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  • Reportage del cineconcerto La casa elettrica di Buster Keaton
16 Lug2024

Reportage del cineconcerto La casa elettrica di Buster Keaton

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Reportage

foto la casa elettrica cineconcerto spinosa 6

Buster Keaton elettrizzato da Rossella Spinosa e Luca Santaniello
Reportage del cineconcerto La casa elettrica del 15 luglio all’interno della rassegna “Milano Cineconcerti Festival 2024”

foto la casa elettrica cineconcerto spinosa 1

Ad aprire il primo di 17 appuntamenti con pellicole e corti del cinema muto all’interno della rinomata rassegna “Milano Cineconcerti Festival 2024”, che avrà luogo tra Piazza Belloveso (zona 9, Niguarda) e Piazza Schiavone (zone 9, Bovisa) dal 15 luglio al 13 agosto, è stato il cortometraggio di Buster Keaton, co-diretto da Edward F. Cline, con Virginia Fox e Joe Keaton (padre di Buster), La casa elettrica (The Electric House, 1922) della durata di 23 minuti.

Il corto, introdotto da chi vi scrive, è stato proiettato gratuitamente su uno schermo di 6 metri x 4, montato per l’occasione in piazza, gestito e fornito dai proprietari del celebre Cinema Beltrade milanese (https://bandhi.it/bah/beltrade/), con un service audio ottimale, davanti ad un pubblico di varia età, non esclusivamente della zona di Niguarda, divertito e attento alle rocambolesche gag sullo schermo di un Buster Keaton, acrobata della Settima Arte, che venne soprannominato all’epoca “Il comico che non rideva mai” pur facendo morire dal ridere i suoi tanti spettatori.

foto la casa elettrica cineconcerto spinosa 4

foto la casa elettrica cineconcerto spinosa 5

foto la casa elettrica cineconcerto spinosa 2

Le musiche sono tutte composizioni originali ad opera della nota compositrice e pianista Rossella Spinosa, di volta in volta accompagnata nelle performance dal vivo, in perfetto sincrono sulle immagini dei differenti capolavori del cinema muto selezionati dalla medesima, da numerosi artisti e formazioni ospiti. Il corto di Keaton narra di un ingegnere progettista di una casa super meccanicizzata che gliene farà vedere e subire di ogni. La Spinosa, che più volte abbiamo intervistato e recensito tra le nostre pagine web (vedi intervista su Soundtrack City), è stata affiancata al pianoforte dal primo violino dell’Orchestra Sinfonica di Milano, Luca Santaniello, in una partitura multi sfaccettata e dalle tessiture complesse, di non facile esecuzione se non da professionisti del calibro, appunto, della compositrice stessa e del virtuoso violinista.

foto la casa elettrica cineconcerto spinosa 7

foto la casa elettrica

La casa elettrica è un succedersi affastellante di scene dinamicamente folli che fanno scaturire più di una sana e grassa risata ancor oggi – d’altronde parliamo di un regista, sceneggiatore, produttore e attore statunitense, Buster Keaton, all’anagrafe Joseph Francis Keaton VI (nato nel 1985 e scomparso nel 1966), riconosciuto a livello mondiale come un Precursore, un Innovatore e un Genio della Gag della Fabbrica di Celluloide –, sorrette in perfetto sync sia funzionalmente che sensorialmente da una partitura scandita da melodie celate – come accade spesso nelle composizioni della Spinosa, colte e raziocinate sino alla più minuscola cellula sonora scritta e riscritta su pentagramma, perché la ricerca della perfezione non ha mai fine – in un duello appassionato e per nulla malevolo tra piano e violino solisti. Ogni sequenza è un guizzo cinematico seguita da un altrettanto guizzo musicale che perfettamente all’unisono divengono una giostra compositiva, inneggiante ancor di più le gesta funamboliche e perigliose oltre ogni limite valicabile di un superlativo Buster Keaton contro quella Casa Elettrica dal medesimo creata con un ingegno superiore (il cibo scortato a tavola da un trenino, la lavastoviglie che in un lampo lava e asciuga i piatti, il braccio meccanico che mette le palle da biliardo in perfetto ordine sul tavolo da gioco, la scala mobile, la vasca da bagno ambulante, etc. etc. etc.). Il gioco a rimpiattino tra piano e violino, con un leitmotiv danzante, come accennato poco sopra pur sempre nascosto anche all’orecchio più attento, metamorfizzato tra valzer e swing, è di quelli che non distrae dalle peripezie sullo schermo, perché brillantemente architettato. Applausi gaudenti dal pubblico per questo debutto comico del “Milano Cineconcerti Festival 2024”, con la speranza di assistere a tutte le 17 opere del Muto che avranno sempre le musiche originali dell’eccellente intelletto creativo in note della Rossella Spinosa.

foto la casa elettrica1

foto la casa elettrica3

In conclusione alcune annotazioni per cinefili (che sicuramente le conosceranno già!) e non sul leggendario Keaton: sapevate da chi gli venne affibbiato il soprannome di “Buster”? Niente popò di meno che da Harry Houdini, il celeberrimo illusionista e mago, che a sei mesi di vita gli diede questo nomignolo perché lo vide letteralmente uscire indenne da una caduta per le scale durante un numero acrobatico dei suoi genitori Joe e Mary K., attori acrobati del vaudeville (Varietà brillante, basato prettamente sulla satira, che ebbe particolare fortuna tra la fine del Settecento e gli ultimi decenni dell’Ottocento), che lo lanciavano l’un l’altro sul palco come un pallone da rugby (i genitori possono essere la nostra salvezza o la nostra fine, in questo caso crearono inconsapevolmente uno dei più grandi e riconosciuti Artisti della Storia del Cinema). Nel suo carnet professionale più di 150 tra film e corti dal 1917 al 1966, anno della sua dipartita, in cui espresse (quasi) sempre al meglio le sue enormi doti acrobatiche oltre che attoriali, registiche e di scrittura, venendo a creare il suo principale paradigma cinematico: un uomo perennemente in lotta contro il mondo e soprattutto contro la malvagità umana, dettata da potere e sfruttamento del più debole; difatti nei suoi film o corti il successo sociale è sempre dietro l’angolo anche se talvolta celato più nel sogno, ossia una vittoria onirica pur sempre consolante e liberatoria. Tra i suoi capolavori assoluti, da vedere e rivedere: The General (Come vinsi la guerra) del 1926, ancora oggi annoverato tra i dieci film più importanti della Storia del Cinema, e The Cameraman (Io e la scimmia) del 1928. Un corto del 1921, The Paleface, in cui si pone a capo di una tribù di nativi americani per difenderli dall’esproprio delle loro terre da parte di una truffaldina e malvagia compagnia petrolifera, ispirò non poco molti anni più tardi nella trama, nel 1994, Steven Seagal come attore e regista del film Sfida tra i ghiacci contro il cattivo petroliere Michael Caine. Quando il Cinema divenne Sonoro, Buster Keaton non accettò tale mutamento e lasciò ciò per cui fu ritenuto un Genio, abbandonandosi sempre più all’alcolismo, dovendosi ricoverare in clinica, pur avendo una voce baritonale straordinaria e notevole per il nuovo Cinema Sonoro. Questo lungo periodo oscuro venne interrotto dal richiamo di colleghi e amici che lo adoravano da sempre e lo ritenevano un Maestro della Settima Arte: il famoso regista Billy Wilder lo volle in un cammeo (piccolissimo ruolo d’eccezione) nel capolavoro Viale del tramonto nel 1950 e Charlie Chaplin lo chiamò nel suo Luci della ribalta del 1952 e nel 1960 gli fu finalmente conferito l’Oscar alla Carriera e la Stella sulla Walk of Fame.

foto la casa elettrica2

L’anno prima di venire a mancare, nel 1965 Keaton prese parte al film con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia Due marines e un generale di Luigi Scattini: per i due noti attori comici siciliani fu <<un’emozione indescrivibile trovarsi al cospetto del grande Buster Keaton, sin dall’infanzia uno dei nostri attori comici preferiti insieme a Chaplin e Stanlio e Ollio. Quando il produttore ce lo presentò sorrideva, proprio lui che non lo faceva mai…>>. Nel film, in cui interpreta un Generale tedesco da rapire, non parla mai, solo gag fisiche e gestuali, e proferisce soltanto una battuta nell’ultima sequenza: “Grazie”. Buster Keaton morirà nella sua casa di Hollywood il 1° Febbraio del 1966 poco dopo l’uscita del film con Franchi e Ingrassia, a causa di un cancro ai polmoni. Per fortuna poco prima di lasciare questa terra realizzò un cortometraggio dal titolo Film di Albert Schneider e Samuel Beckett, la summa della sua Arte cinematografica: un film di venti minuti, quasi totalmente muto (niente dialoghi né musica, tranne uno ‘shhh!’) in cui Buster Keaton tenta di eludere l’osservazione di un occhio che tutto vede. Ma, poiché il film è basato sul principio del vescovo Berkeley “esse est percipi” (essere è essere percepito), l’esistenza stessa di Keaton cospira contro i suoi sforzi. Keaton è stato un vero Maestro ispiratore per attori comici noti mondialmente quali Jacques Tati o Woody Allen, nonché il nostro Maurizio Nichetti, insegnando loro e a tutti noi cinefili che <<La tragedia è un primo piano, la commedia un campo lungo>>.

locandina la casa elettrica

Foto ufficiali di Bruno Minopoli

Ringrazio di cuore Rossella Spinosa, Luca Santaniello e tutto il team della “Milano Cineconcerti Festival 2024”

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Daniela Bocconi

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