Avatar: The Way of Water
Simon Franglen
Avatar: La via dell’acqua (Avatar: The Way of Water, 2022)
Hollywood Records.
22 brani – Durata: 76’20’’

Odiato e amato, Avatar del 2009 ha certamente segnato la cinematografia moderna; oggi, a tredici anni di distanza, prende vita il secondo capitolo della saga dal titolo Avatar: La via dell’acqua.
Una delle componenti che avevano caratterizzato il primo film era stata certamente la musica che, all’epoca, fu firmata da James Horner (candidato per il suo lavoro all’Oscar del 2010 vinto poi da Michael Giacchino per Up). Dopo la tragica morte del compositore, il regista canadese e il progetto da lui creato sono rimasti orfani di uno dei protagonisti del primo lungometraggio. Cameron, da esperto filmmaker, conoscendo l’importanza dell’elemento musicale che diviene portante in un kolossal del genere e rendendosi conto della necessità di mantenere la stessa atmosfera musicale, ha cercato la migliore soluzione possibile per colmare il vuoto lasciato dal compositore di Los Angeles e, così, per la sua ultima fatica si è affidato alla perizia musicale di uno stretto collaboratore di Horner: Simon Franglen. Produttore del celeberrimo brano “My Heart Will Go On” da Titanic (che gli è valso un Grammy) e, avvicinatosi al mondo delle colonne sonore con John Barry, Franglen ha lavorato a strettissimo contatto con Horner nella realizzazione della score del primo Avatar (un impegno di circa undici mesi in qualità di arrangiatore di musica elettronica); la collaborazione poi si protrasse anche per successivi progetti, The Amazing Spider-Man e I magnifici sette che portò a termine dopo la morte dell’amico compositore.
Adesso, dopo una lunga attesa, possiamo vedere il nuovo capitolo della saga di Avatar e possiamo ascoltare la composizione di Simon Franglen che è stato chiamato a continuare il lavoro di Horner. Nessuna scelta fu più azzeccata visto che i colori musicali della tavolozza del compositore sono figli della prima partitura. Se il lungometraggio si concentra sul rapporto genitori-figli, possiamo dire che anche la musica rispecchia questa dialettica la quale si traduce con il riutilizzo dei temi horneriani ma rivisti sotto una nuova luce. Basti pensare a brani come “Into the water” dove percepiamo la stessa trama musicale del primo film basata sull’accentuazione di motivi tribali, e “Happines is simple” che risente pienamente della matrice originaria e dove, per la prima volta, ascoltiamo il tema d’amore di Jack e Neytiri riarrangiato ed eseguito con nuove modalità. In tutta la partitura, dunque, rimane sempre viva e centrale la presenza di Horner, con i suoi stilemi che hanno creato l’atmosfera di Pandora; ascoltando “Converging paths” ritroviamo la medesima bruma musicale che Horner aveva concepito per le apparizioni di Eywa, qui inserita in un contesto musicale nuovo ma tributario della sua paternità. Dal carattere più muscolare appare “Rescue and loss” dove si assiste a una fusione di elementi già presentati in “A new star” ma qui esposti in modo più perentorio; il tema musicale legato al colonnello Quaritch non è più quello del precedente film ma, così come il personaggio, la musica è diventata “altra”, si è trasformata senza cambiare nella sua essenza. Possiamo certamente dire che lo score è tutto incentrato sulla logica aristotelica della trasformazione formale ma non essenziale.
Le aggiunte che possiamo ritrovare sono perfettamente legate a questa idea di fondo. Nel brano “Family is our fortress” c’è, ad esempio, la presentazione di un nuovo tema che potremmo definire l’identità musicale della famiglia, la quale dimostra la sua diretta filiazione dall’originaria essenza horneriana. Stessa direttiva conduce il brano magnificente “Leaving home” e poi “The way of water” dove la primigenia malinconia del distacco sembra trasformarsi in musica attraverso una voce solista che si innalza su un minimale etereo tessuto sonoro che è la base anche del successivo “Payakan”. Altri palesi richiami a sonorità horneriane troviamo in “Cove of the ancestors”, dove l’elemento elettronico assurge al ruolo di protagonista e in “The Tulkun return” nel quale i cori sono concepiti in chiave tribale, ma mai folcloristica, pienamente intessuti su elementi musicali noti ma non scontati. Dal grande impatto emotivo e dall’essenza più magniloquente sono “The hunt” e “Na’vi attack”, nei quali troviamo echi di “Destruction of hometree” del primo Avatar e nuove trame musicali che impreziosiscono il carattere massiccio di una vibrante componente sonora che si intreccia ai temi ormai noti. La parte più muscolare della score riprende stilemi del brano “War” di James Horner e li aggiorna sotto la luce di un sintetizzatore (ricordiamo che Franglen era addetto a questo nel precedente lavoro) che però non prende mai il sopravvento sull’impalcatura classica della colonna sonora; un esempio è “Bad parents” dove l’impianto orchestrale trova una mistione con elementi elettronici che, comunque, rimangono a latere. In questo gruppo di brani più roboanti “Knife fight” costituisce certamente un momento fondamentale, considerato l’alto livello di orchestrazione che riesce a ricreare la tensione emotiva di un film che, in ogni caso, è ormai nella storia del cinema. Se il compito di Cameron è stato intrattenere e abbacinare lo spettatore, quello di Franglen è stato l’accompagnare l’ascoltatore attraverso sonorità note e ignote, in un viaggio, tra ricordo e innovazione, tra passato e futuro, tra oscurità e luce che sembra trovare (non a caso) il perfetto culmine in “From darkness to light” e “The spirit tree”, brani di grande impatto emotivo che costituiscono le ultime pagine di una partitura strettamente legata al rapporto con il padre/insegnante e amico Horner.
Franglen non poteva fare nulla di diverso, esaltando il passato ma ammirando il futuro in un’opera che vede nel passaggio generazionale una chiave di lettura e che anche la musica sembra voler suggellare. Se l’aspetto visivo è stato considerato l’elemento identitario di Avatar: La via dell’acqua, la musica del compositore londinese riesce a “rappresentare” ciò che le immagini non possono trasmettere, un continuo fluire di sentimenti che scorrono come un fiume di emozioni, come se fosse proprio questa la via dell’acqua (citata nel film) che tutto unisce. Di recente pubblicazione per il mercato digitale è la versione estesa della colonna sonora nella quale sono stati aggiunti dei brani che arricchiscono l’esperienza musicale di un viaggio che travalica i confini ma rimane legato alla sua terra di origine. In questo cammino, Franglen ha prediletto la strada che conduce al trionfo dei moti dell’anima e forse questa è la lezione che ha ereditato dal maestro James Horner, non a caso definito “The Emotionalist”.
