11 Feb2014
Il gabinetto del Dottor Caligari con musiche di John Zorn
“Berlinale 2014”Il gabinetto del Dottor Caligari di Robert Wiene nella nuova versione restaurata presentato alla Philharmonie con musiche dal vivo eseguite all’Organo Karl Schuke da John Zorn
Stilizzazioni geometriche e visuali spigolose, distorte, inverosimili nelle abnormi deformazioni e allucinate obliquità delle prospettive di architetture e paesaggi in cui si inserisce un sinistro gioco di luci e ombre dominano il setting di spiccata matrice espressionista e di impostazione prettamente teatrale su cui è costruito Il gabinetto del Dottor Caligari, realizzato nel 1919 dal regista tedesco Robert Wiene (1873 – 1938).
Considerato una delle icone del cinema muto, è un lavoro innovativo e precursore del genere “psychothriller”, capace di suscitare in campo filmico e artistico l’interesse per la fantascienza, la psicologia e la parapsicologia che diventano negli anni venti temi portanti della produzione cinematografica tedesca.
I personaggi del film si muovono in una dimensione teatrale dal carattere artificioso e inverosimile esaltato dai disegni dei bozzetti scenografici che accompagnano la trama. Il carattere surreale, sinistro, minaccioso e angosciante degli ambienti riflette pienamente – e in questo in straordinaria sintonia con la visione artistica di matrice espressionista - il contenuto psicologico del film, dove il mondo esterno non è che un riflesso del malessere interiore che affligge i suoi protagonisti.
Inizialmente il film avrebbe dovuto essere realizzato da Fritz Lang (1890 – 1976), che ritiene opportuno rinunciare essendo impegnato nella lavorazione nel film in due parti Die Spinnen (I ragni).
Gli autori della sceneggiatura, Carl Mayer e Hans Janowitz, avevano anche previsto di affidare la realizzazione dell’impianto scenografico al pittore Alfred Kubin (1877 – 1959), artista vicino al movimento espressionista del Blauer Reiter a Monaco e alla rivista e galleria Der Sturm, fondata a Berlino nel 1910 da Herwarth Walden.
Robert Wiene preferisce invece rivolgersi a Hermann Warth e Walter Roehrig, anch’essi peraltro legati al movimento artistico della rivista Der Sturm.
Hostenwall è un immaginario paese tedesco ubicato a ridosso del confine con l’Olanda dove il Dottor Caligari intrattiene il pubblico, che visita la locale fiera con rappresentazioni, insieme al suo sonnambulo veggente di nome Cesare che, ormai immerso nel sonno da ventitre anni, vive adagiato in una cassa.
La figura perversa del dottore che con il suo potere ipnotico conduce il sottoposto Cesare a commettere inconsapevolmente aberranti omicidi è un sinistro fantasma – come lo sarà successivamente anche il Notsferatu (1920) di Murnau (1888 – 1931) - che si muove nell’inconscio di una nazione che si appresta a generare al suo interno un mostro capace di sedurla e soggiogarla verso una tragedia di inaudita brutalità e perversione.
I personaggi del film si muovono nell’ambivalenza di uno straniante gioco dialettico fra senno e follia.
Francis e Alan (Friedrich Feher e Hans Heinrich von Twardowski) amici e allo stesso tempo entrambi innamorati di Jane (Lil Dagover), assistono alla rappresentazione del Dottor Caligari (Werner Krauss). Il successivo omicidio di Alan e il sequestro di Jane da parte del sonnambulo Cesare (Conrad Veidt) appaiono in realtà mostruosità coincidenti con i desideri reconditi e inconsci di Francis.
Il diabolico Dottor Caligari alla fine si rivela essere il direttore di un manicomio e si presenta nella veste di un medico affabile e disponibile, pronto a prendersi cura del giovane Francis…
Il 9 febbraio scorso, nell’ambito della 64^ Edizione della Berlinale, il celebre film di Robert Wiene (che ricordiamo anche per la sua suggestiva trasposizione filmica dell’opera di Richard Strauss e Hugo von Hofmannstahl, Il cavaliere della rosa nel 1925) è stato presentato in una versione restaurata e digitalizzata in risoluzione 4K per conto della fondazione Murnau Stiftung di Wiesbaden e accompagnato dalle folgoranti evoluzioni sonore prodotte al magnifico organo Karl Schuke della Philharmonie dalle mani del brillante compositore americano John Zorn, su commissione dei canali televisivi tedeschi ZDF e Arte.
I materiali su cui si è lavorato per il restauro sono il nitro-negativo conservato presso il Bundesarchiv-Filmarchiv a Berlino e varie copie realizzate all’epoca dell’uscita del film per la distribuzione internazionale e conservate presso archivi di vari paesi fra cui la Cineteca di Milano e Bologna e il British Film Institute.
Con cura meticolosa sono state ricostruite inquadrature che evidenziavano salti d’immagine o immagini mancanti.
L’obiettivo del restauro è stato principalmente quello di riesumare la qualità fotografica, la forma del film, il ripristino delle didascalie con gli originali caratteri espressionisti e le caratteristiche storiche del magnifico viraggio con tre monocromie in verde acqua (esterni e interni notturni), blue e giallo (interni ed esterni diurni), rosa (salotto di Jane).
Ernst Szebedits, Presidente della Murnau Stiftung, sottolinea come “la digitalizzazione consenta di mantenere in vita capolavori del cinema che altrimenti rischierebbero una triste scomparsa dagli schermi…”.
Dopo lo score originale predisposto da Giuseppe Becce, compositore italiano e musicologo attivo a Berlino negli anni venti e fra i precursori dello sviluppo dell’Ottava Arte in Europa, prevalentemente riferito a compilazioni di brani tratti da partiture di vari compositori, molti noti artisti della scena musicale pop-rock contemporanea fra cui David Bowie, Bill Nelson e il gruppo britannico In the nursery sono stati attratti dal contenuto del film di Wiene e hanno realizzato nuovi soundtrack.
Una scrittura di grande portata è poi sicuramente quella firmata nel 1996 dal compositore e direttore d’orchestra specialista del cinema muto Timothy Brock e che ha accompagnato il film in diversi concerti ed è stata inserita nella edizione DVD pubblicata dal label inglese Eureka Video (Eka 40022) e che consigliamo vivamente ai nostri lettori.
La partitura è stata composta dal Maestro Brock in due versioni, per sestetto e per orchestra d’archi e va a nostro avviso annoverata fra le nuove scritture originali più convincenti realizzate nel ventesimo secolo per il cinema muto.La musica ideata da Brock ha il pregio di saper stabilire un immediato colloquio con l’animo dello spettatore andando ben oltre la mera funzionalità esornativa e presentandosi come un lavoro magnificamente articolato dal punto di vista estetico, armonico e architettonico capace di assumere un rilevante valore compositivo anche in un ascolto disgiunto dalle immagini.
La mente dell’ascoltatore viene richiamata inevitabilmente verso le partiture cameristiche di alcuni compositori del novecento russo-sovietico, Shostakovich, Weinberg, Shebalin mentre non mancano sporadici rimandi al mondo classico, in particolare a Schubert.
Nell’edizione DVD pubblicata dalla Eureka la partitura viene eseguita in modo appropriato e coinvolgente dal Bravura String Quartet cui si aggiungono Phyllis Keller, viola e Stephen Cifka, violoncello.
Brock adotta un linguaggio politonale dagli accenti gravi e tormentati, dal profilo straniante che poggia su lunghe costruzioni armoniche in un andamento spigoloso e insinuante, punteggiato da passaggi delicatamente dissonanti che con la sua interiore forza espressiva e atmosferica arriva ad assumere i contorni di un coinvolgente atto medititativo tessuto in magistrale sintonia con le immagini e con il carattere sinistro, angosciante e ambivalente del film di Wiene.
Musicista eclettico capace di coniugare in modo ragguardevole stili disparati dal jazz all’avanguardia toccando il noise (bruitismo) e l’universo rock e etnico John Zorn ha da qualche anno scoperto l’organo quale strumento congeniale con cui di frequente si produce in concerto.
In realtà Zorn la passione per l’organo l’aveva fin da piccolo quando improvvisava per gioco sugli organi elettrici in casa di amici o all’organo della chiesa evangelica che frequentava insieme ai genitori, dove il locale organista a volte - con la chiesa rigorosamente vuota - lo lasciava sbizzarrirsi sulla tastiera.
Il fascino esercitato dallo strumento ha spinto poi il musicista americano a conoscerne a fondo l’universo compositivo da Bach fino alle avanguardie contemporanee in particolare Messiaen, Xenakis, Kagel e Riley.
Zorn e il suo concerto berlinese ci riportano all’affascinante pionierato dell’accompagnamento improvvisato al piano agli albori del cinema muto che tanto impegno e sofferenza arrecava al giovane Shostakovich, trovatosi d’improvviso a dover svolgere tale lavoro per far fronte a una improvvisa situazione di difficoltà economica.
Con le sue incredibili potenzialità orchestrali l’organo si conferma formidabile strumento di accompagnamento di capolavori del muto.
Il compositore afferma di aver sviluppato negli anni una specie di “sinestesia”, un particolare feeling spontaneo nel rapporto fra musica e immagine e nel trasmettere sensazioni emotive attraverso l’improvvisazione.
Nella magnifica Philharmonie berlinese egli presenta questa sua formidabile dote accompagnando le sinistre e espressive immagini del film di Wiene con improvvisazioni su temi da lui composti eseguite allo straordinario organo Karl Schuke.
Risultato travolgente. In pant militari e felpa track and field con cappuccio, il musicista si lancia sull’organo per trasportare lo spettatore nel contagioso magnetismo del fantastico universo di suggestioni sonore avvolte in sontuoso cromatismo e in un’atmosfera di magico misticismo e incisiva espressività.
La musica di Zorn prende una via differente da quella introspettiva e vagamente afflitta di Timothy Brock. La sua scrittura risulta immediata, contrappuntistica, dal forte impatto atmosferico e perfettamente funzionale alle immagini rimanendo peraltro ben lontana da ogni deriva accademica e compiacimento referenziale.
Colpisce il magistrale equilibrio che egli riesce a stabilire nel tratteggiare il suo imponente affresco sonoro senza mai travalicare in modo intrusivo e invadente lo scorrere delle immagini e la loro interiore carica espressiva.
Le gradazioni dinamiche e le sfumature timbriche dello strumento consentono una avvincente dialettica dei registri gravi e acuti in soluzioni armoniche che si susseguono in incredibile simbiosi con il film esaltandone la forza narrativa e conferendo una connotazione metafisica all’interiore lacerazione psicologica dei protagonisti. Impressionanti le lunghe dilatazioni punteggiate da impercettibili variazioni così come la potenza dirompente dei crescendo e dei climax a pieno strumento.
Il gabinetto del Dottor Caligari presentato nella versione magistralmente restaurata a Bologna a cura de L’immagine ritrovata rappresenta sicuramente il momento culminante della 64^ edizione della Berlinale, che dal punto di vista musicale questa volta non sembra presentare ulteriori suggerimenti di particolare interesse.
Accoglienza trionfale e grande soddisfazione da parte degli organizzatori, in particolare del Direttore Artistico Dieter Kosslick per la magnifica realizzazione, che attendiamo di poter rivivere presto anche in Italia.
Per tutti gli appassionati del cinema muto segnaliamo la trasmissione del film-concerto tenuto a Berlino da parte del canale televisivo ARTE per il giorno 12 febbraio alle ore 23.00.
