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  • “Ferzaneide ossia il Regista si mette a nudo”
28 Nov2021

“Ferzaneide ossia il Regista si mette a nudo”

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Reportage

“Ferzaneide ossia il Regista si mette a nudo”
Resoconto dello spettacolo di e con Ferzan Özpetek del 27 novembre 2021 presso il Teatro degli Arcimboldi di Milano

13 film in carriera, tra cui gli intimi, assai biografici e dolceamari, nonché ad oggi i suoi più riusciti da rivedere (assolutamente da riscoprire per chi non li ha ancora visti) Il bagno turco – Hamam (1997), suo eccellente esordio cinematografico, Le fate ignoranti (2003), Saturno contro (2007), Mine vaganti (2010) e La dea fortuna (2019), 1 David di Donatello, 3 Nastri d’Argento e 3 Ciak d’Oro, il regista, sceneggiatore e scrittore turco Ferzan Özpetek (Istanbul, 3 febbraio 1959), italiano d’adozione da metà anni ’70 (quando intraprese i suoi studi universitari alla Sapienza di Roma), si è messo a nudo sul palco del Teatro degli Arcimboldi di Milano.

Si è spogliato mentalmente e mnemonicamente di ogni tabù e raccontandosi ci ha spalancato le porte della sua vita più privata che professionale invero, davanti ad una platea numerosissima e alla presenza di molti ospiti illustri, tra i quali il suo attore feticcio Stefano Accorsi (tre pellicole insieme), l’attrice Stefania Rocca e il sindaco di Milano Giuseppe Sala. Il suo mettersi a nudo con semplicità scomposta, senza un vero e proprio canovaccio, che probabilmente è il motivo che rende questo spettacolo biografico-aneddotico a tratti un po' troppo sfilacciato, perché, nella sua pur divertente, nostalgica, commossa e commovente, naturale narrazione senza peli sulla lingua, Ozpetek non ha azzeccato propriamente quel dono del racconto verbale, che a differenza lo contraddistingue sia visivamente che narrativamente nei suoi film, sempre con profondità, verve, la giusta dose di dolce melanconia e irriverente sarcasmo e cinismo, a dispetto di una vita che non gli ha regalato niente, che si è guadagnata con sacrifici, pur provenendo da una famiglia borghese imparentata con due pascià, e rinunce talvolta perfino burrascose (il rapporto col padre che non accetta la sua omosessualità), però supportato da una meravigliosa e bellissima madre che era e resta il reale perno della sua esistenza: difatti i racconti più intimamente ed emozionalmente belli, in un’ora e mezza di spettacolo, sono quelli riferiti proprio a Lei.

Forse per un cinefilo come il sottoscritto sarebbe stato altrettanto significativo e magnifico apprendere dal regista anche alcuni retroscena dei suoi set – pochi frammenti qui e là quasi presi sottogamba dal suo stesso fautore (un cenno alla bravissima e intensa Ambra Angiolini nel film Saturno contro e alla sua collaborazione come assistente alla regia di Massimo Troisi in Scusate il ritardo)  – e poco meno della sua vita privata, nondimeno interessantissima e piacevole da ascoltare, per non dire divertentissima (i racconti del “gatto” che non rivelo per non spoilerare a chi lo potrà vedere in altre occasioni future a teatro; della madre che si invaghisce del suo avvenente e giovanissimo fisioterapista, Lei oramai più che ottantenne; dell’amico accalappiatore di uomini che rimane ‘scottato’ da un incontro fugace ma soddisfacente). Il racconto che colpisce più di tutti e che svela la natura di Ozpetek e della sua celeberrima battuta “Gli amori impossibili non finiscono mai. Sono quelli che durano per sempre.” dal film Mine vaganti, è quello riferito al suo incontro d’amore con un ingegnere nel bagno turco della sua Istanbul che poi gli ispirò la sceneggiatura del suo primo film Il bagno turco con Alessandro Gassmann.

Probabilmente, in questo spettacolo di un regista e sceneggiatore coi fiocchi come Ozpetek, se vogliamo cercare il pelo nell’uovo ancora una volta, viene a mancare come sottofondo quasi costante una selezione delle canzoni e musiche delle sue pellicole, che Lui ha sempre saputo scegliere con appropriata, passionale e sentimentale vivacità, non sbagliandone mai una (dote accomunabile al collega spagnolo Pedro Almodóvar): basti citare i suoi compositori quelli più incidenti nella sua filmografia come Pivio & Aldo De Scalzi, Andrea Guerra e Pasquale Catalano che gli hanno donato composizioni di uno spessore elevatissimo che hanno reso ancor più nobile ed emozionale ogni singolo fotogramma, per non parlare delle canzoni preesistenti e originali che costellano le sue immagini.
Ad ogni modo la “Ferzaneide” ti resta addosso una volta finito lo spettacolo e forse questo basta e avanza…e ti fa venire voglia di rivedere i suoi film.        

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Daniela Bocconi

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