Pillole di Note: Focus sull’etichetta Perseverance Records

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Perseverance Records
Colonne Sonore – Immagini tra le note, dato lo stop dei mesi passati causa Covid-19, raddoppia la nuova rubrica questo mese dedicata alle recensioni di partiture o compilazioni di una sola etichetta in particolare, specializzatasi ovviamente o in parte in Soundtracks.
La rubrica prende il nome semplicistico ma diretto di ‘Pillole di Note’, ovvero mini recensioni di un certo qual numero di colonne sonore che differenziano dalle solite nostre classiche recensioni di lunghezza più o meno variabile.
E questo mese analizziamo l’etichetta californiana Perseverance Records (https://perseverancerecords.com/):

Phillip Lambro
Chinatown (partitura rifiutata) (Los Angeles, 1937, 1974)
Perseverance Records PRD 060
18 brani – Durata: 44’37”

Phillip Lambro
The Film Music of Phillip Lambro (2018)
Perseverance Records PRD 021
25 brani – Durata: 43’44”
Conoscete tutti il film giallo Chinatown, cult del 1974 diretto con classe ineccepibile da Roman Polanski e interpretato straordinariamente da Jack Nicholson, Faye Dunaway e John Huston con le meravigliose musiche jazzy oscure e accattivanti nonché indimenticate di Jerry Goldsmith. Ma sapevate che lo score di questo irriducibile classico del grande schermo era stato affidato dapprima a Phillip Lambro? Chi è, direte voi? Compositore americano scomparso a 79 anni nel 2015 (nato nel 1935), entrato a far parte di quella folta schiera di autori di musica per immagini con alle spalle una partitura eclatante rifiutata in carriera che poteva cambiargli la vita professionale (leggetevi il libro, da noi recensito, ‘Torn Music - Rejected fFlm Scores - A Selected History’ di Gergely Hubai per farvi un’idea chiara su ciò che scrivo). Lambro compose la colonna sonora originale per Chinatown, ma dopo i famigerati Test Screening che risultarono scadenti, la produzione decise di rimuovere completamente la sua colonna sonora e assunse il rinomato Jerry Goldsmith per scrivere una partitura nuova, scapicollandosi, in soli 10 giorni. Ad ogni modo una sezione della colonna sonora di Lambro fu usata nel trailer del film, anche se la Paramount lo costrinse contrattualmente a pubblicare l’album con un titolo diverso. Difatti solo nel 2012 la OST fu finalmente pubblicata intitolandola Los Angeles, 1937, anno in cui si svolgono i fatti narrati nella pellicola. Devo essere sincero, pur amando visceralmente lo score di Goldsmith da parecchi anni a questa parte ed il film annesso, però la partitura di Lambro, anch’essa jazzata e a tratti dissonante e straniante non poco, avrà in un modo o nell’altro influenzato il lavoro eccelso del compositore di Star Trek, Rambo, Gremlins ed Il presagio. Una soundtrack da far analizzare in accoppiata a quella definitiva di Goldsmith, durante una lezione di musica applicata alle immagini per carpirne derive, varianti e motivazioni, ahimè probabilmente assurde e ignoranti, del suo rifiuto.
L’etichetta Perseverance Records è da lodare per questo recupero e per aver messo alle stampe una raccolta di Lambro di sue colonne sonore documentaristiche, e un solo film di genere drammatico/sentimentale, dalle influenze variopinte (atonalismi, popular music, avanguardismo, jazz, sinfonismi o strumentazioni ridotte all’osso tra epicità e introspezione), per opere per lo più inedite sul nostro mercato (Mineral King, Father Pat, Celebration e Git!): per gli appassionati collezionisti un autore da frequentare per coglierne rimandi, citazioni (Miklos Rozsa, Elmer Bernstein, Max Steiner).

Don Peake
La casa nera (The People Under The Stairs, 1991)
Perseverance Records/Hitchcock Media Records HMR 9107
36 brani – Durata: 45’52”

Rumori assordanti di ferraglia, stridii degli archi e uso pressante del piano in modalità percussiva, atonalismi sintetici disturbanti, paesaggi sonori alla György Ligeti, Krzysztof Penderecki e Béla Bartók di Shining, elettronica adoperata come sound design alieno e brulicante ansia. La colonna sonora del cult del 1991, La casa nera, del compianto Wes Craven è adatta a commento del periodo funestamente virologico e infastidente che stiamo vivendo; sembra proprio uno score scritto apposta per la pandemia e la sua angoscia strisciante e invisibile che ci accompagna da diversi mesi oramai. Il compositore californiano Don Peake (classe 1940) – Le colline hanno gli occhi, The Prey, la serie Supercar, Lunar Cop – specialista in partiture horror/thriller, scrive, dirige ed esegue uno score di difficile ascoltabilità ma di illuminato impatto all’interno dell’horror politico di Craven da rivedere se casomai lo avete dimenticato e da scoprire per chi non ne era a conoscenza.

Arturo Sandoval
Innamorarsi a Middleton (At Middleton, 2013)
Perseverance Records PRD 080
20 brani – Durata: 42’05”
Due genitori si innamorano nel corso di una sola giornata mentre giocano a battibeccarsi nel college dei loro figli. Andy Garcia e Vera Farmiga ne sono protagonisti e il musicista jazz e compositore cubano Arturo Sandoval (classe 1949) – Il corriere – The Mule, Richard Jewell – ne commenta dolcemente e scanzonatamente i frizzanti dialoghi del loro amoreggiare.
Pezzi come “George’s Cellphone”, “Up To the Belltower” e “A Slice of Heaven” sono esemplificativi dell’intera partitura giocata sulla leggerezza e sulle performance soliste divertite, dalle reminiscenze musicali per lo più popolari italico-parigine, di musicisti quali il noto Dan Higgins al sax, flauto e clarinetto. Brano in punta di fioretto, il gradevole andamento classico di “Bench Observes”.

David Stone Hamilton
Solis (Id. – 2018)
Perseverance Records PRD 099
12 brani – Durata: 66’29”
Fantascienza al cardiopalma, come d’altronde la colonna sonora di questo giovane compositore americano, David Hamilton Stone (Bad Company, Dark Encounter, Malibu Horror Story), che dirige e orchestra Solis con un piglio alla Herrmann, Goldsmith e Williams, seppur inarrivabili ma con il rispetto doveroso che li si conviene, donando alla sua composizione una gradevolezza d’ascolto rara nel marasma di colonne sonore action-sci-fi-thriller attuali, tutte simili e insapore, per buona parte! Brano principe “Debris” che apre la OST, poi la chiusa con l’incipit arabeggiante e spiazzante degli “End Credits” per esplodere sinfonicamente con il tema portante. Qui e là nelle pagine più tetre e colme di tensione, si palesano dissonanze alla Goldenthal di Alien 3.

Johan Söderqvist
Amundsen (Id. – 2019)
Moviescore Media/Perseverance Records PRD 100
23 brani – Durata: 55’00”
Se vi sembra di aver già sentito nominare il pluripremiato compositore svedese Johan Söderqvist, sicuramente sarà perché vi ricordate le sue pregevoli composizioni per l’horror bellissimo e intimista Lasciami entrare (remake americano con musiche di Michael Giacchino) e per il film straniero premiato con l’Oscar In un mondo migliore di Susanne Bier del 2011. La OST per questo dramma biografico storico Amundsen - vita e vicende dell’esploratore norvegese Roald Amundsen, il primo uomo ad arrivare al Polo Sud - si muove tra minimalismo (molto in voga negli autori dell’ondata compositiva nord europea), synth epici alla Vangelis e classicismo sinfonico emozionale (Symphonica Bratislava diretta da Vladimir Martinka). Tracce consigliate “The Financiers” e “Planning the Expedition”.
