Pane e libertà
Ennio Morricone
Pane e libertà (2009)
Rai Trade FRT 430
19 brani – Durata: 60'00"
La Fiction all’interno dell’offerta della Rai ricopre ormai un ruolo di primo piano, sia per quel che riguarda la lunga serialità, Un posto al sole, Agrodolce, che per quanto riguarda le fiction in due o tre puntate, Puccini, Pane e libertà andate in onda nelle scorse settimane.
Quella prodotta da Carlo Degli Esposti che racconta la vita e la storia del padre del sindacalismo italiano Giuseppe Di Vittorio, si inserisce quindi all’interno di una strategia editoriale che punta sulla fiction, che intende essere una fiction di qualità – ad altri lasciamo valutare se con successo o meno – e cerca di farlo attraverso una scelta attenta ai temi trattati, e al modo in cui viene confezionato il prodotto. La regia di questo lavoro, che ha avuto quantomeno il merito di far conoscere, soprattutto ai più giovani, la figura di Giuseppe Di Vittorio, (interpretato da un bravo Pierfrancesco Favino), è stata affidata ad Alberto Negrin (Perlasca, Gino Bartali - L'intramontabile, L'ultimo dei Corleonesi).
Lo stesso regista, con Pietro Calderon e Gualtiero Rosella, ha firmato anche il soggetto e la sceneggiatura. Le musiche del Maestro Morricone hanno dato certamente un importante contributo al progetto. Per il film il compositore romano ha creato una musica che è stata capace di seguire la storia del protagonista sottolineandone la valenza epica, e trovando lo spazio per richiamare i luoghi, il vissuto del protagonista, attraverso la scelta dell’organico, tipicamente “morriconiano” in cui i fiati e gli archi si fondono in una amalgama orchestrale che è ormai un segno chiaro della paternità delle sue opere, e la costruzione di un tema principale che accompagna lo sviluppo della storia. In alcuni brani (“Fisarmonica”, “Fuori dalla politica”) la fisarmonica di Fabio Ceccarelli si inserisce perfettamente in questo ordito orchestrale caratterizzando lo score con un riferimento diretto al tempo, al luogo, alla cultura che stanno alla base della storia, del racconto. Una storia che oltre ad essere poco conosciuta dai più giovani è capace di appassionare ed emozionare.
Lo stesso autore ha rilasciato delle dichiarazioni in cui ha confessato di essere rimasto molto colpito e commosso quando ha visto per la prima volta il film. “Quando mi capita, però, - ha aggiunto - in genere non voglio fare la musica perché ho paura di ‘fare del male’ al film” .
In questo caso invece anziché suggerire al regista, come aveva in un primo momento pensato di fare, di non utilizzare una colonna sonora ma di inserire soltanto i canti dell’epoca, ha deciso di confrontarsi con questo testo che ha saputo, seppur con i limiti imposti da uno spazio limitato di sole due puntate, raccontare la vita ricchissima di esperienze di “Peppino” Di Vittorio. Le musiche che sono nate possono essere ricondotte, secondo lo stesso autore, a tre filoni: “quello epico - popolare, quello d’amore (però appena sillabato che si forma a poco a poco); l’altro è quello nato per simbolizzare la protesta dei lavoratori”. Un tema importante quello legato ai problemi sociali e del lavoro, che il maestro romano aveva già affrontato curando le musiche del film di Bertolucci Novecento. Il Main Theme, presentato nel brano “Quella estate”, contamina anche altri pezzi del disco legati a momenti diversi della storia che il compositore ha inteso caratterizzare con la sua musica. La OST riesce, come la storia richiedeva, a toccare colori diversi, differenti emozioni che rimandano al vissuto dell’uomo Di Vittorio prima ancora che a quello del personaggio che egli ha incarnato. Per questo accanto alla cantabilità del tema principale, al suo incedere ritmato che fa pensare alla marcia dei lavoratori che si uniscono per dar vita ad un ideale di dignità e rispetto, siamo trafitti dalla voce dei violini del brano “Lacrime e sangue”. O restiamo quasi sorpresi dall’andamento marziale del brano “Tradito” in cui il movimento circolare delle percussioni è enfatizzato dalla scrittura orchestrale che da vita ad un leitmotiv basato sul movimento ascendente/discendente, che racconta la vertigine del tradimento. O ancora ascoltando il brano “Dissenso” si ha quasi la sensazione di udire musica assoluta, una musica capace di cambiare la temperatura, la luce, di regolare il nostro respiro sincronizzandolo sul metronimico incessante battere del pianoforte su cui danzano i pizzicati degli archi, e si stendono pochi suoni sospesi, in attesa.
Abbiamo fatto riferimento prima al ruolo giocato dalla fisarmonica come strumento utilizzato per costruire una cornice di senso sonoro alla storia, la scelta dell’organico spesso in questo score riveste un valore simbolico insieme con l’utilizzo del tema principale. È il caso del pezzo “Uniti” che riprende il tema di “Quella estate” e utilizza nel suo incipit, accanto agli strumenti dell’orchestra classica, l’organo. Questo elemento richiama il brano “Il sacro del lavoro” che affida all’organo una sorta di corale cui si legano gli archi e i flauti. La scelta del flauto è anch’essa interpretabile con lo stesso criterio, ovvero come strumento capace di evocare il mondo della campagna in modo diretto. L’utilizzo della parafrasi da parte dell’autore è quindi ciò che ha caratterizzato tutto il lavoro, il carattere della musica è direttamente derivato dal carattere delle immagini, e dal loro contenuto, generando il tal modo effetti di forte congruenza sinestetica ed espressiva.
Prima di concludere due piccole curiosità: nel bel brano “Fuori dalla politica” sembra di ritrovare il mondo sonoro di un capolavoro del cinema C’era una volta in America, e nel pezzo che accompagna i momenti di tensione dei lavoratori in piazza l’utilizzo degli archi non può non richiamare alla memoria il trattamento degli archi nella colonna sonora scritta per un’altra fiction che ha fatto la storia della Rai: La piovra. Un lavoro questo che conferma, quindi, la straordinaria capacità del Maestro Morricone di interpretare le storie cui presta la propria arte, restando sempre fedele alla propria poetica, come in pochi possono permettersi di fare.
