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02 Mag2024

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Moviescore Media

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

logo moviescoremedia new

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Moviescore Media

Questo mese la nostra rubrica ‘Pillole di Note’ – ovvero recensioni corte di un certo qual numero di colonne sonore che differenziano dalle nostre classiche di lunghezza più o meno mutevole – ritorna a parlare dell’etichetta svedese Moviescore Media, la quale si dedica a scovare compositori di oggi e di ieri da tutte le parti del mondo, con uno sguardo attento alle future leve della musica applicata alle immagini.

Analizziamo l’etichetta Moviescore Media: (https://moviescoremedia.com/newsite/):


cover hopeful

Blake Robinson/Jonas Myrin
The Hopeful (Inedito, 2024)
Moviescore Media MMS24016
22 brani – Durata: 43’00”



Col nome d’arte di Blakus il giovane compositore Blake Robinson ha scritto le musiche dei trailer dei videogiochi Star Wars: Battlefront II, Star Wars Jedi: Fallen Order, Star Wars: Squadrons e perfino per il film Star Wars - L’ascesa di Skywalker, e dopo diversa musica addizionale e qualche corto approda al lungometraggio con questo dramma in costume da noi ancora inedito: The Hopeful, narrante di una nave a vapore che attraversa l’Oceano Atlantico nel 1874, nella quale il vedovo John Andrews racconta con dovizia di particolari ai suoi due figli una storia di coraggio, speranza, guerra e vero amore che inizia con la fine del mondo. Robinson compone uno score romanticamente e drammaturgicamente sinfonico, con alcuni splendidi e poetici interventi canori sinfo-pop moderni (ballad sentimentali a volte brevi ma acute, vedi “Never Giving Up”, “The Wedding Song” e la meravigliosa “Hope Is On the Way”) del cantautore svedese, residente a Los Angeles, Jonas Myrin e alcune pagine tematiche co-scritte con Michael Price (nostra conoscenza intervistata qui). Siamo dalle parti, per ricchezza leitmotivica e intimismo sonoro, di colonne sonore seriali quali Downton Abbey di John Lunn, Poldark di Anne Dudley o Outlander di Bear McCreary. Il tema portante, “Tell Me A Story”, co-composto con Price, è un florilegio malinconico per fiati e archi, piano e violoncello solista, con quell’usus scribendi delicatissimo neoclassico britannico di George Fenton. Altre pagine da segnalare: l’horneriano “Ellen’s Theme”, lo svolazzante ed epico “Far and Wide” e “The Hopeful”, il williamsiano “Mrs. Saturday”.

cover gondola

Malcom Arison/Sóley
Gondola (Inedito, 2023)
Moviescore Media MMS24012
16 brani – Durata: 29’00”



Quanto di più felliniano non vi può essere in questa trama poeticamente onirica? Due operatrici di funivie si innamorano mentre si incrociano le loro cabinovie nel percorso quotidiano. Una storia d’amore in questa commedia sentimentale raccontata dalle musiche sognanti e folcloriche della cantautrice polistrumentista e vocalist Sóley Stefánsdóttir, nata a Hafnarfjörður in Islanda, e dal compositore inglese Malcolm Arison, nato a Manchester, ma residente a Berlino. Un’accoppiata vincente che tra pianismi e vocalismi minimali eterei o operistici (“Gondola”, “Two Voices” e “Vocalise”) e una melodia balcanica tra Goran Bregović e Nino Rota (“Mimi and Iva”) per violino, fisarmonica e tuba, ballabili suadenti, scatenati e lascivi da balera (“Tango Gondo”, “Swing Tap Dance” e “Mambo Gondo”), vocal jazz Parisien (“Tango Chess”) e arabeggianti danze del ventre (“Temptation”), riesce a farci appassionare a questa avventura amorosa surreale e trasognante.

cover sting

Anna Dubrich
Sting (Inedito, 2024)
Moviescore Media MMS24014
20 brani – Durata: 38’00”



Se siete aracnofobici evitate questo film perché la vostra paura accrescerà, eccome! La quarantenne compositrice e attrice russa Anna Dubrich, con 60 titoli in carnet (la miniserie Anna Karenina, il film Fear Street Parte III: 1666 con Marco Beltrami), tesse una tela (proprio il caso di dirlo) strumental-elettronica da scary music classica (“Sting Opening”) con soluzioni timbriche alla Roque Baños (“There is a Noise”) e qualche guizzo armonico jazz dagli incorporei sintetismi (“Creepy Dust”, “Frank”), con un tema portante da nenia horror fanciullesca sghemba e scuotente (“Charlotte’s Theme”); d’altronde la stessa autrice dichiara: <<Per Sting ho creato alcuni suoni e loop interessanti “a forma di ragno” da una vecchia macchina da scrivere. Oltre a tutti gli strani strumenti synth ho deciso di restare con tre strumenti dal vivo: flauto, arpa e marimba bassa. Per registrarli ho dovuto recarmi a Sydney, che era la prima volta che visitavo l’Australia. Che città fantastica! Grazie Sting per questa grande opportunità >>. Una colonna sonora che entra sotto pelle come il veleno bloccante di un ragno gigante e famelico che attacca senza tregua (esemplari i brani “Sting Attacks” e “Family Fight”).

cover desgensbien

Eloi Ragot
Good People (Des gens bien, 2022)
Moviescore Media MMS24015
17 brani – Durata: 30’00”



Il compositore polistrumentista francotedesco Eloi Ragot (intervistato tempo addietro tra le nostre pagine web) compone per questa serie poliziesca francese uno score multiforme, tra concessioni sinfoniche tipiche del genere (“What Have We Done?”, “Confrontation”, “According to Plan”) e pagine electro-acustiche dal sound folk western (“A Neck Brace”, l’interessantissima “Burnt Fields” e “New Machines”, perfino il fischio simil campionato alla De Masi in “Money From the Parishioners”), difatti raccontando alcuni aspetti peculiari della narrazione divisa tra due elementi portanti, così come specifica egli stesso: <<Penso che l’80-90% della colonna sonora sia stata scritta prima delle riprese. Quindi ai montatori è servito solo assemblare le immagini e non era affatto musica temporanea, il che è davvero un grande sollievo. Durante la post-produzione ho rielaborato alcune tracce e ne ho create alcune nuove poiché abbiamo scoperto che la musica doveva lavorare su due livelli: uno quasi introspettivo, vicino alle emozioni dei personaggi, ma anche uno “favolistico”, qualcosa di più distante e ironico su questa storia di commedia nera. In termini di orchestrazione, naturalmente ha significato per me qualcosa di principalmente organico: chitarre e pianoforti con alcuni effetti e pad, nonché un’orchestra con un clarinetto solista>>.

cover souleater int

Raphaël Gesqua
The Soul Eater (Le mangeur d’âmes, 2024)
Moviescore Media MMS24017
28 brani – Durata: 70’00”



Quando una morte violenta e atroce sconvolge un piccolo villaggio di montagna, riemerge un’antica leggenda su una creatura maligna. Il cinquantaduenne compositore francese Raphaël Gesqua (La casa in fondo al lago e alcuni videogiochi di Astérix & Obélix) scrive uno score principalmente elettronico-percussivo con pagine da incubo che attanagliano l’uditore (“Franck de Rolan”, “The House”, “Sawmill Chase”, “I Came For Him”), usando sistemi di campionamento della voce umana, rendendo così buona parte della musica un’esperienza sensoriale vicino al perdurante e lamentoso piagnucolio malevolo e fastidiante (“The Soul Eater”). Esempi di cotanta perturbabile sensazione, in una partitura che al di fuori delle immagini si fatica ad ascoltare, si riscontrano maggiormente in “What If It Was Real?”, “Sanitarium”, “Bad Soul Mather and the Red Door” o “Carnage”.

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Daniela Bocconi

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