Intervista esclusiva a Mirko Fabbreschi

I "Raggi Fotonici" di un mondo di sigle TV e cartoni animati - Intervista esclusiva a Mirko Fabbreschi
Ho avuto il piacere, da appassionato fin da fanciullo, di sigle per cartoni animati e programmi per piccini della nostra gloriosa televisione di un dì, quella, soprattutto fervida e fervente tra gli anni Settanta e Ottanta, supervisionata, trasmessa e gioiosamente divulgata da mamma Rai (e le prime coraggiose e piratesche reti locali al seguito), di intervistare uno dei massimi conoscitori, frequentatori, divulgatori e compositore-musicista-interprete del nostro Bel Paese, Mirko Fabbreschi… il quale ci ha parlato a ruota libera ed entusiasticamente del valore della TV per Ragazzi, delle sue musiche e sigle Cult originali e di un anniversario rilevante, quello dei suoi Raggi Fotonici. Sta adesso a voi, curiosoni, addentrarvi nell’euforico, avventuroso, fiabesco, multicolorato e vivacissimo universo della musica per cartoni animati e sigle TV di ieri ma in particolare di oggi.

Colonne Sonore: Ciao Mirko, ci dici chi sei e perché nella tua vita la Musica per Immagini, compresa quella per le sigle dei cartoni animati, ha un ruolo così preminente?
MF: Ti sembrerà incredibile ma questa è la domanda più complessa a cui rispondere! Ma tento di sintetizzare dicendo che sono prima di tutto un appassionato cronico di storie. Mi piace innanzitutto ascoltarle. E poi ovviamente mi piacere raccontarle. Ma proprio tanto! E lo faccio da decenni frequentando con grande incoscienza più media, dalla scrittura televisiva alla saggistica, dalla composizione di musica per cinema, televisione e teatro al doppiaggio. Vorrei poter dire che la musica è uno dei miei mezzi espressivi di elezione ma in realtà è forse solo quello che frequento più assiduamente e da più tempo. La realizzazione di sigle dei cartoni animati, fino a qualche anno fa uno dei miei pani quotidiani, da un decennio almeno è diventata un’attività marginale ma rimane comunque uno dei miei più grandi motivi di orgoglio e contemporaneamente di divertimento.

CS: Qual è la sigla di un cartone animato che hai composto e cantato di cui puoi benissimo dire: <<Questa sigla sono Io, Mirko Fabbreschi>>?
MF: Negli ultimi trent’anni, con la band dei Raggi Fotonici, ho realizzato oltre 200 sigle per cartoni animati e trasmissioni per ragazzi, inizialmente per le reti RAI e negli ultimi anni moltissimo anche per satellite e piattaforme. Parallelamente al doppiaggio lavoro con grande continuità come adattatore, direttore e doppiatore musicale. In quest’ultima veste da sempre presto la voce a Gumball, un personaggio di Cartoon Network amatissimo dai ragazzi. Rispondere alla tua domanda è quindi davvero facile perchè c’è stato un momento dove sono riuscito a far coincidere sigle TV e doppiaggio bussando alla porta di Cartoon Network Italia e proponendo di realizzare una sigla originale di Gumball, composta dai Raggi Fotonici e cantata con la voce ufficiale del personaggio. L’entusiasmo con cui la sede nazionale della rete ha accolto questa mia proposta è stato disarmante. Infatti per questioni editoriali fino a quel momento in tutto il mondo Gumball aveva lo stesso jingle strumentale. Dal 2018 la canzone “Sono Gumball” non solo è diventata quella ufficiale italiana ma è stata messa dall’editore internazionale su “piattaforma mondo”. Musica mia e di Dario Sgrò, testo mio, voce mia... o meglio... di Gumball. Più “sono io” di così non potrei!

CS: Questo è l’anno di un rilevante anniversario per te: i Raggi Fotonici compiono 30 anni di attività senza sosta. D’altronde siete, come specifica a gran voce Wikipedia <<La Cartoon Band più longeva nella storia delle sigle TV, tanto da aver operato continuativamente in questo genere per trent’anni>>. Raccontaci un po' questa straordinaria avventura tra le scorribande disegnate visivamente in movimento di una miriade di cartoni animati di cui avete cantato le gesta?
MF: Eh si... era il 1996 quando con un manipolo di amici, all’epoca turnisti come me, iniziammo a suonare sigle di cartoni animati. Inizialmente erano cover della musica della nostra infanzia, suonate nei locali romani per divertirci, poi arrivò l’opportunità di realizzarne di originali per piccole realtà regionali e infine, grazie ad una assurda casualità, per Rai Due. Già all’epoca lavoravo nel mondo della “musica per immagini” e avevo composto commenti per TG3 Leonardo, UnoMattina e altre produzioni televisive RAI, però l’opportunità di Superdoll Rikachan (questa la prima sigla di un anime RAI targato Raggi Fotonici) fu esaltante. Dopo quella prima sigla, per la quale ringrazierò sempre il direttore di doppiaggio Fabrizio Mazzotta che caldeggiò il mio (nostro!) ingaggio alla responsabile della programmazione della “TV dei ragazzi”, si instaurò un rapporto di fiducia che portò i Raggi Fotonici ad essere riconosciuti come band ufficiale RAI nei primissimi anni 2000. Una sorta di contraltare dei colleghi Cristina D’Avena e Giorgio Vanni in Mediaset. E la cosa meravigliosa è che questo rapporto di fiducia è ancora attivo e sono state nostre negli anni le sigle di titoli come (in ordine sparso!) Ape Maia, Grisù, Peter Coniglio, Fairy Tail, Digimon, Battle Spirits, Ronja figlia di brigante, Teenage Mutant Ninja Turtles, Arthur e i Minimei o La Canzone di YoYo, tema ufficiale del canale Rai Yo Yo! Ma ovviamente in trent’anni la TV è profondamente cambiata così come è in continua evoluzione il mondo dell’editoria cine-televisiva. Ed ecco che per molti anni la nostra attività prevalente si è spostata prima sul satellite, come band di riferimento di Warner-Cartoon Network lavorando a titoli come Gumball, Adventure Time, Clarence, Apple e Onion, Ben 10 o Dino Ranch per poi ritrovarci attualmente a disposizione del mercato di genere, lavorando su commissione per le realtà più disparate, da Prime Video a Netflix, da Disney a Paramount. Spesso, come i supereroi dei cartoons, combattiamo contro perfidi mostri alieni tipo la funzione “salta sigla” delle piattaforme, la tentazione di alcune produzioni di affidarsi all’AI e i troppi paletti editoriali delle multinazionali, ma quello che ancora ci fa sentire dei privilegiati è il fatto di non aver mai vissuto un anno senza aver scritto o cantato almeno una decina di sigle per la TV. Anche per questo i nostri primi 30 anni sono inconsueti e speciali!


CS: A proposito di animazione seriale per la TV, esiste un codice compositivo e canoro da seguire quando si realizza su pentagramma la sigla per un cartone animato? Sempre se ci puoi svelare qualche tuo segreto!
MF: Pensa, proprio su questo argomento nel 2011 ho scritto un libro, “Cartoon Heroes – 40 anni di sigle TV” ristampato e attualizzato 10 anni più tardi. E il motivo è un’anomalia tutta italiana: da noi le sigle TV sono un vero e proprio genere musicale, con proprie regole compositive, interpreti dedicati, un pubblico e dei palchi specifici e una propria discografia. E quella delle sigle in Italia è una storia fatta di curiose sliding doors. Quando negli anni Settanta arrivarono i primi cartoni animati giapponesi la TV chiese aiuto alla discografia che da decenni intratteneva con la musica per l’infanzia un rapporto privilegiato e di altissimo livello, dalla tradizione dello Zecchino d’Oro (un festival di autori prima che di interpreti-bambini) al grande cantautorato per l’infanzia (“Ci vuole un fiore” di Endrigo/Rodari/Bacalov, “La tartaruga” di Lauzi, ecc). Fino a quel momento la televisione aveva trasmesso perlopiù serie americane, con episodi brevi e autoconclusivi. Per raccontare musicalmente la storia di un gatto che corre dietro a un topo senza mai prenderlo o di un coyote che rincorre uno struzzo (sempre!) era sufficiente un jingle strumentale un po' slapstick preso a prestito dall’edizione internazionale... ma la storia di un’orfana col nonno sui monti svizzeri e i loro drammi interiori in continua evoluzione tratta da un romanzo di formazione europeo o l’intricatissima storia del principe spaziale Actarus e del suo robot Goldrake era un altro paio di maniche. Servivano necessariamente delle canzoni che avessero una sorta di “funzione Bignami” (l’alternativa al “nelle puntate precedenti” delle serie più recenti) e che anche musicalmente anticipassero le atmosfere della storia. Fu lì che la discografia ingaggio chi casualmente aveva sotto mano in quel momento: il discografico RCA Olimpio Petrossi, Franco Migliacci per il testo di Heidi e Tempera, Albertelli, Tavolazzi per Goldrake, per rifarsi ai titoli portati ad esempio qua sopra. Professionisti di primo piano della discografia che scrissero di fatto delle regole che ancora oggi chi fa il mio lavoro deve tenere in considerazione, regole di empatia musicale, di struttura, di composizione e di funzione. Ed ecco che il testo deve raccontare chi è il protagonista, in quale mondo si muove e da cosa è mosso oppure anche solo genericamente i valori cardine della storia. La musica di contro deve evocare il genere (fantascienza, avventura, romantico, storico, sportivo), può anticipare il titolo, spesso prima della strofa, all’unisono con degli obbligati (“Ufo Robot, Ufo Robot” oppure “Dragon-Dragon-Dragon Ball”), come fosse una fanfara, quasi a chiamare a raccolta davanti alla TV i piccoli spettatori. Ma soprattutto ci sono parametri stilistici precisi: uno su tutti (altrimenti spoilero tutto il mio libro!!) è quello per cui la sigla deve avere una certa radiofonicità e deve suonare molto attuale. L’imprinting musicale dei nostri genitori è stato con filastrocche e marcette per (e da) bambini. Nel 1978 io mi nutrivo di Ufo Robot e della sua sigla, arrangiata come fosse un pezzo di Boney M da Vince Tempera, lo stesso che arrangiava i brani per Bertè e Concato, canzoni che suonavano a tutto volume dall’autoradio di mio zio più grande... e io ascoltando lo stesso suono di quell’autoradio mi sentivo grande a mia volta! Negli anni seguenti altri autori si sono affacciati a questo genere, Detto Mariano e Andrea Lo Vecchio, Franco Micalizzi e Carla Vistarini, Nico Fidenco e poi negli anni successivi Piero Cassano, Valeriano Chiaravalle, Franco Fasano... pop, italo-disco, rock, pop, ballad, rap... da Mazinga alla sigla delle Winx la regola del far suonare le sigle come i pezzi “dei grandi” è rimasta un imperativo!


CS: Non di sole sigle TV vive Mirko Fabbreschi! Tu sei un compositore per immagini a tutti gli effetti, difatti hai scritto score per documentari, pellicole, spot e programmi TV. Ultima, in ordine di tempo, la score per il film La terza volta, presentato allo scorso Festival del Cinema di Roma. Come e in che modalità convivono Mirko delle orecchiabili e immediate melodie delle sigle con Mirko delle partiture più “impegnate”? Ciò, ovviamente, non sminuendo così la serietà compositiva per i cartoni.
MF: Come ti dicevo in apertura di chiacchierata il mio cuore batte per la narrazione. Prima di avvicinarmi al cinema avevo già composto molto per la televisione, ho lavorato lungamente con i jingle pubblicitari (dalle mozzarelle ai cerotti per l’herpes!) e ancora oggi scrivo tanto anche per il teatro. Uno dei lavori musicali di cui vado più orgoglioso in assoluto sono senza dubbio le musiche originali per la riduzione teatrale di Kobane Calling di Zerocalcare. Ma, per tornare alla domanda, non devo fare grandi sforzi per far coincidere le mie anime musicali. Nella musica per immagini l’approccio è sempre lo stesso: armonizzare la propria sensibilità con quella di un autore, un regista, degli attori (o degli animatori), un montatore, un produttore... non è un caso se chi mi ha preceduto con le sigle TV ha sempre tenuto il piede in più scarpe, dai già citati Vince Tempera o Detto Mariano ad Augusto Martelli o i fratelli De Angelis... Tecnicamente le stesse regole di composizione e di psicologia musicale che si utilizzano per la TV valgono per il cinema. Quello che, almeno nella mia esperienza, varia sono i tempi, il budget e di conseguenza la qualità del lavoro. Negli ultimi anni curiosamente ho scritto tanto per corti e lungometraggi in costume, con ambientazione storica e questo, vista la mia predilezione per i leitmotiv, mi porta a usare molto pianoforte, orchestra e un po' di ibridazione con l’elettronica. Per Gianni Aureli, lo stesso regista de La Terza Volta attualmente nelle sale (che racconta una verosimile parentesi di vita di Edda Ciano), avevo già composto la colonna sonora di Notte di Marzo (circa l’attentato di via Rasella) e Aquile Randagie, una pellicola su una particolarissima vicenda della resistenza italiana. Ma, nonostante l’apparente uniformità di produzione e di ambientazione, per quest’ultimo film ho avuto la gioia di produrre e scrivere la title track, la canzone originale che da il titolo alla pellicola, un brano dal sapore popolare ma dall’impianto moderno. E per realizzarlo ho utilizzato il chitarrista dei Raggi Fotonici, Dario Sgrò, il contrabbassista di Carta Canta, una commedia musicale che avevo scritto per il teatro nel 2014 e una vocalist strepitosa con cui lavoro spesso al doppiaggio, Isabella Alfano, registrando al Fuji Studio di Roma dove solitamente affronto produzioni per la TV... pensa quanta intercambiabilità e crossoveraggio!


CS: Da quattro anni, all’interno del ben noto “Romics”, hai contribuito alla realizzazione del “Musicomics”, di cui sei Direttore Creativo, con la partecipazione in qualità di Presidente Onorario di Vince Tempera. Un premio tributante la musica applicata alle immagini, dando riconoscimenti a nomi di prestigio di ieri e di oggi in diversi settori, dal cinema alla serie TV, dal videogame al doppiaggio musicale, non dimenticando la canzone. Quanto sei orgoglioso di questo riconoscimento e quanto è importante un Premio del genere nel nostro Bel Paese in questi anni di riscoperta e valorizzazione (finalmente) della Colonna Sonora in tutti i suoi aspetti?
MF: La risposta è troppo ovvia: sono orgogliosissimo! Musicomics è un premio che ho ideato, voluto, coltivato. E sono grato a Romics per averlo accolto e prodotto, a SIAE, Nuovo Imaie, ACMF, Sony Music Publishing, All Music Italia, Soundtrack City, ColonneSonore.net, Animeclik e tutti gli altri partners per sostenerlo con commovente entusiasmo. Fortunatamente il mondo delle colonne sonore ha visto in questi ultimi anni il proliferare di premi e momenti celebrativi. L’unicità di Musicomics sta però nel parlare ai più giovani e a un pubblico molto trasversale e spesso neofita oltre che agli appassionati di settore. Un’edizione media di Romics ospita oltre 400.000 visitatori e utilizzare, di sabato pomeriggio, il palco centrale della Fiera di Roma per raccontare le eccellenze attuali e storiche della musica per immagini è un’opportunità preziosa quanto straordinaria. Come hai ricordato anche tu, al mio fianco c’è un amico, produttore, collaboratore ma soprattutto compagno di sogni: Vince Tempera. Musicomics attribuisce premi alle produzioni dell’anno in corso relativamente alla musica per videogames, animazione italiana e internazionale, doppiaggio musicale, cinema di genere e sigle tv ma anche premi speciali, della critica e alla carriera. Nelle ultime edizioni abbiamo avuto il piacere di premiare eccellenze come Vangelis, Giorgio Moroder, Franco Micalizzi, Guido e Maurizio De Angelis, Douglas Meakin, Riccardo Zara, Luigi Lopez, Lucio Macchiarella, Franco Fasano, Lino Patruno, Vito Tommaso, Dario Marianelli e moltissimi altri. Ma inutile che lo racconti oltre... la prossima edizione è a ottobre, tra qualche mese, ci vediamo lì!


CS: Ultima domanda, un po' alla Marzullo: ti senti più un cantate, un musicista, un compositore, un doppiatore, un autore televisivo, un docente o un editore? O, molto probabilmente, ti senti esclusivamente Mirko Fabbreschi?
MF: Eh si... credo di averlo ribadito anche troppo ormai. Mi sento Mirko, un bambino che chiacchierava tanto, che fantasticava troppo, che suonava e scriveva storie e che dopo più di mezzo secolo ama chiacchierare tanto, fantasticare troppo, suonare e scrivere storie. L’unica (quasi ininfluente) differenza è che spesso per quei racconti oggi riesco a comporre anche la giusta musica!

