Il reportage del concerto "K-Pop Le guerriere"

K-Pop Le guerriere al Teatro Arcimboldi di Milano: tutti in piedi, si canta!
Reportage del concerto-spettacolo del 15 febbraio 2026
Entrare al Teatro Arcimboldi di Milano per raggiungere la platea regala sempre un’emozione unica: accolti dalle migliaia di lampadine che accendono le altissime pareti laterali ci si ritrova subito al cospetto delle scenografie dello spettacolo, senza la mediazione del sipario. Oggi più che mai l’effetto è pertinente: siamo qui per vedere una delle tre repliche di K-Pop Le guerriere di domenica 15 febbraio 2026 (ma non preoccupatevi, ne è stata aggiunta una quarta lunedì 6 aprile). No more hiding, I’ll be shining / Like I’m born to be.
Eccoci dunque, siamo pronte per brillare.
Pochi giorni fa sul palcoscenico c’era l’anfratto rugginoso e fatto di rifiuti illuminati da una notte di luna piena per Cats, ora è la volta delle linee blu laser della scritta K-POP, che accoglie centinaia di piccole – e grandi – fan del film d’animazione del momento, K-Pop Demon Hunters vincitore a gennaio di ben 2 Golden Globe, Miglior film d’animazione e Migliore canzone originale (“Golden”, ovviamente).

Acquistati i portachiavi e la maglietta di rito all’angolo del merchandising di fronte agli ingressi in platea, come sempre ben fornito, ci sediamo in platea, le luci si abbassano, la sala gremita (è andata sold out) esplode in strilli e grida. Getti di fumo, fasci di luce, i video-wall alle spalle esplodono di colori e finalmente Rumi, Mira e Zoey appaiono, treccia viola, chioma corallo, codini nero-blu. Cantano in inglese le canzoni che bambine e mamme (ma scorgiamo anche diversi papà) conoscono quasi tutte a memoria: “Take Down”, “How It’s Done”, “Strategy” – solo l’amatissima “Golden” viene proposta in versione ridotta (questione di diritti? Boh, peccato però, la si aspettava con particolare trepidazione). Tutte con coreografie scatenate, ispirate dal film disponibile su Netflix, che richiedono polmoni d’acciaio e non impediscono alla cantante-ballerina che impersona l’amatissima Rumi di toccare agilmente gli stessi acuti di Ejae, la cantautrice coreano-americana leader del gruppo fittizio Huntr/x insieme a Audrey Nuna e Rei Ami. In effetti le tre guerriere, che intercalano il flusso di canzoni al microfono (sia all’orecchio sia gelato) con brevi battute recitate, hanno voci magnificamente vicine alle omologhe originali – complimenti a chi le ha selezionate. Lo stesso vale per i cinque Saja Boys, che irrompono in scena accompagnati dall’effetto sonoro della lattina di Soda Pop appena stappata. Capelli fucsia, lilla o verdi, manicotti giallo fluo e mosse di street style: atletici, coordinati e simpatici, i cinque “demoni” cantano, saltano, sfilano, si fanno ammirare, chiamano il pubblico a ballare e a cantare con loro: o-oh, u-ah u-ah. Strappano più di un gridolino di ammirazione dal pubblico che li segue, batte le mani a tempo, partecipa con entusiasmo – anche perché il buio in sala è più volte acceso da fumi e luci dal palco.
Alle spalle di guerriere e demoni tracce di linee celesti, bolle energetiche di mille colori, rettangoli e quadrati giganteschi, perfino il cielo stellato – per il romantico duetto tra Rumi e Jinu. Dai costumi allegri di inizio spettacolo si passa agli abiti neri e cappelloni per “Your Idol” e alle tutine di pelle nera delle cacciatrici, fino a quando il male è sconfitto e tutti appaiono vestiti di bianco. Perché ciò che conta è essere vere – “No more hiding” è lo slogan del futuro, anzi del presente – e diventare le regine che si è destinate a essere.
Un’ora e 10 minuti di musica pop e frizzantissima, consigliata a chi ha visto il film e almeno una volta ha saltellato sugli “Hey Hey!” di Jinu e compagni, o tentato di raggiungere l’acuto insieme a Rumi sul “We’re going up, up, up it’s our moment!”.
