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10 Nov2020

Morricone segreto

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

cover morricone segretoEnnio Morricone
Morricone segreto (2020)
CAM Sugar/Universal
27 brani – Durata: 73’45”



Oggi avrebbe compiuto 92 anni il nostro amato Ennio Morricone.
Ancora indelebile l’enorme perdita e l’immensa commozione in tutti coloro che l’hanno adorato, conosciuto, ‘semplicemente’ collezionato e che hanno avuto l’onore di lavorare con Lui. Ci ha lasciati il 6 Luglio scorso in un anno da cancellare nella nostra vita. Un anno tremendo che ci ha strappato via molti nostri affetti privati e pubblici, nonché tantissimi Artisti, tra cui uno dei Titani internazionali della Musica Applicata alle Immagini. Per l’appunto Morricone. Il tributo della CAM Sugar, insieme alla Universal Music che distribuisce il CD, è di quelli imperativi e per nulla ordinari per quanto riguarda l’accurata compilazione e archeologica selezione di inediti, che non sono solo l’elemento primario dell’essere indotti ad acquistare tale album che ne contiene addirittura sette, ma che comunque, a ben vedere, ne è il traino. Però, non si lascino ingannare i cultori e studiosi che posseggono tutto nella loro ricchissima collezione discografica morriconiana, e che potrebbero ravvisare solo una mera operazione commerciale in questa raccolta, da poco messa alle stampe, visto che sbaglierebbero; difatti qui si parla di una scelta ponderata che mira a far scoprire, o nientemeno riscoprire soprattutto per i fan della prima ora, un repertorio del Maestro romano, due volte premio Oscar, che non è il solito di facilissimo appeal, bensì quello da fine ’60 ai primi ’80 per pellicole di genere, forse minori, dove scovare ‘il lato nascosto, oscuro e psichedelico’ di Morricone, così come riportato nella cover del CD.
Sperimentalismo selvaggio, scevro da condizionamenti produttivi, libero di esprimere qualsivoglia idea tematica, anche la più dissonante, assurda, grottesca, deviante, seppur con la presenza di melodie in cui il tocco morriconiano si fa vivo e vegeto, con ineguagliabile brillantezza compositiva e contro tutte le gerarchie impositive che, vuoi o non vuoi, il filmico dettava. Già dal pezzo inedito di apertura, “Vie-Ni (Alt. Take)” dalla commedia erotica Quando l’amore è sensualità con Agostina Belli diretta da Vittorio De Sisti nel 1973, il folle intuito tematico del compositore romano si manifesta con quelle peculiarità che possono ammaliare e allontanare al medesimo tempo: un piano ritmicamente cadenzato, con chitarra elettrica in stile poliziottesco che quasi urla aggressività, e un vocalismo femmineo che prima emette versi e poi intona con goduriosa irriverenza provocatoria “Vie-Ni” (più erotico e plateale di così si muore!). “Fantasmi grotteschi (Edit)”, tratto dal film satirico Stark System del 1980 di Armenia Balducci con Gian Maria Volonté e Dalila Di Lazzaro, è una summa caricaturale e sfrontata di tutti i temi danzerecci e allegri del Morricone delle commedie insolenti e dolceamare, vedi il trittico de Il Vizietto, Il Gatto, Un sacco bello, Il ladrone, Un difetto di famiglia, etc. etc. “Vita e malavita” dal film drammatico Storie di vita e malavita del 1975 di Carlo Lizzani, ha un nucleo leitmotivico che ruota intorno ad una ritmica incombente sbilenca e una certa stramba drammaturgia pianistica e dei fiati che solo Morricone era capace di architettare senza scadere nella insulsaggine d’ascolto. “Tette e antenne, tetti e gonne” con le performance smaglianti della batteria di Enzo Restuccia, del vocalismo sensuale dell’iconica Edda Dell’Orso, del piano elettrico di Enrico Pieranunzi, e dal flicorno solista di non si sa chi (perché non riportato nel libretto – forse Oscar Valdambrini?), estrapolato dal drammatico La smagliatura del regista tedesco Peter Fleischmann nel 1975, è di quei temi tra soft jazz ballabile e nuance romantiche pop indimenticabili sin dal primo ascolto. Altro inedito, “Patrizia (Alt. Take – con voci)” con le ingegnose esecuzioni di Alessandro Alessandroni alla chitarra elettrica, l’organo elettrico di Giorgio Carnini e i cori dei Cantori Moderni di Alessandroni, tratto dal sentimentale drammatico Incontro del 1971 di Piero Schivazappa con Massimo Ranieri e Florinda Bolkan, è uno shake ballabile trascinante. Serpentino e sexy “Per Dalila”, si insinua delicatamente jazzy tra le trame amorose del poliziesco Il bandito dagli occhi azzurri del 1980 di Alfredo Giannetti con Franco Nero e Dalila Di Lazzaro (ancora Lei, bellissima!), con la batteria di Restuccia e Roberto Gatto, il piano di Pieranunzi, il contrabasso di Riccardo Del Fra e la viola di Dino Asciolla. Samba in “18 pari” dal poliziesco Un uomo da rispettare di Michele Lupo del 1972 con Kirk Douglas, Giuliano Gemma e Florinda Bolkan, con assolo di tastiera e flauto traverso di affascinante suadenza. Chitarra elettrica quasi gracchiante del virtuosissimo Silvano Chimenti nell’inedito e psichedelico, come da titolo stesso del pezzo, “Psychedelic Mood” estratto da Lui per lei dramma del 1971 di Claudio Rispoli con Marco Ferreri. “Fuggire lontano (edit)” rock lisergico e denso con la chitarra elettrica di Bruno Battisti D’Amario a farla da padrone e un organo elettrico in controcanto, con quel sound violento dei polizieschi e thriller classici morriconiani, tratto dal film drammatico televisivo a episodi Tre donne, precisamente il terzo episodio del ciclo TV, L’automobile, del 1971 di Alfredo Giannetti con Anna Magnani e Vittorio Caprioli. Orientaleggiante e lisergico ballabile da danza del ventre il brano “Jukebox Psychédélique” da Il poliziotto della brigata criminale (Peur sur la ville, 1975) di Henri Verneuil con Jean-Paul Belmondo. “Fondati timori” è jazz atonale, sperimentale e disturbante simile alle tracce di commento tensive per i gialli argentiani della famosa Trilogia degli Animali, da La smagliatura. L’inedito "Edda bocca chiusa” da Lui per lei dura 11” ed è angosciante. “Non può essere vero” dal giallo di Tonino Valerii Mio caro assassino del 1972 con George Hilton e Marilù Tolo, gioca con archi sottesi e tensivi, xilofono e batteria di Restuccia dissennati e clavicembalo impazzito: pura “scary music” alienante. “Eat It (Versione singolo)” dal film omonimo grottesco del 1969 con un debuttante Paolo Villaggio per la regia di Francesco Casaretti, è shake beat importunante, pregno di quello sperimentalismo dissonante e ribelle tipico del Morricone anni ’70 (che qui suona la tromba, diretto dall’amico Bruno Nicolai), nel quale tutto doveva risultare (ad esempio l’uso della voce sguaiata e vomitante) un pugno nello stomaco vero e proprio. Psichedelico il successivo “Nascosta nell’ombra” da Quando l’amore è sensualità. “Dramma su di noi” dal drammatico Spogliati, protesta, uccidi del 1972 di Vittorio De Sisti con Gabriella Boccardo, è un rutilante e ritmico crescendo musicale da poliziesco dispotico anni ’70. “Lui per lei” dal film omonimo, rilassa i toni bruschi e dissonanti ascoltati nei precedenti sette brani, con un tema svolazzante e armonioso per chitarra elettrica di Chimenti e il coro dei Cantori Moderni. Ancora un inedito con “Beat per quattro ruote” da L’automobile che già nel titolo contiene l’essenza del pezzo Swinging London, eseguito dalla chitarra elettrica di Alessandroni e l’organo elettrico di Carnini. Virtuosismi psichedelici nel susseguente “Stark System (Rock)” dal film già citato nel brano 2. “Il clan dei siciliani (Tema n. 5)” dal celeberrimo film poliziesco dello stesso nome del 1969 diretto da Henri Verneuil e interpretato da Alain Delon, Jean Gabin e Lino Ventura: penultima traccia inedita con il noto leitmotiv accelerato in forma beat ipnotica e ansiogena, diretto splendidamente da Bruno Nicolai. “René la Canne” dalla commedia Tre simpatiche carogne... e vissero insieme felici, imbrogliando e truffando (René la Canne, 1977) di Francis Girod con Gérard Depardieu, Michel Piccoli e Sylva Kristel, è un altro di quei temi burloni che sembrano apparentati con il seguente leitmotiv da Il vizietto del 1978 che ben conosciamo. “Ore 22” dal poliziesco San Babila ore 20: un delitto inutile di Carlo Lizzani del 1976 per fischietto, fiati e ottoni in un crescendo estenuante e compulsivo. “Sinfonia di una città – Seq. 4” dal thriller poliziesco Copkiller del 1983 di Roberto Faenza con Harvey Keitel è un continuatore di quei crescenti tensivi iper sostenuti da fiati, ottoni e archi che esplodono magmaticamente, che Morricone adotterà anche nei film con Eastwood in Nel centro del mirino e ancora prima nella saga televisiva de La piovra. “L’incarico” da Un uomo da rispettare è puro jazz oscuro per flicorno solista e trombe in supporto, da notturno noir francofono acidulo. “L’immoralità (Edit)” dal film omonimo drammatico del 1978 di Massimo Pirri con Lisa Gastoni e Mel Ferrer, mostra un leitmotiv quasi incorporeo di quella delicatezza raggelante che non lascia spiragli di speranza: straziante nella sua semplicità apparente per chitarra elettrica e piano, e archi tenui sullo sfondo. Ultimo inedito “Inseguimento mortale” dal giallo horror La tarantola dal ventre nero del 1971 di Paolo Cavara con Giancarlo Giannini, Claudine Auger e Barbara Bach: pezzo atonale sperimentale altamente disturbato e disturbante. Si chiude dolcemente questa compilation tra inediti e semi noti brani morriconiani di indubbio interesse archivistico e analitico, con “Macchie solari (Versione singolo)” dal thriller dello stesso nome del 1974 di Armando Crispino con Mimsy Farmer, diretto da Nicolai con i vocalismi soffici dei Cantori Moderni.
“Morricone segreto” è uscito anche in edizione vinilica e scoprirete simpaticamente, alla fine della traccia 27, una “ghost track” con le voci di Ennio e dei suoi musicisti e fonici durante alcune delle registrazioni di sue colonne sonore; devo ammettere che un sorriso commosso queste voci lo strappano e probabilmente ci avvicinano ancora di più, col cuore e con lo spirito, al Maestro romano che da lassù ci guarda, stupefatto (forse, tuttora), del perenne amore viscerale, che chi lo segue e ammira da lungo tempo, gli comunica attraverso il ‘sentire’ e il ‘risentire’ le sue musiche sempre e per sempre.     

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Daniela Bocconi

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