Reportage del concerto dedicato a Ennio Morricone del 20 settembre 2026 a Torino
![]()
Cinque città per Morricone: Torino
Reportage del concerto dedicato a Ennio Morricone del 20 settembre 2026 presso l’Auditorium RAI “Arturo Toscanini”
Il 6 luglio, nel sesto anniversario della scomparsa del Maestro e per iniziativa della Fondazione ENNIO MORRICONE, in cinque città italiane sono risuonate le sue note. Ancona, Bari, Palermo, Roma, Torino (dove, per disguidi tecnici, la performance è slittata al 20 di settembre). Il giorno prima il Teatro La Fenice di Venezia aveva ‘omaggiato’ il compositore in Piazza San Marco. Il termine omaggio non ci è mai piaciuto, e però è ormai ben radicato nell’uso al pari di altre dizioni discutibili quali ‘colonna sonora’ invece di ‘colonna musica’ e ‘musica da film’ al posto del più neutro ‘musica per film’.
Eseguire una partitura cinematografica in un contesto altro rispetto a quello di origine, ovvero la sala da concerto, equivale a renderla assoluta, ‘sciolta’ dalla prassi funzionale. Ennio Morricone avvertì, pervenuto ad una certa fase della sua parabola, la necessità di emancipare le composizioni per il cinema e dai pregiudizi diffusi che le circondavano e dalla destinazione primaria: e prese a dirigerle nelle sedi acconce – teatri, auditorium - dove la musica potesse venire proposta e fruita in quanto tale. Che la pratica, dopo di lui, prosegua attraverso iniziative come quella supra ricordata, non può che rallegrarci. Non è questione di ‘omaggi’, mancette post mortem distribuite a pioggia: se mai, un’attestazione valoriale, riconoscimento di oggettiva qualità estetica e conferma di durata.
![]()
Cinque città, cinque concerti, cinque programmi diversi, momenti di un pluralismo sonoro che impone scelte obbligate ma anche esclusioni clamorose pur consentendo piccole esplorazioni alternative. E dunque, accanto al patrimonio irrinunciabile (Sergio Leone, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Metti, una sera a cena, Il clan dei siciliani, Nuovo Cinema Paradiso, La leggenda del pianista sull’oceano, Mission), pagine meno conosciute ed eseguite che ben reggono il confronto: Malena (Ancona), “Ostinato ricercare per un’immagine”, La ragion pura, La sconosciuta, Days of Heaven, La battaglia di Algeri (Palermo), La classe operaia va in paradiso (Roma, con la direzione di Nicola Piovani), “Varianti su un segnale di polizia”, “Addio monti” da I Promessi Sposi, “S.O.S.”, L’eredità Ferramonti (Torino). Nella “Morricone night – Suite veneziana”, la scelta più coraggiosa, l’impegnativa “Cantata per l’Europa” del 1988 (ed anche, sul versante tonale, una splendida suite da Canone inverso per violino, pianoforte e orchestra in apertura, seguita da una impalpabile “Conradiana”). A Bari si opta per una soluzione a mezzo tra cinema e concerto, la partitura integrale di Nuovo Cinema Paradiso in accompagnamento alla proiezione del film, eseguita dall’Orchestra del Teatro Petruzzelli diretta da Roberta Peroni.
![]()
A dirigere a Torino l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, il maestro Piero Mianiti, direttore principale dell’Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala e professore di Viola presso il Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Milano, fondatore dell’Italian Piano Quartet e direttore d’orchestra dal 1998. Avvezzo a confrontarsi con il repertorio lirico, appare non meno a suo agio con gli spartiti morriconiani dei quali offre resa persuasiva e fedele allo spirito di quella musica: nel timbro, nelle pause infinitesimali e caratterizzanti, senza rinunciare alla libertà interpretativa nella manipolazione delle durate dei brani e nella rinuncia agli apporti corali/sopranili. Quest’ultima (e poco comprensibile) opzione spiega l’assenza di “In Earth as it is in Heven” o del “Tema di Jill”. Da C’era una volta il West viene invece proposto “L’uomo dell’armonica” (con nell’intitolazione concertistica) con una chitarra elettrica (Gilbert Imperial) e un’armonica non accreditata che non lasciano rimpiangere gli storici Bruno Battisti D’Amario e Franco De Gemini. Tuttavia – mancante il coro - è stato tagliato il segmento che seguiva l’assolo della chitarra, vale a dire l’acme epico, quelle cadenze esaltanti da resa dei conti, omeriche. Ancora, nel Marco Polo la sezione centrale del “Tema di Marco”, deprivata del coro, suona meno grandiosa e persino un poco infiacchita. Insomma, sopprimere il coro può rappresentare una legittima scelta direttoriale: ma è anche un azzardo, un rischio non sempre gestibile. Entrando nel dettaglio del programma di sala, abbiamo un’offerta esaustiva delle sfaccettature morriconiane: epicità, dramma, azione, tensione, lirismo, grottesco, leggerezza d’autore, forme atematiche. Aprono i dodici minuti di “Varianti su un segnale di polizia”, pagina di grande tenuta etico/civile dedicata alla memoria dei giudici Falcone e Borsellino, già diretta sotto le medesime volte dell’Auditorium RAI “Arturo Toscanini” dal suo autore il 24 marzo 2012. Sullo spunto ‘concreto’ delle quattro note del segnale di polizia fioriscono variazioni d’impronta neoclassica seguite d un commosso epicedio, irrompono quindi i ritmi adrenalinici dell’azione. Presentato come ‘musica assoluta’, il pezzo è, più esattamente, un felice punto di convergenza tra istanze diverse. “Varianti” – sarà bene ricordarlo - non nasce come musica assoluta, la sua genesi è tutta ‘applicata’. Morricone attinge da Giovanni Falcone – L’uomo che sfidò Cosa Nostra del 2006, vi aggiunge qualche nota più antica da Svegliati e uccidi (1966) e Il clan dei siciliani (1969), opera un montaggio sulla filigrana del ‘segnale di polizia’ campionato, trasforma in realtà nuova quei materiali pregressi. L’ambito rimane tonale, niente radicalismi. Ma non è più ‘musica per film’, l’emancipazione è completa. Direzione ed esecuzione sono di primo livello, i trapassi avvengono con scioltezza assecondati da una gestualità sobria ma non rigida: diversa da quella morriconiana, compassata e quasi burocratica (anche se, poi, la musica non ne risentiva minimamente: ovvero come ottenere il massimo dal minimo) (protagonismo direttoriale invece nel concerto veneziano affidato alla vivace bacchetta e alla mimica pronunciata dello statunitense Kevin Rhodes) (1).
Segue un’altra composizione ‘impegnata’ ma tutta virata sul grottesco, quell’Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto che inaugurò uno dei percorsi più connotati del temperamento musicale morriconiano. Ai mandolini e al pianoforte scordato si sostituiscono clarinetti e trombe, la sezione centrale mira all’astrattismo, la coda richiama la versione film con i contrabbassi, se ne discosta nella ritmica più marcata.
![]()
Il clan dei siciliani e Metti, una sera a cena introducono note mediterranee, romantiche e leggiadre. Assai brillante la resa della bossa nova composta per il film di Patroni Griffi, rinnovata dal vibrafono che esegue il celebre refrain, mentre il noir di Henri Verneuil luccica nell’arpeggio ‘sul nome di Bach’ e nella limpidezza degli archi sfumati di malinconico fatalismo. “Falls” e “Gabriel’s Oboe” da Mission restituiscono la dimensione spirituale di un’opera che il compositore considerava la sua migliore. Pienamente in parte Nicola Patrussi all’oboe. Né poteva mancare Tornatore, presente con sei minuti di Nuovo cinema Paradiso (tema principale e tema d’amore), La leggenda del pianista sull’oceano e “La visita” da Baaria. Di C’era una volta il West e Marco Polo si è detto. Sergio Leone è ancora presente con il “Tema di Deborah”, compiuta pagina d’amore esposta senza tradimenti né fraintendimenti. Il brano è inserito nella sezione “Adagi” insieme con il Marco Polo e “Addio monti” da I promessi sposi televisivi del 1989, dove risalta la limpidezza degli archi, di pacata – e molto manzoniana - malinconia.
Si chiude con tre momenti meno conosciuti, di rado offerti al pubblico. L’eredità Ferramonti rinvia alla lunga collaborazione con Mauro Bolognini (quindici lungometraggi), della quale è uno degli esiti più indovinati. Il brano eseguito è “Irene-Dominique” (così denominato nell’incisione discografica) (2), che celebra il fascino della protagonista – vera colomba luciferina - e dell’interprete Dominique Sanda: per soli archi, sviluppa un movimento di prolungato respiro orchestrale risolto in un romanticismo elegante. Piace poi l’inserimento di “S.O.S.” da La tenda rossa, estrapolato dal lungo brano “Altri, dopo di noi”. Parzialmente atonale, dissemina percussioni decise ed archi plumbei sullo spunto ‘concreto’ del segnale di S.O.S. (Morricone amava agganciarsi ai suoni della realtà, prediligendo quelli creati dalle attività umane, e trasformali in occasioni musicali: lo sferragliare di un treno, le sirene della polizia, gli slogan ritmati delle manifestazioni pubbliche): il volto meno amabile – forse il più interessante - di un compositore aperto a tutti i possibili della musica. Di sapore novecentesco anche “L’ultima diligenza per Red Rock”, scritto per il postwestern di Quentin Tarantino The Hateful Eight nel 2015 (vero testamento spirituale, carico di valore simbolico), purtroppo concentrato in circa tre minuti contro i sette dell’originale: pagina cupa e drammatica con controfagotti, tube, ottoni vari, percussioni, interpretata con tellurica energia.
Termina qui un viaggio di due ore all’interno del polimorfo cosmo musicale di uno tra i maggiori compositori del ventesimo secolo: a dimostrazione che quella musica, in mani capaci, prosegue oltre la rinomanza in vita del suo autore.
![]()
Note:
-
Ennio Morricone, L’eredità Ferramonti, C.A.M. – SAG 9067, 1976, traccia 1.
