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20 Feb2024

Beyond the Mirror

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

cover beyond the mirror lina gervasiLina Gervasi
Beyond the Mirror (2023)
Musica Lavica Records MLR23041CD
12 brani – Durata: 41’02”



Tempo addietro intervistammo la giovane musicista e compositrice Lina Gervasi (leggi qui), la quale ci accennò di questa sua uscita discografica di composizioni personali inedite, che di conseguenza attendavamo al varco dopo averci raccontato la sua vita professionale che ha dell’incredibile, di cui non vi sveliamo nulla perché dovrete andarvi a (ri)leggere l’intervista di cui sopra. “Beyond the Mirror”, che già dal titolo sottintende mondi fiabeschi, multiversi fantastici alla “Alice nel paese delle meraviglie”, “Harry Potter” e pure Matrix (l’illustrazione disegnata della copertina, ad opera di Diego Fichera, è più esplicativa che mai, come i disegni interni al libretto), custodisce panorami letterari fantasy mescolantisi con cinematiche suggestioni (d’altronde la Gervasi ha realizzato con il suo strumento d’elezione, il theremin, portavoce di questo album, delle cover di famose colonne sonore anni fa), rendendolo a tutti gli effetti un concept album di note per film immaginari e romanzi possibilmente trasferibili su celluloide.
Le atmosfere sonore, che si dispiegano passionalmente e pudicamente alle nostre orecchie, vanno da Vangelis ai Clannad, da Jean-Michel Jarre agli Art of Noise, da Ludovico Einaudi a Stephen Schlaks, perpetrando principalmente un profondo suono ancestrale mediterraneo, connaturale nella compositrice di origini siciliane, dove a sfoggiare la sua musicalità unica, fantasmatica, irreale, aliena eppur perturbabile, ipnotica, antica e presente al contempo, è il magico e incredibile theremin, accompagnato di volta in volta da celebri special guests quali Giovanni Sollima al violoncello elettrico, Claudio Simonetti alle tastiere e synth, Fabrizio Bosso alla tromba e Lorenzo Dada alle tastiere e synth, coautore del brano “Far Away”. Album suonato dalla Gervasi al suddetto theremin, voce, flauto, lama sonora, tastiere, synth ed fx, Denis Marino, produttore artistico e curatore degli arrangiamenti insieme alla compositrice sicula, alle chitarre elettriche e acustiche e programmazioni, Seby Burgio al pianoforte e piano rhodes, Michele Musarra al basso elettrico, Puccio Castrogiovanni ai marranzani, Emilia Belfiore al violino e viola, Alessandro Longo al violoncello e Duke & Lucky agli fx.
Il pezzo che apre il CD è “Neah” con un synth vangelisiano alla Blade Runner, in cui si innesta un vocalizzo alla Clannad molto epicamente spirituale, marranzani effettati, percussioni tribali accennate e il theremin con una melodia arabeggiante molto evocativa, che potrebbe benissimo essere la score migliore per il nuovo Dune, altroché quella partitura rumoristica-sensoriale banale di Zimmer, che ha pure vinto inspiegabilmente l’Oscar. “On the Other Side” sembra provenire da un album di inediti degli Art of Noise (gruppo musicale inglese di genere synth-pop d’avanguardia, attivo dal 1983 al 2000, formato da Trevor Horn, Paul Morley, Anne Dudley, J.J. Jeczalik e Gary Langan), con il theremin cantabile che riecheggia melodie lontane nel tempo e nello spazio, una danza extraterrestre di grande levità. “Mirror”, pezzo portante dell’album, ci presenta un leitmotiv sinuosamente arcaico, liricamente enfatico alla Vangelis. “Rising”, pianisticamente alla Einaudi e Schlaks, delicatamente ci conduce per mano nella direzione dell’Amore, non solo quello fisico altresì cerebrale, con un tema vero e proprio inno al sentimento che è “L’amor che move il sole e le altre stelle”, come declama Dante nell’ultimo verso del Paradiso della Divina Commedia. Lo straordinario trombettista Fabrizio Bosso in “The Dream Maker”, brano soavemente jazz da pellicola noir o dramma sentimentale d’altri tempi, tra un Terence Blanchard e un Mark Isham d’annata, cinge il theremin in un lungo e calorosamente avvolgente verso di note espresse col cuore prima che con la bravura tecnica. “Softly” vede nel violoncello elettrico intimista di Giovanni Sollima il cantore angelico di una melodia, supportata dal piano, e sostenuta poco dopo dal theremin, di bellezza lucente che colpisce dritto all’anima, non abbandonandola più (per fortuna). Eroicamente ascendente “The Legend of Elenos”, appartenente a quei tipici score per videogiochi fantasy avventurosi odierni, tronca di netto quel senso di emozionale beatitudine evocativa fin d’ora ascoltato, che rientra prepotentemente ed emotivamente nel successivo “Far Away”, co-composto con Lorenzo Dada, brano suggestivo, dai tratteggi new age-ambient-pop anni ’80, dolcemente cantabile. “Parallel”, col rumore carezzevole delle onde del mare che si adagiano sulla sabbia delle spiagge estive, richiamante un certo Vangelis e un Jean-Michel Jarre anni Ottanta, ha una matrice mistico leggendaria, con quei cori femminei sovrapposti sullo sfondo, suonando così la celebrazione di un Tempo che fu. “Lost in the Dark”, con Simonetti alle tastiere e synth, è un peregrinare nell’oscurità più che paesaggistica, dell’Io, con un andamento simonettiano all’ennesima potenza degli horror paranormali argentiani simil Phenomena: un tematismo in levare assai pop, che ti fa quietamente danzare e riflettere nel medesimo tempo. “Breathless” nel piano cadenzato, un theremin accorato, marranzani ritmicamente battenti e archi in crescendo, riflette un melodismo incalzante e gloriosamente, nonché tenacemente, epico, con una seconda parte elfmaniana burlescamente orrorifica burtoniana, che viene schiarita da un liricismo finale vocalizzante e del tutti strumentale in campo che ci apre a nuovi viaggi mentali e fisici. “Soul Whisperer”, chiude il CD ripresentando brevemente il bel tema ascoltato in “Rising”, con la voce anziana della nonna Lina, che da lassù protegge la Gervasi, che le ha dedicato questo album, incitando la nipote a non abbattersi mai e credere sempre in se stessa, perché le porte si aprono quando meno te l’aspetti, dato che la Passione, quella vera, sa come aprircele dinnanzi.    

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Daniela Bocconi

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