Musiche Fuori e per il Cinema: concerto di Franco Piersanti

Reportage del concerto
Musiche Fuori e per il Cinema
Musiche di Franco Piersanti
dirette dall’autore ed eseguite dalla Orchestra Sinfonica della Città Metropolitana di Bari
1 aprile 2023 – Teatro Comunale Piccinni di Bari
Sabato 1 aprile 2023 al Teatro Comunale Piccinni di Bari si è tenuto un concerto con le musiche del compositore Franco Piersanti (cui si rimanda qui per leggere una precedente intervista che ci ha concesso tempo fa), eseguite dall’Orchestra Sinfonica Metropolitana di Bari. L’evento è parte della programmazione dell’Orchestra che ha approfittato della presenza del compositore all’interno del Bifest, l’ormai affermato festival del cinema della città pugliese giunto alla quattordicesima edizione.
Ma è il caso di riavvolgere il nastro di qualche giorno, in quanto ho avuto la fortuna e l’onore (ma soprattutto il permesso) di assistere alle quattro prove, durante le quali la trama armonica, ritmica, tematica e timbrica delle musiche di Piersanti è venuta chiaramente a galla. Non che non fosse evidente già su disco o sullo schermo, ma ascoltando e soprattutto osservando una prova, ovvero un momento quasi esclusivamente tecnico senza il fotografico, con le sue pause, interruzioni e ripetizioni, emerge chiaramente la costruzione dei brani, il modo in cui le sezioni dell’orchestra interagiscono tra loro, la sovrapposizione delle parti, gli incastri ritmici, la policordalità. Insomma, grazie anche alla possibilità di ascoltare questi brani a sezioni separate (solo archi, o solo ottoni e così via), la musica del nostro compositore rivela ancora di più tutta la sua capacità di essere al tempo stesso densa e sottile.
Dalle prove, è emerso chiaramente quanto in certi passaggi questa musica sia impegnativa da eseguire, per almeno due motivi: il primo riguarda la qualità ritmica, perché vi sono brani che funzionano come orologi, in cui accadono tante “piccole cose”, tanti piccoli frammenti musicali, cellule tematiche che si ripetono, e tutto contribuisce a costruire una trama ritmica che richiede grande precisione, quasi metronomica, per poter essere efficace e comunicativa; il secondo riguarda la necessità espressiva di certi brani in cui è richiesto che ogni sezione d’orchestra suoni con singolare espressività. Piersanti vuole carattere, personalità, richiede (e pretende) un’anima da ogni musicista, senza mai accontentarsi semplicemente di sentire eseguite le note con le dinamiche scritte in partitura. Aggiungerei un terzo motivo: la qualità armonica è molto varia, per cui si passa da quella più stabile e avvolgente, a quella che arriva quasi alla atonalità e ad atmosfere estremamente rarefatte e inquietanti.
Infine, Piersanti, di prova in prova ha modificato la sua stessa musica, trasformando in partitura battute di 4/4 in ¾, spostando alcuni attacchi di strumenti, raddoppiando parti, cambiando le dinamiche, come se le partiture non fossero mai veramente complete, o come se potessero prendere vita diversa a seconda di organici e luoghi diversi, o del sentire del momento. Si intuisce come in ogni occasione l’obiettivo sia quello di cercare un suono, di avvicinarsi il più possibile al suono che il maestro ha in testa e nel cuore, un suono che sia IL suono, e non semplicemente la lettura delle parti.
Chiedo al maestro di poter sfogliare le partiture. Permesso accordato. Assaporo con gli occhi. Patrimonio prezioso, per me studente di composizione: eccola qui la scrittura densa e sottile allo stesso tempo. Piersanti è famoso per la musica per film, ma è ancor prima un compositore.

Arriva la sera del concerto al Teatro Comunale Piccinni. Sala non gremita ma concentrata sul programma. L’apertura è affidata inaspettatamente ad un brano che non ha una controparte filmica: “Requiem Marino - per tutti quei migranti che non hanno trovato approdo - per violino recitante e orchestra” composto nel 2009, di cui con sorpresa trovo online una partitura (a pagamento) per l’editore Suvini Zerboni. Questo brano ha un sottotitolo chiarificatore e personale allo stesso tempo: “Il Requiem marino è dedicato a quelle vite perse per sempre inseguendo un sogno, a quei volti sconosciuti, alle loro storie sconosciute. È ai loro ultimi gesti di vita che voglio e sento di dover rivolgere un pensiero musicale. Non ho interesse alcuno nel definire né forma né stile di questo Requiem, che rappresenta se stesso illudendosi di colmare l’incolmabile debito che tutti abbiamo verso chi oggi, cercando di fuggire dalla sofferenza e sperando in una vita migliore, la perde invece finendo sul fondo del mare”. Il brano dà i brividi. Si apre con suoni molto acuti, quasi pure sinusoidi, di violino solista e fisarmonica, in un’atmosfera eterea e ferma. Sono le onde di un mare notturno quelle che si ascoltano provenire dall’orchestra, e soprattutto un destino incombente, minaccioso, nascosto tra le onde, inevitabile e perso nel buio della traversata notturna, quando chi vive il viaggio della speranza nella pancia del barcone, sente suoni sinistri provenire dall’esterno ma non sa cosa sta accadendo, e tantomeno cosa sarà di loro. Questo è, alle mie orecchie, “Requiem Marino”. Il teatro è immobile, attende l’attesa suggestivamente costruita dal compositore. Forse il segno di un qualche salvataggio, prima che sia troppo tardi. Forse è l’alba e il mare fa meno paura, almeno per chi ha la possibilità di perdere lo sguardo all’orizzonte, lo sguardo che tende alla terra.
È la volta di due suite. La prima è composta dalle musiche scritte dal nostro per il film del 2003 I ragazzi della Via Pal di Maurizio Zaccaro e comprende i brani “Battaglia fra bande”, “Tema Lirico” (per soli archi, e qui si è fermato il tempo), e “A Tutti i Ragazzi delle Periferie del Mondo”. Tre brani in cui è racchiusa l’anima di quella colonna sonora, i valori morali, l’onore e l’eroismo, e al tempo stesso le scorribande dei protagonisti e la loro freschezza.
La seconda suite proviene invece dal film del 2001 Corto Maltese di Pascal Morelli, interamente disponibile su YouTube. Ecco i brani che compongono la suite: “Corto Maltese proprio Lui”, “Verso Oriente”, “La Profezia dello Sciamano”, “Il treno”, “L’amore per la poesia”, “Il treno del massacro”, “Verso l’epilogo - I campi di riso”. È musica che si vede. La musica non può certo suggerire significato ma senso sì, e in questo Piersanti è padrone della tecnica senza scivolare nel tecnicismo della musica per film. Anzi, ascoltando questa musica svincolata dal fotografico se ne apprezza maggiormente la forza cinetica e narrativa che da sola basterebbe a sonorizzare un film muto, senza bisogno di battute.
Con la seconda suite il programma sarebbe concluso, ma, a sorpresa il maestro decide per il bis. Si tratta dei titoli di testa della sua opera più popolare: il tema de Il Commissario Montalbano, effettivamente provato nei giorni precedenti, ma rimasto in sospeso rispetto alla decisione di inserirlo o meno nel programma della serata. Si tratta di un dubbio del compositore che mi fa sorgere un dubbio un po’ provocatorio che al momento rimarrà insoddisfatto: Piersanti può davvero permettersi di non proporre al pubblico e dal vivo una tra le sue musiche più famose, legate ad uno dei prodotti televisivi nostrani al tempo stesso più popolari e di spessore mai creati dalla televisione di Stato? Deve essersi reso conto anche lui che sarebbe stata una spiacevole mancanza, tanto da decidere di inserirla last minute come bis.

Concerto godibilissimo, da respirare (non solo ascoltare) ad occhi chiusi. La musica di Piersanti “dice”, racconta, scava nell’anima dell’ascoltatore, non fa sconti, è pura, è visionaria, un’esperienza introspettiva (ecco IL suono di cui si parlava più su) fatta di ricordi come fossero piccoli frammenti di film, a volte singoli fotogrammi o intere sequenze. In prova Piersanti parla ai professori d’orchestra proprio per immagini: correggendo la dinamica ancora troppo in avanti dei violini suggerisce loro di pensare al quel passaggio come a una “piuma che cade”. Gli archi ripetono e il passaggio è perfetto.
Ringrazio di cuore il maestro e i responsabili dell’Orchestra Metropolitana per aver permesso la mia presenza alle prove, un momento preziosissimo come testimonianza del lavoro di un artigiano dalle mani d’oro e dal sentire musicale allo stesso tempo misurato e profondo.
