheter Forever” e “Rodeo Drive”.

La trama non muta – in soldoni: un ricco uomo d’affari, Edward Lewis, ha bisogno di una compagna femminile al suo fianco per eventi sociali ed assume una bella prostituta, Vivian Ward, della quale finirà per innamorarsi – che nella versione italica è condotta dalla mano brillante registica di Carline Brouwer e quella associata e direzione casting di Chiara Noschese, sorretta magnificamente da sfolgoranti coreografie (Denise Holland Bethke), costumi (Ivan Stefanutti), luci (Francesco Vignati) e scene (Carla Janssen Höfelt) sempre cangianti e abbaglianti, una musica eseguita ottimamente dal vivo dietro le quinte sotto la direzione musicale di Andrea Calandrini e la supervisione di Simone Manfredini, la fonica di Armando Vertullo e le fedeli traduzioni, adattamento e versi italiani di Franco Travaglio.

E gli interpreti? Tutti da pollice all’insù: Beatrice Baldaccini (Vivian), con un sorriso alla Roberts che spalanca il cuore (presumo caratteristica che le ha fatto vincere la parte sopra ogni cosa), e Thomas Santu (Edward) sono abbastanza attendibili e amorevoli nei panni rispettivi e a dir poco, logicamente, irraggiungibili di Julia Roberts e Richard Gere (“ça va sans dire“), con estensioni vocali e performance accalorate assai gradevolmente emozionanti – anche se meno folk rock dell’originale cast di Broadway (diciamo più Santu che la Baldaccini) – e poi gli stupefacenti Cristian Ruiz e Giulia Fabbri nei rispettivi ruoli di Barney Thompson (direttore del Beverly Wilshire) e altri personaggi altrettanto effervescenti e Kit De Luca, quest’ultima con una voce da rocker da paura, che frantuma i bicchieri e lampadari di cristallo in circolazione.

Infine il Premio del character più affettuosamente armonioso, volteggiante e divertente, ‘da spupazzare ogni ora’ (come ha pronunciato mia figlia che ha visto entusiasta con me il musical), il Pietro Mattarelli di Giulio, factotum dell’Hotel lussuoso dove si svolge gran parte della vicenda. Un Musical che ti fa trascorrere quasi due ore di serenità, allegria e sentimentalismo a profusione, perché se non sei (prendendo a prestito il testo di una celeberrima canzone dal musical West Side Story) “Feel Pretty, Oh, so Pretty” allora non ti meriti Pretty Woman!
