Treasure Island
Natale Massara
L'isola del tesoro (Treasure Island, 1972)
Quartet Records QR470
27 brani - Durata: 43'48''
Adattamento cinemtografico annoverato nella lista delle numerose trasposizioni mediatiche del celebre romanzo del 1883 di Robert Louis Stevenson, diretto nel 1972 da Andrea Bianchi e John Hough, accessoriato da un cast di tutto rispetto e blasonato dal mitico Orson Welles nei panni del cuoco di bordo senza gamba Long John Silver.
Il 30enne Natale Massara fa il suo debutto come compositore per il cinema dopo la sua più che decennale esperienza negli affari della musica leggera con ruoli di interprete, autore, arrangiatore, produttore, direttore d'orchestra. Massara traduce nel lavoro una passione per la settima arte e un brillante concentrato di quanto assorbito nella fruizione del cinema popolare, confezionando e dirigendo una partitura solida, autorevole e di grande impatto visivo ed emotivo.
Nei titoli di testa troviamo una perfetta creazione di immaginario cinematografico da Golden Age, una conclamata solennità da trademark di peplum o grande racconto epico, con la partecipazione di varie classi in progressiva aumentazione sonora e dinamica, ottoni, archi, flauti, percussioni, il richiamo del corno francese che innesca l’afflato del fantastico tematismo degli archi, mentre l’intermezzo del flauto ci riconduce e addentra alla dimensione fiabesca (come non ricordare il contemporaneo Pinocchio di Comencini con le musiche di Fiorenzo Carpi), quando il piccolo Jim avvia il verbale del racconto, con la sottoimpressione della melodia che traduce la sua leggiadra innocenza. L’intro dunque assume una funzione che si veste da perfetta ouverture dell’avventura che sta per essere proiettata, con tutti gli elementi sonori di periodizzazione e di contesto atti a identificarla e a desiderarla e col fascino di una preparazione quasi rituale e mistica alla grande cerimonia dello spettacolo visivo. L’arrivo alla locanda “Ammiraglio Benbow” del vecchio lupo di mare Billy Bones è sincronizzato con il tema marziale e trionfale dei primi secondi dei titoli, quasi a segnalare che quel personaggio sarà connesso al tirante della grande storia (ovvero la mappa del tesoro). La dimensione parallela che vive nell’interiorità di Jim, spaventato dai racconti, dai modi bruschi e dal mistero dei comportamenti di Billy, viene tinteggiata da un unisono di tremoli delle classi medie e gravi degli archi, una sorta di strato minatorio sul quale si ergono le pennellate verticali in scala minore delle classi acute, mentre un preparato elettronico traduce la dimensione intangibile dell’ignoto fobico, non tracciabile e deforme, non geometrizzabile nell’immaginario e nel subconscio notturno dell’infante. L’entrata in scena del pirata Cane Nero è faticamente accompagnata dalle note del fagotto che riprendono la canzone tradizionale dei pirati "Fifteen Men (and a Bottle of Rum)" (in una versione musicale dello stesso compositore) mentre il foglio con la macchia nera consegnata a Billy dal misterioso uomo cieco è abbinato in sincrono all’oscura serie reiterata di quattro note del violoncello che prelude all’azione dell’assalto dei pirati e, con lo sviluppo di situazioni superiori destabilizzanti, séguita l’impasto misterico e tensivo di una presenza quasi spettrale che segnerà il destino del vecchio marinaio, colto da malore e prossimo all’esalazione. I rintocchi dell’orologio della locanda scandiscono con la musica l’arrivo dei pirati, mentre appoggi assillanti del pianoforte si propongono come ulteriore condimento di minaccia, col tamburo altrettanto prestante nella scansione della ricerca del baule da parte dei pirati e il dialogo tra le classi si fa più stretto mentre i multipla giocano quasi a un rimbalzo reciproco, creando un effetto di generale e repentino smarrimento, che ben inquadra la fuga dei pirati all’arrivo dei soldati e l’abbandono del cieco Pew.
La scoperta che la mappa che Billy ha consegnato a Jim è proprio quella dell’isola del tesoro genera incredulità e indecifrabili reazioni emotive nel conte Trelawney, che suonano come sfuggenti glissati pianistici su scandito di celli e punture di chitarra elettrica, mentre gli archi cercano di disegnare una fantasia di sperata conquista, una sorta di interrogazione inespressa che sta per prendere forma nella mente dei personaggi. Il suono fanciullesco del carillon con il tema musicale, che all’inizio sentimmo suonato dal flauto, torna nella sua magia creativa ed evoca una perfetta dimensione da fantasia onirica che può costruirsi nei pensieri e nei sogni ingenui di un bambino che sta per salpare con una ciurma alla ricerca di un misterioso tesoro. Il tema che suonerebbe marziale, in questa veste pura e cristallina, si addice alla dimensione infantile di un’avventura incredibile, quanto tragica e perigliosa. L’arrivo di Jim alla locanda del cannocchiale è sotteso da un brano per chitarra acustica che riprende lo sviluppo che riecheggia la ballata britannica, offertaci nell’ouverture dal flauto e ora in assolo di chitarra prima e per clavietta poi (quando il girato mostra Long John Silver sulla nave e l’avvio della spedizione).
Il richiamo del corno e l’apertura della camera sulla Hispaniola in partenza per l’isola del tesoro fungono da perfetto kick-off del tema d’avventura che non poteva non essere affidato qui al pieno degli archi, mentre la voce fuoricampo di Jim riprende i ritmi della narrazione, quale sorta di diario di bordo parlante prima e nella ripresa sotto ai racconti marinareschi di Long John poi, anche con l’intervento tematico del flauto. Sono gli squilli degli ottoni a spezzare momentaneamente il tematismo, mentre passiamo a riprese aeree e a inquadrature esterne della Hispaniola in navigazione, con la voice-over di Jim che ci aggiorna il racconto (e il secondo di bordo, ebbro, viene proditoriamente gettato a mare da Silver…). Un esordio organistico e archi tinto di mistero e minaccia traduce la fortuita scoperta da parte di Jim, nascosto nella botte delle mele, dell'intenzione dell'equipaggio di ammutinarsi, guidato da Silver, dopo la scoperta del fantomatico tesoro; il bambino non viene fortunatamente scovato grazie all'avvistamento dell'isola che viene trionfalmente annunciato dal sincrono del tema a pieni polmoni, con l'apertura della cinepresa sul paesaggio marittimo e l'esultanza dell'equipaggio (mentre, pur in assenza di dialogo sonoro, si vede che Jim dice al capitano Smollett e al conte Trelawney del complotto dei marinai che ha origliato nella stiva). Ma l'esultanza si tinge di farsa e dietro la maschera di Silver si nascondono le reali intenzioni della ciurma. Così sulla proposta degli archi, gli ottoni e i timpani replicano tuonanti, quasi a descrivere un moto di consapevolezza interiore del pericolo che si sta materializzando e dal quale il capitano dovrà difendersi insieme ai suoi fedelissimi. Lo sguardo dei marinai si interseca con l'isola e la dimensione interiore, sempre più palese e tesa, viene sonorizzata con una serialità di chitarra elettrica cui fanno puntuale eco gli archi, in un'ossessiva proposta in aumentazione dinamica e agogica che predispone a esiti conclamati di trama, così come la sclerotizzazione degli archi e gli accentati tengono viva e sottesa la minaccia, specie nel momento in cui Jim sbarca sulla scialuppa insieme a Silver e ai pirati suoi seguaci.
Architettura di proposta pianistica e risposte figurative con archi, timpani e flauti sulle cannonate indirizzate alla scialuppa ospitante Smollett e accoliti, mentre cercano di raggiungere a loro volta l'isola, sapendo ormai che si sarebbero dovuti scontrare con gli uomini ammutinati di Silver. E di fatto il dialogo pentagrammato accompagna l'approdo concitato sull'isola e i primi scontri a fuoco tra le due fazioni. Jim frattanto incontra l'isolano Ben Gunn, la cui improvvisa dipartita viene tratteggiata da strette figure delle trombe raggiunte dal pianoforte e degli archi in crescendo sonoro a chiusura di sequenza. Notevole lo scenario con il tema del corno inglese (in ripresa di ballata antica) mentre Silver propone al capitano e ai suoi di consegnare la mappa dell'isola e di arrendersi, ricevendo sbeffeggiamenti da loro mentre si allontana avvilito, minaccioso e scortato dal tema trionfale, qui in funzione quasi sardonicamente straniante. Ricorso a una subingredente situazione di sforzati orchestrali e archi in scala ascendente per gradi congiunti, cadenzati da accenti di chitarra elettrica e scaturigini dinamiche degli strumenti che non restano indifferenti alla concitazione della pellicola e al violento confronto tra i pirati e il drappello di Smollett, mentre l'insistenza delle corde segue Jim intento a spiare i pirati in ritirata, prima di un altro subitaneo incontro con Ben Gunn.
Il tema portante torna sereno e apprezzabilissimo, intonato dal flauto mentre Jim naviga verso l'Hispaniola nella piccola imbarcazione indicatagli da Ben Gunn; la cadenza riposante evitata in chiusa di tema e l'abrupto della chitarra vanno in sincrono quando Jim sale sulla nave e scopre l'uomo ucciso dai pirati, ma prosegue l'ispezione della nave imbattendosi in Isarel, dal quale fugge sostenuto dal rispettoso Mickey Mousing dei celli e altre componenti fino al madrigalismo della precipitazione di Israel dall'albero della nave, colpito dalla pistola di Jim e la ripresa carismatica del tema con respiro orchestrale quando il bambino prende il controllo del timone e si impadronisce della nave (fotografata in uno scorcio notturno alquanto suggestivo che apparecchia una potenziale risoluzione).
La ballata britannica col suono nostalgico ed epocale del corno francese riabilita la leadership di Silver che, dopo un momento critico, riconquista la fiducia dei suoi tirapiedi, forte della mappa del tesoro che ha ottenuto (così viene raccontato da lui stesso a Jim) dal dottor Livesey; esso viene bruscamente interrotto in sincrono con la scoperta dello scheletro che Silver svela essere stato messo lì come bussola. Sequenza in citazionistico western con il tema affidato alla chitarra acustica mentre Silver e i suoi si dirigono verso la caverna deambulando tra le asperità dell'isola; il tema passa poi agli archi dopo l'invito del corno francese che cuce l'esposizione e all'oboe in variante timbrica, mentre gli avventurieri stanno per raggiungere la caverna del tesoro. Dopo un conflitto a fuoco in cui restano uccisi i pirati, Ben Gunn mostra dove ha nascosto il tesoro che traborda dalla roccia accarezzato dai madrigalismi delle corde e distorti interventi del basso in un concentrato di meraviglia e approdo, mentre lo scroll dei titoli di coda ci ripropone la sapiente maestosità dell'ouverture, ma concludendo più rapidamente con il tema nel pieno orchestrale e una calata di sipario sentenziata dal rullato dei timpani.
CD album prodotto da Natale Massara e Claudio Fuiano, con mastering di Chris Malone e pubblicato in edizione speciale per il 50° anniversario dell'uscita del film dalla Quartet Records di José Benitez.
