Resoconto del cine-concerto del film L’Inferno presso il conservatorio di Milano

“Dantescamente Sincopatico”
Resoconto del cine-concerto del film L’Inferno presso il conservatorio di Milano il 4 novembre 2021
Provate a festeggiare il 700esimo anniversario della morte del sommo poeta Dante Alighieri con le immagini del primo kolossal della storia del Cinema italiano, il film L’Inferno del 1911, in cine-concerto rimusicato in maniera multiforme, con una partitura nuova di zecca in un contesto classico-accademico? Ne uscirà, come di fatto è accaduto presso il Conservatorio di Milano, qualcosa di indescrivibile a parole! Il trio denominato I Sincopatici – al secolo la compositrice Francesca Badalini al piano, synth e la cetra da tavolo, i musicisti Andrea Grumelli al basso e Luca Casiraghi alla batteria e percussioni, con la “special guest” performance, in questa specifica occasione, del rinomato attore e cantante Claudio Milano – ha portato in scena una composizione destabilizzante, classica e antica ma innovativa al contempo, tra rock, elettronica e sperimentalismo sia strumentale che vocale allo stato puro, a corredo di una pellicola di genere fantasy (una delle prime in Italia) ancora oggi stupefacente per numero di comparse (per lo più denudate), attori, effetti speciali visivi e artigianali per l’epoca all’avanguardia, diretto a sei mani da Giuseppe de Liguoro, Adolfo Padovan e Francesco Bertolini (5 bobine per 54 scene e una durata complessiva per un film del periodo di 73’), ispirata alle illustrazioni di Gustavo Doré e fedelissima al testo dantesco: per l’appunto l’Inferno, primo di tre cantici della Divina Commedia (di una bellezza ineguagliabile), corrispondente al primo dei Tre Regni dell’Oltretomba dove impera Lucifero e il primo a cui fa visita Dante nel suo lunghissimo viaggio trascendente, destinato a portarlo alla Salvezza, accompagnato dal cicerone Virgilio.

La voce, espressione umana di uno strumento ultraterreno, nei vocalizzi, versi recitanti e intonazioni del ricercatore vocale, attore, performer, compositore e musicoterapista Claudio Milano, che sa essere una, dieci, cento, mille voci in pochi secondi, è stata capace di ipnotizzare, scioccare, stupefare e rendere catartica la visione del film muto, supportato e innalzato dalla partitura scritta dalla Badalini, Grumelli e Casiraghi, che si è snodata tra incisivi elementi sonori rock, classicismi minimalistici e sintetici alla Tangerine Dream (nemmeno a farlo apposta autori della colonna sonora composta appositamente per il restauro, e relativa ridistribuzione del film in esame, avvenuto nel 2002 da parte della Cineteca di Bologna, che ne ha seguiti altri due nel 2006 e 2021 proprio nell’anniversario dantesco).
Un pubblico partecipe e assai coinvolto dalle sequenze per nulla datate e ancora stupefacenti, pur essendo trascorsi 110 anni, non ha perso la concentrazione in particolar modo per merito di uno score che ad ogni singolo movimento è stato, cosa per nulla scontata, un succedersi di melodie piacevoli, dissonanze improvvise e martellanti, improvvisazioni ‘finte tali’ di durevole permanenza sonora sulle immagini e un virtuosismo compulsivo e trascinante del Milano che diveniva arte mimica e mimetica col filmico, proprio da restare a bocca aperta. Insomma, un cine-concerto ‘dantescamente sincopatico’ che non si scorda facilmente.
