Fucilateli – Commissione d’inchiesta su Caporetto 1918 – 19
Marco Testoni
Fucilateli – Commissione d’inchiesta su Caporetto 1918 – 19 (2019)
Be Human Records
8 brani – Durata: 21’00”
Il documentario di Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon, Fucilateli – Commissione d’inchiesta su Caporetto 1918 – 19, disponibile gratuitamente su Amazon Prime Video, gode delle musiche tra elettronica e sound design firmate ed eseguite dal compositore, musicista e music supervisor Marco Testoni, da noi premiato nel lontano 2015 nella categoria “Migliore Canzone per Film Italiano 2014” all’interno delle nomination del Premio ColonneSonore.net dei lettori per “Io credo, io penso, io spero”, l’intensa canzone interpretata da Antonella Ruggiero per il film indipendente BlackOut, scritta da Testoni insieme a Edoardo De Angelis e Maria Cristina Di Giuseppe. Il tema trattato in questo documentario veramente importante storicamente – gli ignominiosi fatti di Caporetto (le esecrabili fucilazioni sommarie che ben sappiamo) portarono a numerose conseguenze nella storia del nostro Paese, facendo sì che nel 1918, l’allora Presidente Orlando creasse una Commissione d’Inchiesta sui fatti di Caporetto al fine di individuare le responsabilità militari e personali che gettarono l’Italia in una condizione di sommo pericolo – contiene una similmente indagine minuziosa e imperativa condotta dalla voce narrante di Stefano Amadio (giornalista, regista, autore), dal prof. Marco Mondini (Università degli Studi di Padova) e le asserzioni del Procuratore Militare Dottor Marco De Paolis, della Dottoressa Irene Guerrini e del Dottor Marco Pluviano, tra i massimi esperti in campo di pena capitale durante il Primo Conflitto.
Testoni scrive una partitura considerevolmente lontana dalle classiche scritture musicali documentaristiche; uno score che coloro che da sempre ammirano le composizioni filmiche di Vangelis, John Carpenter, Tangerine Dream e Giorgio Moroder avranno di che goderne, perché in otto tracce totali dell’album digitale tutte le gradazioni sonore di questi succitati compositori, che hanno segnato indelebilmente la Storia dell’Ottava Arte, vengono fuori in forma preminente e acuta, pur restando tutta farina del sacco compositivo e originale del Testoni stesso. Il compositore, infatti, sin dall’apertura con il brano “Fat Train”, con quel martellante incedere ritmico, simulante un battito cardiaco esagitato che si mescola al metallico e soffocante ‘procedere’ simbolico di un treno su binari corrosi dal tempo, e archi campionati ondulanti che provano a rendere meno asfissiante il crescendo da incubo del pezzo, sottolinea la drammaticità della storia vera, riportata con quel rigore doveroso nel ridare voce ad avvenimenti che rischierebbero, con il trascorrere infermabile degli anni, di essere relegati ad un oblio ingiusto per tutte quelle vittime di un passato inglorioso nel nostro Bel Paese, che poi così ‘Bel’ non è stato. Un incipit synth anni ’80 perfetto per un horror/sci-fi alla Carpenter, che viene quasi destabilizzato dal pezzo successivo, “Tristone”, adagio pianistico dalla sofferente forma elegiaca, tra new age alla Vangelis e onde sintetiche alla Tangerine Dream. “Tensivo” vira verso ritmiche techno pop anni ’80 che (forse) di tensivo hanno soltanto le modulazioni ritmiche stesse ma che nella sostanza sintetica d’insieme posseggono un fascino aereo ambient di ammaliante assuefazione. “Electro tristone” riprende il tema lirico di “Tristone” modulandolo sinteticamente tra effettismi dissonanti vicini al rumorismo, simil ‘scary music’ alla Fenomeni paranormali incontrollabili e ritmiche ondulatorie disturbanti e ipnotiche. Ritmi ipnotici e fantasmatici che ritornano nel susseguente e bellissimo techno pop metallico e vorticoso di “Dramatopia” (brano clou dello score) con synth alla Blade Runner che si insinuano sotto pelle ad ogni ascolto reiterato. “Epic Aura” è un pezzo che gioca sulla grande abilità di percussionista e creatore di suoni sintetici di fascinosa e travolgente trance musicale, con quel corno inglese che traccia un tema in forma di tango alla Astor Piazzolla che crea reale dipendenza. Il Moroder di Fuga di mezzanotte fa capolino in “Mysterious Synth”, penultimo brano della OST, che in un perenne crescendo e fluttuare elettronico techno pop incubico, fa trapelare un secondo (quasi) leitmotiv assuefacente della partitura, creante il giusto ‘bridge’ con il conclusivo “Dysto” che principia come il Vangelis di Blade Runner per ruotare tra tribalismi percussivi, ondivaghe deformazioni elettro pop e liquefacenti sintetismi anni ’80 di fantascientifico ‘sense of wonder’: da perdita dei sensi sonori senza fine. Una colonna sonora di indubbia efficacia e grande energia ritmica e magnetica.
