08 Mag2014
Scritto da Roberto Pugliese . Pubblicato in Cinema

Dickon Hinchliffe
Locke (
Id., 2013)
Fiction Records/Universal Music
16 brani – durata: 32’ 25”

Un uomo, solo, dentro un’auto. Fuori, nella notte, “fredde luci parlano” (Montale) e scorrono veloci. Con lui, nell’abitacolo, soltanto un telefono e all’altro capo una serie di voci a scandire le tappe della sua vita che se ne va lentamente in frantumi.
Locke di Steven Knight, colpevolmente segregato fuori concorso alla 70° Mostra del cinema veneziana, è un tour de force per il protagonista Tom Hardy ma è anche una sfida tecnica e linguistica, dentro la quale si apre a sua volta, musicalmente, una possibile parafrasi del celebre interrogativo hitchcockiano: “
Da dove mai potrebbe provenire la musica dentro un’auto in corsa?” (esclusa ovviamente l’ipotesi di una radio o di un’altra fonte sonora interna). Quesito cui va annessa l’altrettanto celebre risposta di David Raksin: “
Mi si spieghi da dove viene la macchina da presa, e io vi spiegherò da dove viene la musica”.
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