Slumdog Millionaire
A.R. Rahman
The Millionaire (Slumdog Millionaire, 2008)
Interscope Records 0602517963887
13 brani – Durata: 51’04’’
La musica di Desplat, con il suo minimalismo che sa lasciar spazio a invenzioni melodiche, timbriche e ritmiche capaci di interpretare al meglio il film di Fincher, quella di Thomas Newman per Wall-E, o ancora, lo score di James Newton Howard per Defiance - I giorni del coraggio, avevano tutti gli elementi necessari per far muovere la giuria ad un giudizio favorevole.
A vincere è stato, invece come sappiamo, il lavoro di Rahman. Perché?
Non è possibile ovviamente analizzare, nel breve spazio di una recensione, i meccanismi di analisi e di valutazione che sottendono all'attribuzione di un Oscar. Può essere però un esercizio divertente quello di tentare una risposta a questa domanda attraverso un’analisi che possa essere puntuale quanto veloce, così come ci impongono i tempi che oggi viviamo. E nella aderenza al tempo, inteso in senso sociologico e non cronologico, che credo si nasconda la prima delle ragioni del successo di questo score.
La OST di Rahman veste in modo perfetto il film di Danny Boyle, parla direttamente al pubblico utilizzando il livello più nascosto del testo filmico: quello che riprende quanto viene giornalmente offerto dai nostri notiziari, dai giornali, dalle immagini di un mondo in fuga verso l’incontro/scontro di culture, verso la commistione, verso l’integrazione/perdita di sé/arricchimento nel confronto. È l’India secondo Danny Boyle, sospesa tra oriente e occidente, quella a cui Rahman da un suono, un volto di suoni e voci.
L’apparente semplicità della funzione svolta all’interno del film può forse essere la seconda delle ragioni che hanno giocato a favore dello score. In realtà la colonna sonora pensata da Rahman non può esaurirsi ad una semplice funzione di commento, anche se questo è quanto può essere suggerito da un primo ascolto. I brani della OST svolgono una importante funzione discorsiva e poetica. Divengono parte integrante del racconto, divengono surrogato della voce e delle parole del protagonista. La colonna sonora svolge quindi un’importante funzione narrativa: congiuntiva, nel legare tra loro scene distanti nel tempo e nello spazio, transitiva e di demarcazione. È la musica a guidarci nel racconto di Jamal, il protagonista, fatto per immagini. Ogni volta che la narrazione utilizza l’espediente del flashback ad accompagnarci in questa transizione dal momento presente, o dal nucleo centrale della storia (motore immobile dell’azione, il set del Milionario a Mumbai) al passato non è mai la voce del protagonista che “confessa” ma la musica. Il suono del ricordo di Jamal, lo ascoltiamo filtrato/amplificato dai pattern ritmici, dai suoni elettronici, dalle voci maschili e femminili, dai rumori della città di Mumbai che si fondono con gli spari, le percussioni, i treni e le fughe dei protagonisti dentro la loro vita.
Infine la musica di Rahman, uno dei più richiesti compositori di Bollywood , già vincitore di un Grammy, è una musica fatta per sopravvivere al film, per continuare il racconto della storia dei suoi protagonisti fuori dallo schermo, oltre la storia, per essere ascoltata, ballata, vissuta, nel quotidiano metropolitano di Londra, di Milano o di Mumbai.
Il brano “Paper Planes” scritto da M.I.A. campionando il riff di “Straight to Hell” dei Clash, è destinato ad essere un tormentone e fa subito Danny Boyle.
La semplice ricchezza della OST, quindi prende forma nella convivenza di mondi sonori lontani, impianti armonici e melismi tipici della musica indiana, si incontrano e si fondono con la tradizione occidentale, leitmotiv e suoni maschili e duri, si accostano a temi d’amore melodici e rassicuranti (“Dreams on Fire”) anche quando solo sussurrati, suggeriti (“Latika’s Theme”). Pezzi come “O’Saya” e “Jai Ho”, quest’ultimo premiato anche come miglior canzone originale, sintetizzano i due punti di forza della colonna sonora e del film: l’appartenenza al nostro vissuto, al nostro tempo, l’energia giovane e vitale, il ritmo di una vita in cui tutto è in continua evoluzione, in cui tutto può accadere, e la forza dei sentimenti. Semplice e diretta la musica di Rahman appartiene ad un tempo in cui i confini tra occidente e oriente, nord e sud, bene e male, divengono sempre più fragili, mobili, in chiaroscuro.
E non possiamo non chiederci: per me… cosa è scritto?
