Musicarelli – L’Italia degli anni ’60 nei film musicali
Marta Cagnola & Simone Fattori
Musicarelli – L’Italia degli anni ’60 nei film musicali (2024)
Vololibero Edizioni Milano
Pagg. 254 - Euro 26,50
www.vololiberoedizioni.it

Che tempi spensierati, che musiche e canzoni che profumavano di amore, sole, spiaggia, mare, cotte e colpi di fulmine, balli sfrenati, ribellione e fuga (soprattutto da genitori retrogradi e padri padrone, seppur alla fine bonariamente remissivi), baci casti e serenate sotto i balconi. I Musicarelli – ossia i film musicali italici basati sempre sulle canzoni del momento più di successo sulle quali impostare una trama posticcia con tanti attori e cantanti del periodo e vecchie glorie comiche del varietà e del cinema che attiravano i genitori, perché ai figli adolescenti ci pensavano le star canore idolatrate dell’epoca e la loro canzone trascinante da superclassifica discografica – tornano a veder luce, glorificazione e rimembranza emozionale (non solo analitica e divulgativa) in questo libro scritto con simpatico piglio comunicativo e descrittivo, argomentando molto in profondità, di Marta Cagnola & Simone Fattori, di recente uscita. I due giornalisti rinomati di musica, teatro, cinema, comunicazione, spettacolo e arte, infarciscono questo volume (cosa che molti altri sull’argomento non hanno fatto) di interviste esclusive alle star indiscusse dell’epoca, quali Rita Pavone (<<Io ho sempre detestato la parola “musicarelli”>>), Laura Efrikian (<<… da In ginocchio da te nasce l’amore e mentre Gianni [Morandi] proseguiva con entusiasmo a fare questi film, perché c’erano dentro le sue canzoni, io cominciavo ad andare dietro alla storia>>), Al Bano (<<La prima reazione è stata: “Forse canto bene, ma da qui a farmi fare un film…”>>), Bobby Solo (<<Io facevo tutto quello che mi dicevano. Io avevo diciannove anni, ero timido e non avevo mai fatto niente del genere>>), Mal (<<No, non avevo nessuna esperienza di recitazione. In quel periodo quando un disco aveva successo si faceva un film con lo stesso titolo>>), Shel Shapiro (<<Avevamo diciannove, vent’anni, non stavamo lì ad analizzare l’effetto della nostra musica o come veniva adoperata>>), Giacomo Agostini (<<…si scherzava molto, c’era una bella atmosfera. Mi ricordo che a Lino Banfi, per esempio, chiedevo spesso dei consigli perché era già un professionista affermato>>), Mario Tessuto (<<Non trovai difficoltà a fare l’attore perché, essendo un film musicale, dovevo interpretare comunque me stesso>>), Orietta Berti (<<Per gli autori il personaggio di Suor Sorriso e la sua canzone “Dominique” erano perfetti per raccontare la sua musica nell’infanzia dei bambini e la loro dolcezza>>) e Iva Zanicchi (<<Quando sono andata a Milano a vedermi al cinema è stata comunque una gran bella emozione!>>).
Il libro presenta le schede di tutti i film esaminati (ad esempio i classici Little Rita nel West, Rita la zanzara, In ginocchio da te, Una lacrima sul viso, Zingara, Zum Zum Zum, Lisa dagli occhi blu e Stasera mi butto) e una playlist di 60 tracce con il suo QR-Code per l’ascolto. Uno spaccato del nostro Cinema di genere con il suo boom da fine anni ’50 a tutti i ’60, che altro non era che <<La variante italiana, pur con le sue peculiarità, che si inserisce tuttavia in un lungo filone – che parte dall’Opera e passa per il musical fino ad arrivare al videoclip – con il quale il teatro prima e il cinema successivamente, e infine la televisione, si occupano di interpretare e di rappresentare con i propri codici il linguaggio della musica>>, così come asserito dai due autori. Che perseguono a scrivere: <<Se nel musical la canzone è un’aggiunta drammaturgica allo svolgimento della trama, con ampie parti di essa sviluppate sotto forma di canzone (sullo schema di quanto accade nell’opera lirica), nel film musicale la canzone è un momento distinto della storia, una pausa musicale che generalmente non ha grande attinenza, nel testo, con il plot del film, ma costituisce un momento spettacolare che spesso, ma non sempre, riguarda il protagonista>>.
