Reportage del concerto “Eastwood By Eastwood”

Quando la classe non è acqua!
Reportage del concerto “Eastwood By Eastwood” presso il Blue Note di Milano il 2 aprile 2025
L’impronta attoriale e registica dello smisurato Clint Eastwood non si è solo impressa nell’immaginario collettivo di noi cinefili, altresì di noi ammiratori instancabili di colonne sonore. L’attore e regista statunitense, inossidabile classe 1930, dal capolavoro western crepuscolare del 1992, Gli spietati (Unforgiven), è anche autore del tema portante, con le musiche aggiuntive del sodale Lennie Niehaus (leggi nostro articolo sulla sua scomparsa nel 2020), o dell’intera score dei propri film, perfino in collaborazione con il figlio Kyle Eastwood (qui nostra intervista) e Michael Stevens, ovvero Un mondo perfetto (A Perfect World, 1993), I ponti di Madison County (The Bridges of Madison County, 1995), Space Cowboys (Id. - 2000), Mystic River (Id. – 2003) Million Dollar Baby (Id. - 2004), Flags of Our Fathers (Id. – 2006), Changeling (Id. – 2008), Gran Torino (Id. - 2008), Invictus – L’invincibile (Invictus, 2009), Hereafter (Id. – 2010), J. Edgar (Id. – 2011), e nel 2007 autore in solitaria della partitura originale di Grace Is Gone, un film scritto e diretto da James C. Strouse.


E siccome i geni sono geni, anche se non sempre trasmessi a dovere, nel caso di Kyle Eastwood il passaggio è giunto a regola d’arte, soprattutto quello per la passione musicale, che lo ha portato a diventare un jazzista di fama mondiale e, come sopra detto, compositore di alcune delle colonne sonore dei film di cotanto padre – vedi Mystic River coi brani “Cosmo” e “Black Emerald Blues”, Million Dollar Baby con le tracce “Boxing Baby”, “Solferino” e “Blue Diner”, e con l’amico Michael Stevens tutto lo score di Lettere da Iwo Jima, Gran Torino e Invictus – L’invincibile – pertanto, come si è soliti dire, “La classe non è acqua!”. Kyle Eastwood è approdato a Milano, presso lo storico locale jazz Blue Note, con il suo tributo alle soundtracks dei film del padre, anche composte da nomi del calibro di Lalo Schifrin, Ennio Morricone, John Williams e dal genitore stesso, con un progetto discografico dal titolo “Eastwood Symphonic”: nato nel 2022 e pubblicato nel 2023 (leggete recensione), è portato in tournée dall’anno scorso in giro per il mondo, o con orchestra come nel caso dell’album succitato o con il nome di “Eastwood By Eastwood” suonato dal suo quintetto, formato dallo stesso Kyle al contrabbasso e basso, Quentin Collins alla tromba e flicorno, Brandon Allen al sax tenore e soprano, Andrew McCormack al pianoforte e Chris Higginbottom alla batteria, i quali, in un’eccellente comunanza di affinità elettive in note, arrangiano i pezzi jazz in maniera da restare affascinati.


Il concerto milanese – solo (?) disturbato dal rumore perpetuante di piatti, bicchieri, bottiglie, dal passaggio continuo di camerieri (poveretti fanno il loro dovere), vociare del pubblico che ordina ai tavoli prenotati ad un volume vocale non propriamente consono all’ambiente e alla performance in essere, come se stessero ad un ristorante e la musica fosse soltanto un sottofondo da aeroporti o locali di qualsivoglia tipo (rumore sonoro che mi ha causato qualche fastidio epidermico non da poco nel cercare di godere appieno del live) – è stato accolto dai cospicui astanti con gran giubilo, perché il quintetto in scena è stato strepitoso nella performance di leitmotiv per film, estratti dal Charlie Parker di Bird (1988, Clint Eastwood), da Per un pugno di dollari (1964) e Il buono, il brutto, il cattivo (1966) di Ennio Morricone per Sergio Leone, Ispettore Callaghan: il caso ‘Scorpio’ è tuo! (Dirty Harry, 1971, Don Siegel) e Una 44 magnum per l’ispettore Callaghan (Magnum Force, 1973, Ted Post) di Lalo Schifrin, Assassinio sull’Eiger (The Eiger Sanction, 1975, Clint Eastwood) di John Williams, Lettere da Iwo Jima (Letters From Iwo Jima, 2006, Clint Eastwood) di Kyle Eastwood e Michael Stevens, Gli spietati (Unforgiven, 1992, Clint Eastwood) di Eastwood padre e Lennie Niehaus, Gran Torino (Id. – 2008, Clint Eastwood), sempre di Kyle Eastwood e padre insieme a Michael Stevens.


Ognuno di questi cinque musicisti è la controparte interpretativa jazz brillantemente simbiotica dell’altro che sa guardarsi, darsi il là, entrare e uscire con rispettoso virtuosismo, come un jazzista classico deve conoscere performando come se improvvisasse, invero avendo ben presente la melodia da cui parte e dove farla giungere, seppur metamorfizzata e aggraziata o violentata in maniera sublime. Il quintetto di Kyle Eastwood è un esuberante Suono jazzato che ha fatto esaltare e romanticheggiare il pubblico a seconda la colonna musicale eseguita con maestria assoluta, lasciando quella sensazione piacevolissima di volerne ascoltare ancora e ancora di immagini tra le note.

Vi lascio con i miei consigli per gli acquisti per poter capire pienamente chi è Kyle Eastwood e il suo eccezionale gruppo di musicisti con cui ripercorre le colonne sonore del e per il padre Clint (e non solo): non lasciatevi sfuggire l’album “Cinematic” del 2019 su etichetta Discograph (Pias DISCO19CD01) contenente cover jazz di temi di Bernard Herrmann (Taxi Driver), Lalo Schifrin (Bullitt), Henry Mancini (La pantera rosa e Sciarada), John Williams (Assassinio sull’Eiger), Clint Eastwood (Gran Torino, Gli spietati), Adele (Skyfall), Ennio Morricone (Per le antiche scale), Michel Legrand (Il caso Thomas Crown) e il summenzionato “Eastwood Symphonic” (Pias DISC02204CD). E siccome sono magnanimo, in aggiunta vi ricordo che esiste un CD intitolato “Music For the Movies of Clint Eastwood” (Warner Sunset/Warner Bros. 9362-48060-2) del 2001 con i leitmotiv originali o suite da molte suddette OST e anche Rawhide, Il texano dagli occhi di ghiaccio, Il cavaliere pallido, Brivido nella notte, Corda tesa, Potere assoluto, Fino a prova contraria e la bellissima score integrale di Lennie Niehaus per il documentario Clint Eastwood – Out of the Shadows.

Un grazie a Kyle Eastwood per la gentilezza e simpatia nell’incontrarsi post concerto e alla disponibilità e cortesia di Maurizio Cardone, ufficio stampa del Blue Note.
Foto di Chiara Spagnoli Gabardi
