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17 Nov2021

The Suicide Squad

Scritto da Francesco Carbonaro. Pubblicato in Cinema

cover the suicide squadJohn Murphy
The Suicide Squad – Missione suicida (The Suicide Squad - 2021)
WaterTower Music
23 brani – Durata: 50’58’’



Nell’epoca dei Cinecomic non si può non parlare anche della Musicomic, ovvero di tutte quelle colonne sonore che fanno da sfondo ai grandi prodotti Marvel o DC. Oggi, quasi tutti i compositori si sono cimentati nella stesura di una partitura destinata a questi grandi spettacoli di intrattenimento supereroico. Da Danny Elfman ad Hans Zimmer, da James Newton Howard al compianto James Horner, da Alan Silvestri al capostipite più noto – leggi Superman – John Williams, tutti i grandi compositori sono entrati nell’aura dei film tratti da fumetti. Non fa eccezione John Murphy che lo abbiamo visto solitamente impegnato in pellicole tipicamente inglesi ma che si è lasciato sedurre dalle sirene di James Gunn per il suo The Suicide Squad (anche se, a onor del vero, aveva già collaborato con Matthew Vaughn nello strampalato Kick Ass). Soft reboot del lungometraggio di David Ayer del 2016, The Suicide Squad è certamente tra i film più folli che siano stati realizzati per il DCEU. Come ne I guardiani della galassia marveliano (per il quale Gunn si rivolse a Tyler Bates), molte sono le canzoni tipicamente anni ‘80 che costituiscono la colonna sonora del film; tuttavia, anche lo score di Murphy ha una sua identità e un suo scopo. Fin dal primo brano “So this is the famous Suicide squad” ascoltiamo l’essenza nerboruta che andrà a caratterizzare la partitura. Un carattere rockeggiante del tema principale che è caratterizzato da sonorità muscolari. Queste peculiarità andranno a contraddistinguere anche i successivi brani sui quali spicca il maggiore lirismo legato al personaggio di Harley Queen e palesato in “Harley gets the javelin” e “Red Flag”. In generale tutta la seconda parte dello score risulta distaccata da quella che sembrava l’anima roboante dei primi brani. In “Interdimensional Virus” e “Ratcathcer’s story” troviamo una malinconica pagina musicale in cui un andamento cantilenante, dato dalla chitarra acustica, riesce a evocare sentimenti nostalgici. La muscolarità torna in “Breaking into Jotunheim” presto spezzata dalla nenia che troviamo in “Kinf Shark and the Clyrax”. Se il film di Gunn non dava riferimenti precisi, così fa la colonna sonora. Murphy riesce a tradurre in musica l’andamento schizofrenico di un film che non da punti fermi. Dai toni tetragoni e tipici di un film di supereroi si passa ad andamenti lenti; due andamenti che sembrano cozzare ma che nell’economia generale del progetto riescono a trovare una loro ratio. Il compositore inglese unisce aspetti diversi in un unicum musicale esemplificato da brani come “The star-crossed wake up” dove la chitarra elettrica, ascoltata nella prima traccia, si unisce ad effetti elettronici che oggi imperversano nell’universo musicale. Dal carattere più evocativo è “The squad turn back” dove la retorica supereroistica prende il sopravvento attraverso gli archi e i fiati che eseguono il tema della Squad. Gli ultimi pezzi si distinguono per un carattere dalle sonorità più pacate e solari. “Ratism” ne è un esempio ma anche “Bloodsport’s deal” sono tracce in cui la muscolarità è svanita e viene lasciato spazio a un epilogo dal carattere più lirico.
Lo score di John Murphy si caratterizza per più anime che coesistono, che creano una certa varietà di stilemi e sonorità all’interno della stessa opera. Il lavoro del compositore di Liverpool è certamente un degno sostegno a una pellicola all’interno della quale, come nella tradizione del regista, la musica ha un ruolo essenziale.

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Daniela Bocconi

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