Reportage dalla Mostra immersiva “Tim Burton’s Labyrinth”


Nella testa di Tim Burton: un labirinto di folli emozioni
Mostra immersiva “Tim Burton’s Labyrinth” - Dal 13 dicembre 2024 presso Fabbrica del Vapore in Milano

Ne sono certo! Questa è la prima volta che recensiamo non un concerto o cineconcerto, non una colonna sonora in uscita di film, serie, videogiochi o teatro, non un musical, non uno spettacolo teatrale, non un festival, bensì una Mostra… e addirittura Immersiva. Una Mostra che ha a che fare con il Visionario Giullare regista del Cinema Fantasy/Sci-Fi/Horror/Grottesco/d’Animazione/Comico dal 1985 (suo esordio sul grande schermo, dopo tanti cortometraggi, con La grande avventura di Pee-wee) fino ai giorni nostri (ultima prova al Cinema nel 2024 con Beetlejuice Beetlejuice, sequel del cult Beetlejuice - Spiritello porcello del 1988), ossia Tim Burton; il quale non si è presentato all’inaugurazione milanese della suddetta per la stampa, perché, come riferitoci da Brandi Pomfret, direttrice dell’archivio Tim Burton durante la conferenza di presentazione, essere impegnato sul set della seconda stagione della sua serie di successo Netflix, Mercoledì con Jenna Ortega.
Ne scriviamo entusiasti, perché entrare nella mente labirintica di questo immaginoso regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, scrittore, animatore e disegnatore americano, vero nome Timothy Walter Burton (Burbank, 25 agosto 1958), come dallo stesso asserito quando codesta mostra è stata realizzata in suo tributo da un’idea costitutiva di Iñaki Fernández Jiménez, dal direttore creativo Felype de Lima e dal coordinatore creativo Álvaro Molina per LETSGO Company in collaborazione con il medesimo, chiamandola appropriatamente “Tim Burton’s Labyrinth” – allora più che mente diremmo testa –, è un’esperienza cine-musicale a tutti gli effetti, anche se non nel termine classico da noi analizzato e contestualizzato nei 21 anni della nostra testata giornalistica sulle colonne sonore.



Questa “esperienza (veramente) immersiva” (non come molte altre che si celebrano tali ed invece solo nominative e non effettive), come rimarcato in ogni manifesto o press book, “Tim Burton’s Labyrinth” – ha fatto il giro dell’Europa tra Madrid, Parigi, Bruxelles, Barcellona e Berlino, comprendendo oltre 650.000 visitatori, sino a giungere per la prima volta in Italia, presentata da Alveare Produzioni, presso la nota Fabbrica del Vapore, centro di comunanza artistico/sociale tra i più importanti in Milano (questo il sito ufficiale della mostra lombarda: https://timburtonexhibition.com/it/milan) a partire dal 13 dicembre (con già all’attivo 50.000 biglietti prenotati) –, non è solo riservata agli appassionati della prima ora del geniale regista statunitense. Tra neofiti e profondi conoscitori del suo Cinema, certamente vi sono coloro che dalle sue pellicole ne sono usciti, oltre che incantati dalle storie e messe in scena grottescamente e tenebrosamente favolistiche per grandi e piccini (anche se questi ultimi spaventati come si deve in taluni casi, perfino in quelli più direttamente a loro dedicati, almeno sulla carta. Rammento ancora mia figlia Gaia a 10 anni atterrita dopo la visione casalinga della fiaba d’amore sui generis Edward mani di forbice del 1990 o della stop-motion dell’altra fiaba natalizia dark cult di Nightmare Before Christmas del 1993 con la regia però di Henry Selick, ideata e prodotta da Burton), massimamente dalle musiche intrinseche dovute allo stupefacente connubio artistico con Danny Elfman, fautore altrettanto geniale delle sarabande compositive totalmente e originalmente fuori di testa, con citazioni affettuose a Nino Rota e Bernard Herrmann (sue fanatiche fonti ispirative) però sotto effetto d’acidi (di quelli altresì buoni, che ti fanno venire idee acutissime e non ti fottono il cervello!), scritte su pentagramma per 17 film (tranne Ed Wood composta da Howard Shore, Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street di Stephen Sondheim e Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali di Michael Higham e Matthew Margeson) e in TV per Alfred Hitchcook presenta: The Jar e Mercoledì (insieme a Chris Bacon).



Difatti entrare in questo labirinto di matte emozioni, attraverso la scelta causale – data da un pulsante su di un totem da pigiare con vigore, posto nella prima stanza d’accesso dopo aver oltrepassato una bocca gigantescamente clownesca e bianco dentata di un mostro, reale soglia principale per il labirinto – tra tre porte (mi ha rammentato i quiz di Mike Bongiorno <<la Uno, la Due o la Tre>> come soleva dire simpaticamente ai suoi concorrenti!), riproduce un viaggio personalizzato “tra oltre trecento possibilità” come enuncia il comunicato stampa, in cui si resta sempre con una costante espressione stupita impressa sul volto, nei personaggi, disegni, dipinti burtoniani (150 tra dipinti e bozzetti originali, 55 opere d’arte animate e 21 figure dai set cinematici) – una buona parte inediti – che più ci hanno stupefatto nelle sue pellicole – si possono incontrare impressionanti Action Figure a grandezza naturale quali Beetlejuice dal film omonimo, Jack Skeleton da Nightmare Before Christmas, Pinguino da Batman – Il ritorno, gli Umpa Lumpa da La fabbrica di cioccolato, Victor Van Dort ed Emily da La sposa cadavere, il Cappellaio Matto e la Regina Rossa da Alice in Wonderland, Victor e Sparky da Frankenweenie, Edward da Edward mani di forbice e tanto altro ancora che non potete nemmeno immaginare (se vi svelo tutto che piacere c’è?); ed ogni stanza, con quell’ambientazione scenografica e di luci davvero in stile Burton al 100%, pertanto più dark non si può, è uno scrigno di effetti sonori e musiche originali di Elfman (per lo più provenienti da Batman, Edward mani di forbice, Beetlejuice - Spiritello porcello e via scoprendo, come se foste ad un quiz, sempre di Mike Bongiorno, su quale ‘tema o colonna sonora sia tratto/a da’) e plurime altre soluzioni audio/visive che sono (saranno) la gioia del Fan più incallito e di coloro che hanno soltanto sfiorato la filmografia e correlate score elfmaniane e non solo dell’Arte sconclusionata, pazza, sognatrice, innocentemente fanciullesca e oscuramente adulta, circense nel senso più Felliniano possibile e strana che il Cinematografo abbia avuto dagli anni Ottanta ad oggi.
Insomma una Mostra nella testa di Tim Burton dentro un labirinto di folli emozioni per rivivere ogni fotogramma e nota dei suoi film.


Grazie a Cristina Atzori per la sua eccellente disponibilità e gentilezza.
Foto di Massimo Privitera

