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01 Nov2021

“Frankenstein” - Reportage del cine-concerto

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Reportage

“Frankenstein”
Reportage del cine-concerto del film con esecuzione dal vivo della colonna sonora presso laVerdi di Milano il 30 – 31 ottobre 2021

Iconicamente impresso nello sguardo e nella mente di ogni cinefilo che si rispetti, il mostro di Frankenstein nella maschera melanconicamente e brutalmente sfigurata di Boris Karloff, attore britannico, al secolo William Henry Pratt (Londra, 23 novembre 1887 – Midhurst, 2 febbraio 1969), è quella che ancora oggi rappresenta la migliore raffigurazione su grande schermo della creatura nata dalla penna della scrittrice Mary Shelley, pseudonimo di Mary Wollstonecraft Godwin (Londra, 30 agosto 1797 – Londra, 1º febbraio 1851).

Il film del 1931 diretto da James Whale, che, dato l’enorme successo al botteghino, diede vita a ben due seguiti, La moglie di Frankenstein del 1935, sempre di Whale e Il figlio di Frankenstein del 1939 con la regia di Rowland V. Lee, resta un caposaldo del Cinema horror fantascientifico drammatico targato Universal Studios. Benché privo di una vera colonna sonora, a differenza del secondo film scritta dal grandissimo compositore tedesco naturalizzato statunitense Franz Waxman – che realizzò uno dei capolavori compositivi assoluti del genere della Golden Age Hollywoodiana –, e del terzo ad opera dell’ottimo artigiano statunitense Frank Skinner, difatti il Frankenstein di Whale possiede una musica per i titoli di testa e di coda composta dall’americano Bernhard Kaun (1899–1980), autore di un centinaio di colonne sonore dagli anni ’30 ai ’60 per le quali, nella stragrande maggioranza dei casi, non venne accreditato in carriera, tra cui proprio la pellicola con Boris Karloff, che grazie al trucco incredibile di Jack Pierce, divenne il mostro ‘triste’ della Shelley –  che ha paura del fuoco che gli farà fare una fine orribile – altre due volte nei sequel ufficiali succitati: l’attore avrà in seguito a che fare con la creatura, che lo ha reso famoso nella Settima Arte, nel film Al di là del mistero (The House of Frankenstein) del 1944, dove egli interpreta il ruolo di uno scienziato pazzo che usa il mostro per i suoi perfidi scopi, e nel 1958 in Frankenstein 1970 nel quale interpreta colui che crea il mostro, il dottor Victor Frankenstein.



La versione proiettata presso l’Auditorium di Milano de laVerdi, all’interno della rassegna denominata “Pops”, nelle serate di sabato 30 e domenica 31 ottobre, è stata quella in lingua originale coi sottotitoli rimusicata e diretta dal vivo, tramite una sua partitura integralmente originale, dal Maestro settantenne americano Michael Shapiro (classe 1951), noto internazionalmente, compositore, direttore d’orchestra e autore di molteplici lavori sinfonici, da camera, solistici, corali, bandistici, radiofonici e filmici. Come sempre, l’esecuzione dell’Orchestra sinfonica di Milano Giuseppe Verdi è stata impeccabile e puntuale sulle immagini, seguendo passo passo uno score a tratti molto funzionale dentro e fuori le sequenze, con alcuni incisi e pochi stralci di leitmotiv riconoscibili ad un semplice – e distratto dalle immagini che scorrono sul grande schermo alle spalle della compagine lombarda – primo ascolto, che soltanto nell’”Overture” iniziale, che ha preceduto il film in bianco e nero come si faceva una volta al cinema, ha dato modo al folto e attento pubblico presente in auditorium di poter comprendere le nuance ‘scary’ della musica di Shapiro, assai ossequiosa delle medesime scritte dai colleghi storici degli anni ’30 – ’40 per il genere horror-fantasy-sci-fi per quella magica e frenetica mecca del Cinema che fu l’Hollywood degli sfavillanti anni d’oro, e delle dive e dei registi mestieranti alle prese con multiformi soggetti e studi. Lo score di Shapiro, in alcuni momenti quasi perseguente una strada commentativa tutta sua, forse sin troppo anonima e talora alienata dal filmico, ad ogni modo ha saputo di riffa e di raffa dare al celeberrimo cult orrorifico, nel weekend di Halloween, un vestito musicale nuovo e spaventevole, colmo dei topoi sonori del genere con un orecchio rivolto seriamente agli stilemi compositivi di esperti dell’epoca come il summenzionato Skinner, James Dietrich, Paul Dupont, Henry Mancini (quasi sempre non accreditato e alle prime esperienze come compositore addizionale), Hans J. Salter, Joseph Gershenson, etc. etc. Come bis Shapiro ha eseguito, per omaggiare i tanti applausi, l’”Overture” di cui sopra.

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Daniela Bocconi

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